Il giardino di mimose

scritto da Marie Vrânceanu
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Marie Vrânceanu
Ma
Autore del testo Marie Vrânceanu

Testo: Il giardino di mimose
di Marie Vrânceanu

Sono Adam, né il primo né l’ultimo degli uomini, pretendente silenzioso al circuito energetico Lomonosov. Ho conosciuto il paradiso e ho assaggiato il succo agrodolce del melograno. Ho tradito e sono stato tradito.

All’età di 15 anni, con gli ormoni che galoppavano nelle vene, ho iniziato a fantasticare. Una sera ho avuto la folgorazione: le ragazze si possono rimorchiare con le chiavi della macchina o con un buon testo. Io non avevo una macchina, ne giocavo a tennis per sembrare Ilie Nastase, ma sapevo scrivere. Quindi mi avallavo del mio talento per avere le donne . Anche la più scarsa delle mie poesie suonava nelle loro orecchie come una dichiarazione d’amore. A 40 anni, scrittore e poeta di successo, rovinato dai miei vizi invecchiati insieme a me, morso dagli insetti con occhi torbidi, ero completamente svogliato e apatico. Nessun slancio, niente, per far sussultare il mio cuore. Avevo bruciato tutto. L’amore mi sembrava un vestito rovinato dalle tarme.

Non so voi, ma io da qualche anno ho un sogno ricorrente. Conosco abbastanza gente che si confronta con questa patologia. Un amica sogna che un aereo in fiamme cade ai suoi piedi , motivo per il quale ha rinunciato a questo mezzo di trasporto. Un collega sogna di essere in chiesa dove sta per sposare la più bella delle donne e non trova le fede. Secondo me è un buon segno, peggio sarebbe trovarle. Ho sentito anche che ci sono quelli che sognano dinosauri, marziani, incontri ravvicinati come in Spielberg..Io da sette anni sogno un giardino di mimose. All’inizio le piante erano piccole. Ogni anno che passa sui loro tronchi si aggiunge un anello e crescono. Il mio cuore risponde ancora al loro profumo e mi rendo conto che sto invecchiando lentamente. Mi trovo in questo posto paradisiaco e nel silenzio melanconico ed incerto, tra le pudiche foglie appare lei, la donna diafana, una fata che mi guarda con i suoi occhi verdi , senza dire niente. Sono sbalordito: cosa fa una donna bionda con scarpe rosse in un giardino di mimose?

Come saprete nell’epoca consumistica per esigenze nutrizionali, l’eden è stato rimpiazzato con coltivazioni bio di cavoli , verze, broccoli, ecc. In queste condizioni, Eva l’ho conosciuta in modo virtuale, così come si conoscono oggi le persone, dietro al computer, anonimi, senza volto. Direi che per me è stato un vantaggio dato che al primo incontro reale lei mi ha detto senza nessun ritegno: sei brutto!

Eva, modernizzata, socievole e un po’ ribelle è immigrata in Italia qualche anno fa. Era tornata in Romania per passare le vacanze insieme alla sua famiglia che vuol dire, figlia, madre, sorella e un marito che non amava più ma le mancava la forza e il coraggio per lasciarlo. Si preoccupava per quello che avrebbero detto i suoi. Ci teneva alla sua immagine, le piaceva apparire, per lei era più importante fare bella figura che vivere bene con se stessa. Non so come ha saputo del mio ultimo romanzo, so solo che è stata attratta dal titolo e ha deciso di comprarlo. Fino a quel momento, 20 febbraio per la precisione, io per lei non sono mai esistito. Il fatto mi ha sconvolto, cavoli, mi consideravo il più grande poeta in vita e anche la critica era d’accordo con questo. Dopo aver letto il libro, Eva ha preso dall’ultima pagina l’indirizzo mail e mi ha mandato una lettera lunga quanto un giorno di quaresima.

