Carine, Flessibili e Rassegnate

scritto da bizzarre
Scritto Un anno fa • Pubblicato Un anno fa • Revisionato Un anno fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di bizzarre
bi
Autore del testo bizzarre

Testo: Carine, Flessibili e Rassegnate
di bizzarre

Ciao, ciao, belle bambine educate.
-Ci vediamo lunedì.
-Non dimenticate di studiare.
-Affrettatevi, le mammine vi aspettano.
Denise e Charlotte avevano oltrepassato il portone della scuola poi, mentre si avviavano verso casa, avevano iniziato ad esprimere il loro disappunto.
-Quelle due arpie hanno trascorso la lezione a prenderci in giro.
-Come al solito.
-Sono proprio assillanti.
-Assillanti e arroganti.
Denise e Charlotte erano rimaste qualche secondo in silenzio poi, avevano iniziato a ricostruire come fosse nata quella spiacevole situazione.
-Ti ricordi come è cominciata questa storia?
-Come potrei dimenticarlo? All’inizio dell’anno scolastico sono giunte due nuove allieve che, con i loro atteggiamenti intimidatori, hanno iniziato a soggiogare la classe.
-Nelle prime settimane si sono limitate alle risatine, ai sospiri e agli sguardi insolenti poi, sono passate agli scherni e, da quel momento, noi due siamo diventate le loro vittime preferite.
-Purtroppo sì, dato che eravamo diligenti, educate e, come se non bastasse, carine.
-Il primo soprannome che ci hanno affibbiato è stato le due cagnoline studiose poi, quando hanno saputo che praticavamo la ginnastica artistica, siamo diventate le due cagnoline flessibili.
-Flessibili e rassegnate.
Denise e Charlotte erano giunte davanti alle rispettive abitazioni e si erano date appuntamento per la settimana seguente.
-Ci vediamo lunedì.
-Ciao.
Ora era accaduto che la preside della scuola, appassionata di ginnastica artistica, avesse offerto a Denise e Charlotte la possibilità di allenarsi, tutte le domeniche mattina, nella palestra dell’istituto.
Denise e Charlotte avevano accettato e, confessato il loro segreto solo alle rispettive madri, avevano iniziato ad allenarsi.
Le prime due settimane le cose erano andate per il verso giusto poi, era accaduto qualcosa di imprevisto. Mentre eseguivano delle piroette, Denise e Charlotte s’erano trovate davanti Margot e Catherine.
-Guarda, guarda le due cagnoline flessibili.
-Devo ammettere che i costumi conferiscono loro un’aria sensuale.
-A scuola sono vestite in modo casto, ma quando si presenta l’occasione non hanno remore a mostrare le gambe ed il sedere.
-Chi lo avrebbe mai immaginato?
Denise e Charlotte, ripresesi dallo sgomento, avevano tentato di capire come Margot e Catherine fossero giunte fino lì.
-Come siete entrate? Il portone della scuola è chiuso.
-Ci sono altri modi per introdursi nella scuola.
-Avete forzato l’ingresso?
-Ne abbiamo usato un altro.
Denise e Charlotte avevano dovuto rinunciare all’allenamento. Schernite senza tregua, avevano preso le loro borse e, indossati i cappotti, erano uscite dalla scuola.
Denise e Charlotte, mentre tornavano verso casa, avevamo commentato gli eventi.
-Mi sembra chiaro che qualcuno abbia riferito loro dei nostri allenamenti domenicali.
-Abbiamo rivelato il nostro segreto solo alle nostre madri.
-All’interno della presidenza ci sono altre stanze. E’ facile origliare senza essere visti.
-Pensi che il giorno in cui la preside ci ha proposto di alllenarci nella palestra qualcuno abbia ascoltato e abbia riferito il tutto in giro?
-Sì e penso anche che il nostro segreto sia giunto alle orecchie di qualche nostra compagna di classe desiderosa di entrare nelle simpatie delle nostre tormentatrici.
