Celarla, prealpi venete fine anni ’30.
La bambina era graziosa, da sotto il fazzoletto che le incorniciava il viso spuntavano i capelli neri, le guance erano rosse per il freddo pungente e così pure il naso, avrà avuto dieci, undici anni, non di più. Stava tornando verso casa, era quasi l'imbrunire e camminava con passo spedito, voleva essere al sicuro prima che il sole calasse del tutto, già ora la strada del ritorno era semibuia e lei abitava a più di un chilometro dall' ultima casa del paese.
Mentre camminava si guardava attorno e pensava tra se “.. perchè non abitiamo in paese anche noi? Io ho paura a fare tutta questa strada da sola “. I suoi pensieri furono interrotti da una voce che la chiamava, era la "Pupa" , una signora che abitava a bordo strada “Cosa fai ancora in giro? E' quasi buio, vai a casa e stai attenta a non pestare l'orma del Mafharol, non vorrai finire anche tu giù al Piave, a Sassaldin eh? Stai attenta!! “ Detto ciò rientrò in casa e lasciò sulla strada gelata la bambina, più impaurita di prima. Non era proprio una gran bella strada quella, era una carrareccia che portava al fiume costeggiando la montagna, e lì, sulla costa del monte abitava la piccolina impaurita, con la neve la strada era poco più di un sentiero ghiacciato, si stava in piedi a malapena, in compenso non si sprofondava.
Arrivata alla fine del paese la bambina si fermò, alzò gli occhi e guardò la sua casa in lontananza, un po più in alto rispetto alla strada, lì l'aveva costruita suo nonno all'inizio del secolo, abbattendo gli alberi e dissodando il terreno circostante, ora stava lì tra i prati innevati e le ombre che si facevano sempre più cupe, la piccolina rabbrividì e s' incamminò di buon passo ripensando alle parole appena udite dalla "Pupa" “…attenta a non pestare le orme del Mafharol “, e così, camminando guardava per terra attenta a dove metteva i piedi. Anche sua madre e sua nonna le avevano raccontato del Mafharol, un' omino vestito di rosso con un berretto in testa, rosso pure quello, una specie di folletto dispettoso che girava per boschi e sentieri importunando gli adulti e rapendo i bambini. Doveva stare attenta, e in più era quasi buio, non era bello camminare su quel viottolo all’ imbrunire. Arrivata ad un certo punto, deviò dalla strada e prese il sentiero, attraversava il bosco, però avrebbe accorciato la strada di un bel po, dopo i primi passi ebbe l'impressione di essere seguita, le sembrava di udire dei rumori di passi alle spalle, si fermò, non udì nulla e proseguì, ma i rumori continuarono, crik crok, crik crok, si fermò nuovamente, col cuore in gola, silenzio. Prese il coraggio a due mani e si girò, nulla, non si vedeva nessuno, aguzzò gli occhi ma tra gli alberi era difficile vedere qualcosa, i rami pendevano scuri giù dalle piante come braccia di un' entità maligna, ma a parte alberi, cespugli e neve non si vedeva nulla.
Riprese a camminare con passo spedito, ma una parola le rimbombava in testa - MAFHAROL, MAFHAROL, MAFHAROL - e il rumore era sempre più forte e vicino, crik crok, crik crok, terrorizzata iniziò a correre incurante di dove metteva i piedi, non guardò più se pestava o meno qualche impronta, sprofondava nella neve ma continuò a correre. Dopo un tempo che le parve interminabile uscì dal bosco, e vide la casa cento metri davanti a sè, “ ancora uno sforzò” mormorò tra sè “ e sono salva, non mi prenderà “, percorse gli ultimi metri del sentiero che saliva verso l’ austera magione senza nemmeno respirare, mai aveva corso così, giunta sul retro si voltò, il prato era deserto, più in basso il bosco era cupo, quasi ostile, ma silenzioso. In lontananza le Vette risplendevano degli ultimi bagliori del tramonto, aveva il fiatone e il cuore le scoppiava in petto, ma ce l'aveva fatta, era a casa!! Aprì il robusto uscio d’ ingresso e chiamò “ mamma, mamma “ la donna uscì dalla cucina e la bambina la abbracciò, “ Ada che succede? Tremi tutta, che ti è successo? “ disse, e la figlia di rimando “el Mafharol mamma, mi seguiva, io mi fermavo e lui si fermava, io camminavo e lui dietro, crik crok, allora ho incominciato a correre .....”
La donna sorrise e strinse a se la bambina dicendo “vedi cosa succede a fermarsi in paese a chiacchierare? Dopo la dottrina devi tornare subito a casa altrimenti il Mafharol ti prende e ti porta a Sassaldin”.
Solo anni dopo, divenuta grandicella, mia madre realizzò che il rumore sentito, altro non era se non quello dei suoi piedi che pestavano la neve ghiacciata, e ora, quando mi racconta questa storia sorride della sua paura di finire a Sassaldin tra le grinfie del Mafharol.
El Mazzarol testo di Dal Molin Stefano