Apro la posta elettronica e rimango meravigliato dal modo in cui inizia: Egregio scrittore…molto formale! Sorrido. E’ la prima volta che ricevo una tale mail in cui una lettrice usa il pronome di cortesia. Sono sempre più curioso e leggo d’un fiato tutte e cinque le pagine.
I miei complimenti per il vostro romanzo. Mi hanno colpita la sensibilità del pensiero, i sentimenti e il modo di esprimerli molto poetico. Avete ragione , viviamo in una società consumistica e facciamo cose senza senso copiandole consapevolmente nel processo di umanizzare. Sono perfettamente d’accordo con la vostra idea sulle mail: hanno reso il mondo più povero, vedovo di una ricchezza. Le lettere scritte a mano sono piene di vita, respirano, hanno un percorso, una storia da raccontare. Cosa pensate dei fazzoletti in carta? Io li trovo schifosi. E’ diventato tutto una stereotipia, inverosimile come si è spersonalizzato il mondo. Io amavo i fazzoletti con le iniziali ricamate nell’angolo, che ora sono introvabili. Soffiate il vostro naso nella carta! A me questo crea confusione mentale riguardo la posizione anatomicamente corretta dei miei organi.
Devo riconoscere che mi sono identificata in tante situazioni del romanzo. Tutte noi ci ritroviamo insieme a una Camelia, Valeria, Gabriella, Laura e tutte noi possiamo diventare la ragazza bella e brava. Un uomo non riuscirà mai a cambiare una donna, è qui il grande difetto del maschio, la mentalità patriarcale che la femmina gli appartiene, è un bene nell’inventario della casa. Un uomo può tradire, tutti vanno con le puttane, è come un obbligo, una prova di virilità, cosa che non viene consentita a una donna. Probabilmente disturbati da questa mentalità ci siamo fatti avanti con le nostre richieste, ma dobbiamo riconoscere che sono solo richieste sociali perché nell’ intimità amiamo essere donne, comuni e utili a un uomo e proviamo un piacere cinico e perverso a lasciare le tracce della nostra presenza nella vostra vita. Piccole cose, insignificanti a prima vista, per terrorizzarvi, quando ce ne andiamo. A differenza di voi possiamo essere inginocchiate solo dall’amore e dalla perdita di un figlio. Secondo me la maggior parte degli uomini non hanno nemmeno la più pallida idea delle nostre esigenze, sentimentali, sessuali, ma pensano di sapere tutto. Tutti sono manipolatori, anche quelli che amiamo perché anche loro sono uomini. Provano anche a pensare col nostro cervello, cosa sbagliata, presunzione, direi. Per divagare un po’, ricordiamoci che i tacchi gli hanno inventati gli uomini e sono diventati un canone della moda femminile. Come vi sentireste su stiletti alti 12 cm? Traballanti?!

Sono perplesso. Leggo e rileggo la lettera. Provo a costruire un immagine fantastica di questa donna. E’ come un gioco virtuale. Qualcuno vi da un testo con dei dati evasivi, non dovete commentarlo ma semplicemente disegnare il profilo dell’autore. Inizio con la cosa più semplice: l’età. Dice di essere figlia dei comunisti, e di essersi laureata sotto la dittatura di Ceausescu, quindi una donna che si avvicina a 50 anni. Hmmm, cavoli, ed così intelligente che se fosse più giovane le avrei rifilato subito il mio numero di telefono. Penso che sia molto conservatrice, ama i fazzoletti ricamati , me la immagino mora, cappelli brizzolati, corti oppure lunghi raccolti in una coda di cavallo con addosso completi di colore scuro e camicie bianche come tutte le donne di questa età, abbastanza in carne, occhiali da vista e scarpe con tacchi bassi. Non so perché mi sento frustrato. Rispondo alla sua lettera. Per mantenere i toni dovrei iniziare così: gentilissima signora, oh, no, mi sembra così ridicolo, perciò entro dritto senza introduzione.