-Non bastavano gli scherni durante l’orario scolastico, ora ci sono anche quelli domenicali.
-C’è anche il problema dell’altra entrata.
-Mi sembra chiaro che esista un altro punto dal quale sia possibile accedere nell’edificio.
-Chi le ha informate dei nostri allenamenti, le ha informate anche su come entrare da una porta secondaria. Denise e Charlotte erano tornate a casa ed avevano trascorso la domenica tentando di dimenticare quella spiacevole situazione.
La settimana seguente era trascorsa nello stesso modo. Denise e Charlotte avevano dovuto subire il solito trattamento a base di scherni che, oltre ad assillarle durante le lezioni scolastiche, le aveva costrette ad abbandonare l’allenamento domenicale.
Ora accaduto che la cosa si ripetesse anche le settimane seguenti e che Margot e Charlotte aumentassero la dose di sberleffi.
Denise e Charlotte s’erano incontrate di nascosto ed avevano discusso riguardo la situazione che era diventata insostenibile.
-Ormai è innegabile. Siamo diventate le burattine di quelle due insolenti.
-Speravamo che prima o poi avrebbero smesso di schernirci, ma abbiamo commesso un errore fatale.
-Già, con il trascorrere dei giorni le nostre rivali hanno aumentato le dosi.
-Siamo in un bel guaio. Mancano cinque mesi alla fine dell’anno scolastico e l’idea di continuare a subire le loro vessazioni mi toglie il sonno.
-La cosa peggiore è un’altra.
-Che cosa intendi?
-Quelle due non si fermeranno con la fine dell’anno scolastico.
-Pensi che continueranno a schernirci anche durante l’estate?
-Sì e, ovviamente, questo accadrà anche quando torneremo a scuola.
-Ma allora, come possiamo?...
-Dobbiamo costringerle a smetterla.
-Sono d’accordo, ma qualunque iniziativa finirebbe per irritarle con la conseguenza di essere sottoposte a scherni più pesanti. Immagina se ci rivolgessimo alla preside. Fingerebbero di lasciarci in pace poi, tornerebbero a perpetrare le loro vischiose azioni di disturbo.
Denise era rimasta in silenzio per qualche secondo poi, aveva lanciato quella proposta inquietante.
-Dobbiamo usare le nostre capacità fisiche.
-Che cosa intendi?
-Dobbiamo batterle in una zuffa.
-Stai scherzando? Quelle due, da quanto ho sentito, sono piuttosto agili e scaltre.
-Se le affrontassimo nell’ambiente giusto, potremmo riuscire a sottometterle.
-Devo ammettere che non riesco a capire che cosa ti stia passando per la testa.
Denise aveva esposto il suo piano.
-Hai notato quella scenografia situata nella parte destra della palestra?
-Sì, qualche volta, la usano per organizzare degli spettacoli.
-Qualche settimana fa, mentre aspettavo il tuo arrivo, l’ho esaminata ed ho verificato che, oltre ad essere costruita con un materiale piuttosto morbido, era vuota.
-Sei entrata dentro la scenografia?
-Sì, e ti posso assicurare che sembra il luogo perfetto per preparare una trappola. C’è una piccola area centrale e soprattutto due punti dove è possibile nascondersi.
L’ambiente ricorda un po’ le case delle streghe che si trovano nei lunapark e questo potrebbe essere un grande vantaggio.
-Ma insomma che cosa vuoi fare?
-Se ci nascondiamo bene e riusciamo ad attirare le nostre persecutrici all’interno, potremmo riuscire a sfruttare il vantaggio di lottare in un ambiente inusuale.
-Lo sarà anche per noi.
-Non completamente se nelle prossime settimane dedicheremo una parte del tempo ad abituarci alla struttura.
-Come pensi di attirarle la dentro?
