La pipa Egg

scritto da Paulus
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Testo: La pipa Egg
di Paulus


La baita è ancora in penombra quando ancora non albeggia e i primi albori sono incerti. Più nessuno o, forse, per caso qualcuno che sale alla cieca per il pendio dove la luce abbaglia sul mezzodì percorre quelle che sono ormai solo tracce di mulattiere abbandonate anche dai greggi belanti, dalle mandrie di superbi equini, dai lenti buoi, abbandonate alla verzura che involve. La baita è fatta di pietre arrotondate dall'uomo e levigate dalle intemperie che si rovesciano quando tramontana minaccia e il cielo si sgombra. Gli infissi di cirmolo si sono deteriorati con il tempo, come l'ingresso di rovere, come le incavallature e la trave di colmo, imputridite perché infradiciate. Anche la pittura sul muro portante, raffigurante un Cristo deposto con la collottola che non regge e le braccia allungate, è quasi slavata. Il vecchio sedeva sul sedile di pietra sgrossato alla meglio, quel tanto che basta per servire all'uopo. Le ore pomeridiane gli parevano senza tempo come lo sfolgorare della luce sulla radura dopo la falciatura dell'erba diradata e per certi versi cespitosa. Poi la radura faceva tutt'uno con la boscaglia di floridi alberelli spontanei dove trent'anni fa era pascolo sinuoso digradante fino ai caseifici fino alla falda del poggio. Gli alberelli avevano l'età del cane del vecchio, tutta la gagliardia ingenua di chi si è appena affacciato all'esistenza. Si accasciò una mattina presto per il morso della vipera serpeggiante tra cespugli di nardo. Non si tolse neppure la pipa di bocca. Non sapeva cosa fare per quella creatura che rantolava ai suoi piedi. La notte è un incanto di stelle, il cane latra ancora se un selvatico s'approssima anche se il vecchio ormai non sta più in pena per le razzie nel pollaio, e neppure se domani sarà morso contaminato dal veleno e cadrà senza rialzarsi più come è accaduto al suo fido. Purché possa tirare per l'ultima volta la pipa e giocare con le volute che si sfogliano salendo. Purché possa vagheggiare anche questa notte distinguendo ogni stella nell'ammasso informe; anche solo per questa notte. I bracconieri si appostano, li riconosce dallo scalpiccio nervoso di chi sente in colpa, nella notte non distingue più neppure l'ombra. I bradi sono circospetti sempre all'erta, il sentore dell'uomo è acre, il latrare è incessante straziante. Ora che gli animali si sono rintanati tra le macchie della boscaglia, il vecchio prende sonno cullato da miraggi inconsistenti, da fatui sonni. Domani si alzerà presto, le margheritine trasuderanno rugiada sulla fossa, dimessa disadorna, dove rifiata il cane per l'eternità. E domani sarà per lui l'ultima fumata dalla Egg.
La pipa Egg testo di Paulus
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