-Prima di entrare, lasceremo davanti alla scenografia una scarpetta ed una palla di gomma. Penseranno che ci siamo nascoste nella struttura per sfuggire ai loro sberleffi e non esiteranno ad entrare per ridicolizzarci.
Sarà in quel momento che prima le lasceremo passare e poi, le attaccheremo alle spalle. Prese alla sprovvista le due rimarranno di stucco e quando reagiranno si troveranno in un ambiente claustrofobico e poco illuminato.
Charlotte aveva guardato Denise ed aveva dichiarato che la cosa fosse assurda. Denise aveva risposto che, comunque, sarebbe stato saggio iniziare a considerare di affrontare quelle due persecutrici.
Era domenica pomeriggio. Denise e Charlotte, che come al solito avevano dovuto rinunciare ad una parte dell’allenamento, si trovavano nello stesso posto dove avevano organizzato la prima riunione segreta.
-Nelle ultime due settimane la situazione è diventata ancora più pesante.
-Hanno iniziato a seguirci anche quando torniamo a casa e, anche se si mantengono ad una certa distanza, i loro ironici sussurri si sentono chiaramente.
-Sono sicura che, prima o poi, arriveranno a suonare al citofono e, protette dall’oscurità, si dilegueranno nel nulla.
-Penso che tu sia molto vicina alla realtà.
-Hai meditato sulla mia proposta?
-Scusa Denise, ma io eviterei di arrivare al paradosso. Ti ripeto che quelle due sono piuttosto agili e scaltre.
Prova ad immaginare che cosa accadrebbe se ci battessero.
Denise aveva evitato di rispondere poi, le due se ne erano andate.
Era di domenica mattina e Margot e Catherine osservavano come sempre Denise e Charlotte che piroettavano sul pavimento della palestra.
Stavolta però c’era una novità. Margot e Catherine avevano comunicato a Denise e Charlotte che, prima di prendere le borse ed andarsene, avrebbero dovuto eseguire un loro desiderio.
Denise e Charlotte, esterrefatte, avevano capito solo qualche minuto dopo.
Margot e Catherine, fissando le loro rivali in modo deciso, avevano preteso che quest’ultime si sdraiassero con la schiena contro il pavimento e, sogghignando, si erano sedute trionfalmente sulle loro pance. Margot e Catherine avevano mostrato di essere insaziabili. Nonostante i mugugni delle loro vittime, prima, s’erano scambiate le rispettive prede poi, avevano portato le mani sui fianchi in segno di vittoria.
Le quattro erano rimaste in quella posizione fino a quando Margot e Catherine non avevano deciso che fosse abbastanza. Quella particolare esperienza era piaciuta moltissimo a Margot e Catherine che l’avevano ripetuta anche le domeniche seguenti.
La primavera era giunta, ma a Denise e Charlotte era sembrata una stagione cupa. Ormai succubi delle loro provocatrici, s’erano rinchiuse in casa a studiare.
La cosa più sconcertante era avvenuta la domenica successiva. Margot e Catherine, dopo essersi sedute a lungo sulla pance delle loro subalterne, avevano inaugurato una nuova tecnica. Dopo averle costrette a gattonare, le avevano cavalcate e le avevano usate come due bislacchi mezzi di trasporto. Quel pomeriggio Denise era uscita da casa verso le cinque e, dieci minuti dopo, era giunta nel luogo dove si tenevano le riunioni con Charlotte.
Charlotte che era giunta prima di lei l’aveva osservata con lo sguardo di colei che sapeva già quello che sarebbe accaduto.
Quelle parole di Denise, benché sussurrate, era state eloquenti.
-Dobbiamo attuare il nostro piano, altrimenti quelle due insolenti ci sottometteranno completamente.
Charlotte aveva annuito e Denise aveva esposto la sua idea.
-Per quattro settimane, dedicheremo un’ora alla conoscenza della struttura. Entreremo dentro e ci adatteremo all’ambiente, cercando il punto ideale dove nasconderci ed imparando a muoverci nella penombra.
-Come pensi di immobilizzarle?
-Oltre a bloccarle, avvolgendole con i nostri corpi elastici, useremo dei tamponi imbevuti con una sostanza calmante. Un’amica di mia madre è una esperta di erbe sedative e a casa mia non mancano dei preparati che inducono una dolce e naturale pacatezza.
-Con l’aiuto dei sedativi potremmo riuscire a spuntarla.
-Non dimenticare che avremo anche un vantaggio dovuto al fatto che le nostre avversarie dovranno adattarsi alla debole luce che filtra in quell’inusuale ambiente.
-A che ora entreremo nella struttura quando arriverà il giorno fatidico?
-Le nostre rivali sono sempre arrivate alle undici precise. Noi entreremo nella struttura mezzora prima.
Denise e Charlotte erano uscite dal misterioso luogo dove si tenevano le riunioni ed erano tornate a casa.
Nei giorno seguenti, Denise e Charlotte s’erano preparate in modo assiduo. Oltre alle pratiche stabilite, erano arrivate ad usare dei pupazzi di pezza che si trovavano vicino la struttura, per provare le loro eleganti prese.
Poi, una domenica di maggio, era giunto il momento della verità. Denise e Charlotte avevano effettuato un riscaldamento perfetto e prima di entrare nella struttura avevano osservato le loro figure riflesse in un grosso specchio posto sulla parete. Abbigliate nei loro sensuali costumi da ginnastica e con i capelli tenuti indietro da un fermaglio, erano veramente attraenti.
Ora era necessario nascondersi. Ora era necessario attirare le due insopportabili oppositrici nella trappola. Denise e Charlotte erano entrate nelle struttura alle dieci e trenta e qualche minuto dopo i loro occhi si erano adattati alla penombra. Denise s’era nascosta a sinistra e Charlotte a destra poi, le due aveva tentato di incoraggiarsi a vicenda. Quelle voci che giungevano dall’esterno avevano gettato Denise e Charlotte in uno stato di ansia. Le loro avversarie era giunte prima del previsto. Denise e Charlotte, come due gatte nascoste nel buio, avevano ascoltato i passi delle loro avversarie che si muovevano sul fondo della palestra ed avevano atteso che arrivassero. C’era qualcosa di strano, però. Le voci non sembravano quelle di Margot e Catherine.
-Che cosa sta succedendo? Quelle non sembrano Margot e Catherine.
-E’ vero.
-Ci sono delle fessure dalle quali si riesce a vedere l’esterno. Io provo a capire chi siano.
-Stai attenta.
Denise si era spostata, aveva origliato ed era rimasta di stucco.
Monique, ovvero la sua sorellina, stava cercando qualcosa, insieme ad un’altra ragazzina.
Le due parlavano di una tuta rimasta da qualche parte e si guardavano intorno per individuarla.
Charlotte s’era avvicinata a Denise ed aveva chiesto che cosa stesse succedendo.
-Non ci crederai. E’ quella seccatrice di mia sorella Monique.
-Tua sorella Monique?
-E’ entrata con una sua amica.
-E’ entrata con una sua amica?
-Purtroppo sì e, da quello che ho sentito, stanno cercando una tuta.
-Siamo nei guai. Se iniziano a gironzolare nella palestra, potrebbero trovare gli oggetti che abbiamo posizionato per attirare le nostre avversarie in trappola.
-E’ inutile negarlo. La loro presenza rovinerà il piano che avevamo preparato accuratamente.
-La vita è proprio strana. Chi poteva immaginare un evento del genere?
Denise, che nonostante il comprensibile scoramento aveva continuato ad origliare, non aveva creduto ai suoi occhi. Sua sorella e la sua amica avevano trovato la tuta ed erano andate verso l’uscita. La gioia di Denise era durata pochi secondi. Monique si era fermata ed era tornata indietro.
-Ho una strana sensazione.
-Dai andiamo.
-Eppure.
Monique aveva compiuto l’azione che Denise disdegnava nel modo più assoluto. Incuriosita, si era diretta verso la scenografia. Qualche secondo dopo, mentre osservava la palla di gomma e la scarpetta fuori davanti la struttura, l’irritante sorellina aveva iniziato a porsi delle domande.
-Mi chiedo perché quella palla di gomma e quella scarpetta siano rimaste lì.
-Dai andiamo, adesso ti interessi anche di scarpette e palle di gomma?
-Mia sorella pratica la ginnastica artistica.
-E allora?
-Sono sicura che si trovi dentro quell’intelaiatura.
-Tua sorella trascorre la domenica mattina all’interno di quella struttura?
-Credimi, Denise è qui.
-Come puoi esserne sicura.
-I miei sensi rilevano la sua aura vitale.
-Secondo me stai traendo delle conclusioni affrettate.
-Percepisco anche un’altra cosa.
-Sarebbe?
-L’odore dei suoi piedi.
-L’odore dei suoi piedi?
-Lo riconoscerei dovunque.
-Smettila di fantasticare. Voglio uscire da questo posto.
-Fidati. Ti dimostrerò che non sto sbagliando.
Charlotte bisbigliando aveva comunicato le sue sensazioni a Denise.
-E’ finita. Tra quindici minuti arriveranno le nostre rivali e, comunque vada, la presenza di tua sorella e delle tua amica disturberà i nostri piani.
Denise era stata attraversata da una specie di scossa elettrica poi, era esplosa.
-La smetti di curiosare qui intorno?
Monique aveva atteso qualche secondo poi, aveva replicato orgogliosa.
-Questa è la voce di mia sorella. Lo sapevo che era all’interno di quell’arnese.
La situazione aveva assunto toni paradossali. Di fronte agli sguardi esterrefatti dell’amica di Monique e di quelli angosciati di Charlotte, le due sorelle avevano iniziato una bislacca querelle familiare.
-Torna a casa immediatamente.
-Che cosa stai facendo lì dentro?
-Non sono affari tuoi.
-Perché sei così irritata? Hai qualcosa da nascondere?
-Assolutamente no.
-Allora, dimmi perché ti trovi lì dentro.
-Ti ripeto che non sono affari tuoi e ti invito nuovamente a tornare a casa.
Monique, mostrando tutta la sua insolenza, non solo era rimasta davanti alla struttura ma aveva teso la mano verso la palla di gomma e la scarpetta, costringendo Denise ad un’altra disputa.
-Non toccare quegli oggetti, sono parte della scenografia.
-Quale scenografia?
-Io e Charlotte stiamo provando dei passi particolari.
-C’è anche Charlotte?
-Precisamente.
-Come mai si trova lì dentro anche lei?
-La preside ci ha proposto di usare questo posto per allenarci.
-La preside?
-E’ una amante della ginnastica artistica.
-Davvero? Sembra una signora così distaccata, quasi rigida.
-Sei diventata una psicologa? Da quando ti dedichi allo studio dei caratteri altrui?
-Era solo una considerazione.
-Le tue considerazioni sono fuori luogo.
-Come sei suscettibile.
Denise aveva notato che Monique era tornata ad osservare gli oggetti e che stava nuovamente cercando di toccarli.
-Te lo ripeto, non toccare quegli oggetti.
-Perché avete posizionato quella palla di gomma e quella scarpetta vicino alla scenografia? Non sembrano avere un senso logico.
-Ti interessi di scenografie?
-Era solo una domanda.
-Sono stanca delle tue domande insulse.
Monique aveva tentato di replicare.
-Io volevo solo …
-Vuoi lasciarci in pace o no?
-Potresti almeno …
-Smettila.
-Io …
-Torna a casa immediatamente.
Monique, nonostante gli ammonimenti, aveva continuato, costringendo Monique ad essere più decisa.
-Dimmi almeno perché siete nascoste dentro la struttura.
-Ti ho detto che stiamo provando una coreografia diversa.
-E’ piuttosto strana.
-Non sono cose che ti riguardano.
-Voglio solo …
-Ti avverto. Se non te ne vai immediatamente esco fuori e ti accompagno personalmente all’uscita.
Monique, incalzata dalla sorella più grande, aveva dovuto cedere e, insieme a Francoise, aveva lasciato la palestra.
Denise e Charlotte erano tornate ai loro posti.
-Pensavo proprio che la tua simpatica sorellina avrebbe vanificato tutti gli sforzi compiuti per organizzare i nostro piano.
-C’era quasi riuscita.
-Devo ammettere che hai saputo gestire la situazione con una certa autorità.
-Il pensiero che rovinasse tutto mi ha costretta a risolvere la situazione in modo drastico.
Nella sala era risuonate delle voci. Stavolta erano Margot e Catherine.
Margot e Catherine erano giunte in palestra e, incuriosite, s’erano guardate intorno.
-Dove sono le nostre cagnoline?
-Sembrerebbe che abbiano rinunciato al loro allenamento settimanale.
-Non ci credo, quelle due sono ligie al dovere.
-Sono d’accordo. Devono essere da qualche parte.
Margot aveva iniziato a cercare nei dintorni ed aveva scoperto le borse di Denise e Charlotte.
-Ho trovato le borse. Erano nascoste dietro quel piccolo armadio.
-Le due belle educande si sono nascoste.
Margot e Charlotte avevano controllato ogni angolo poi, erano giunte davanti alla struttura ed avevano visto la scarpetta e la palla di gomma.
-Guarda, nell’ansia di fuggire, hanno lasciato le code fuori della tana.
-Povere topoline. Pensavano di sottrarsi ai loro doveri nascondendosi.
Margot aveva continuato.
-Vorrei solamente comunicarvi che abbiamo portato delle orecchie d’asino. Dopo i consueti rituali di sottomissione dovrete indossare delle orecchie da somarelle. A scuola siete le più brave, ma qui siete le peggiori.
Margot e Catherine avevano smesso di schernire le loro rivali. Decise a scovarle, erano entrate nella struttura.
-Dove siete, cagnoline?
-Lasciatevi catturare senza opporre resistenza, altrimenti saremo costrette ad immobilizzarvi con delle mosse di judo.
Era stato un attimo. Denise e Charlotte avevano atteso che le loro rivali le oltrepassassero e, veloci come due donnole, le avevano avvolte con i loro corpi elastici.
Margot e Catherine, colte di sorpresa, erano finite, bocconi, sul soffice fondo della struttura.
La reazione era giunta dopo qualche secondo. Margot e Catherine, imprecando, avevano tentato di liberarsi delle loro oppositrici.
-Queste due sceme hanno osato tenderci una trappola.
-Se ne pentiranno presto.
Era iniziata una vera e propria battaglia. All’interno della struttura, Denise e Charlotte s’erano giocate il diritto ad essere lasciate in pace.
Margot aveva tentato di liberarsi di Denise che flettendo i muscoli allo spasimo era riuscita a rimanere avvinghiata alla sua rivale. Lo stessa cosa era riuscita a Charlotte che aveva contenuto la ribellione di Catherine.
-Non la spunterete, alla fine ci libereremo di voi.
-Tra poco vi troverete supine e cavalcate come due cavalline.
Denise e Charlotte avevano resistito strenuamente. Nonostante le loro rivali si agitassero come ossesse, erano rimaste avviluppate ai loro corpi impedendo loro di prendere il soppravvento.
Margot e Catherine avevano espresso la loro irritazione.
-Riusciremo a ribaltare la situazione.
-Pagherete caro questo affronto.
Denise e Charlotte era rimaste estremamente concentrate. Evitando di dissipare energie, avevano ignorato le provocazioni delle loro rivali ed avevano contratto i muscoli in maniera ancora più decisa.
Margot e Catherine avevano percepito la presa ancora più energica ed avevano commentato in modo sarcastico.
-Stringete, stringete, chissà che non abbiate un malore.
-Finirete per cadere a terra esauste.
La lotta era andata avanti tra estenuanti avvinghiamenti e tentativi di ribellione fino a quando Margot
e Catherine non avevano mostrato segni di stanchezza. I loro movimenti erano diventati più lenti, le loro battute ironiche meno frequenti.
Qualcosa di incredibile stava accadendo nella palestra dove Denise e Charlotte avevano subito vessazioni per mesi. La zuffa stava volgendo a loro favore. Denise e Charlotte avevano deciso che fosse giunto il momento di usare il sedativo ed avevano premuto due tamponi, imbevuti di un composto di erbe molto efficace, sui volti delle loro rivali.
Margot e Catherine avevano mugugnato, avevano accennato dei goffi movimenti poi, erano cadute addormentate. Denise e Charlotte avevano attuato la parte finale del loro piano.
Afferrandole per le gambe e per le braccia, avevano trasportato le due perdenti fuori della struttura, le avevano adagiate sul fondo della palestra e avevano iniziato a filmarle con i loro cellulari.
Dopo tanti mesi, i ruoli erano cambiati.
Denise e Charlotte s’erano sedute sulle pance delle due perdenti ed avevano assunto una serie infinita di pose insolenti.
La scena seguente era stata intrigante. Denise e Charlotte avevano adagiato le due vinte su un grosso divano e le avevano baciate ironicamente sul collo.
-Adesso, sembri proprio una brava bambina, aveva sussurato Denise mentre fissava Margot.
-Sogni d’oro, fanciulla, aveva sussurato Charlotte mentre fissava Catherine.
Nella palestra, dove era avvenuta la bizzarra lotta, era calato uno strano silenzio poi, le due vincitrici avevano raccolto i loro oggetti personali e, furtive, erano uscite dalla palestra.
Era trascorsa una settimana dalla zuffa e Denise e Charlotte si trovavano nel misterioso luogo dove avevano organizzato il piano contro le loro rivali.
-Non riesco ancora a crederci le nostre persecutrici hanno smesso di assillarci.
-Anche se sembra impossibile, adesso girano alla larga.
-E’stato difficile, ma alla fine ci siamo riuscite.
- Sì, anche se devo ammettere che è soprattutto merito tuo, perché hai organizzato il piano nei minimi dettagli.
- Ti ringrazio, ma l’importante è che tutto sia andato bene.
- Non essere troppo modesta, io ho dovuto affrontare una sola avversarie e tu due.
- Due?
-Scusa se mi permetto, ma se tu non fossi intervenuta in modo deciso, la tua sorellina avrebbe rovinato tutto.
-E’ vero, quella sfacciata c’era quasi riuscita.
- Sai qual è la cosa che mi ha colpito di più?
-Non so, le sue domande assillanti.
-Anche quello, ma se ricordi ad un certo punto aveva detto che aveva rilevato l’odore dei tuoi piedi.
- Ha il fiuto di un segugio. Pensa che quando giocavamo a nascondino mi scovava talmente velocemente da domandarle come ci riuscisse poi, un giorno mi ha svelato che seguiva il malizioso odore dei miei piedi che, a quanto pare, le procurava degli intriganti fremiti.
-Però che caratterino e che sensi sviluppati. Non vorrei essere nei panni di quelle che un giorno entreranno in competizione con lei.
-Hai ragione, per loro saranno guai.
Denise e Charlotte aveva continuato a parlare poi, furtive, erano tornate a casa.


Carine, Flessibili e Rassegnate testo di bizzarre
5