Mi avete mandato la più bella lettera che io abbia mai ricevuto negli ultimi tempi e vi ringrazio..bla, bla. Mi sono scordato: tra le altre cose la signora mi ha detto che ha scritto un romanzo dal titolo molto intrigante. Riconosco, scrive bene e divento subito curioso. Senza girare troppo la frittata le dico che mi piacerebbe leggerlo e se mi convince potrei anche darle una mano con la pubblicazione. Io conosco bene i debuttanti, non mollano il loro manoscritto per niente. La signora però non ci pensa due volte e mi manda in allegato 160 pagine formato A4. Leggo senza sosta. Quando arrivo all’ultima pagina mi sento perduto nel deserto del Sahara senza acqua, senza ombrello e cappello. La signora, d’altronde molto talentuosa, ha scritto un libro pieno di avventure sessuali. Come qualità è eccellente. Il personaggio principale femminile attira particolarmente la mia attenzione: una over 40 divisa tra la vita normale ed escort di alto bordo. La fantasia scoppia. E se la donna del romanzo fosse la signora? Una bella bionda, sexy, con tacchi a spillo… continuo a scriverle. Con la terza mail mi lascia il suo numero di telefono dicendo: potete chiamare in qualsiasi momento. La bionda del romanzo non avrebbe mantenuto così a lungo il pronome di cortesia. Con la quarta lettera arrivo a sapere che è separata. A questo punto sono più che sicuro: si tratta di una scrittrice abbastanza avanti con l’età, in astinenza, una delle tante poverette che si masturbano con la foto di Richard Gere davanti. Non penso minimamente di chiamarla, non è il mio genere, ho altre cose da fare e le donne non mi mancano. Però mi sorprendo quando le lascio il mio numero dicendo di chiamare quando vuole. Nel frattempo spostiamo la nostra conversazione su alcuni aspetti tecnici e stilistici del libro. A questo punto la Signora decide di incontrarmi per discuterne faccia a faccia. Sono esterrefatto. Mancava solo di farmi vedere con una 50 enne affamata di sesso e forse anche bruttina.
All’ inizio di marzo rientra a Milano. Siamo sempre in contatto virtuale.

Il 4 di marzo il sogno con le mimose, donna bionda e le scarpe rosse ritorna per l’ennesima volta. Le mimose sono cresciute tanto e nei miei capelli una volta castani sono apparsi tanti fili bianchi. La donna diafana non è cambiata. Decido di consultare uno psichiatra anche se non mi fido tanto di quello che dicono. La dottoressa Tataru è robusta, vuol dire che mangia bene , e questo per me è segno di credibilità, le anoressiche sono sempre arrabbiate , hanno problemi comportamentali, e di comunicazione, si sa che la mancanza di carboidrati ti rende antipatico! Le racconto tutto. Lei mi guarda con un aria seria e dice: i fiori rappresentano un sogno denso con tanti significati che dobbiamo analizzare separatamente. Tu sogni di essere sotto le mimose con il polline che cade sopra i tuoi occhi, e credo che avrai una relazione con la persona che desideri.
Che nebbia, non desidero nessuna, non in quel senso, sono solo donne con cui faccio sesso e basta. La dottoressa continua: la donna con le scarpe rosse potrebbe essere una rappresentazione onirica della madre, di una sorella, un amica che si trova in pericolo. Per certo si tratta di una donna che ha bisogno di protezione. Ed è sicuro che la incontrerai presto. Farà parte dalla tua vita. Sorride maliziosa.
Esco dal suo studio più leggero di 100 euro senza aver capito nulla. Quando guardo il display del telefono che suona vedo un numero italiano.
-Buongiorno, si sente dall’altra parte, parlo con Adam?
-Si, sono io, buongiorno.
-Ciao, sono Eva. La signora fa una piccola pausa. Anche io. La sua voce mi crea una strana sensazione. Non è come me la immaginavo. E’ allegra e sembra molto giovane. Sarà lei?
-Senta, dato che tra noi due io sono la più vecchia possiamo darci del Tu?
Ancora più scemo.
-Certo, non mi sarei permesso di chiederle una cosa del genere, sono un uomo.
Ride. Il suo riso sembra una sinfonia in cui di tanto in tanto interviene qualche strumento di percussione. Parla in continuazione senza lasciarmi il tempo di dire anch’io qualcosa. Va bene così, sono talmente scombussolato, lontano dal poter sostenere un dialogo con lei. Alla fine della nostra conversazione mi saluta semplicemente: ciao!
-Ciao, rispondo io, e abbi cura di te! Non so chi è ma le parlo come a una persona da sempre presente nella mia vita. In realtà è quello che provo.
Chi è questa donna entrata dalla porta principale, senza ritegno, che nemmeno ha avuto il buon senso di presentarsi? Che colore hanno i suoi occhi? E mora, bionda, bella, brutta. Entro in un bar, mi siedo e chiedo un caffè. Io, Adam, il più grande poeta rumeno in vita , convinto di possedere il senso della frase , laureato in lettere, ex giornalista, imprenditore e altri mestieri sto piantato sulla sedia di un schifoso bar a spremere il cervello nella speranza di trovare una spiegazione a quello che mi sta succedendo. Equazione semplice, una sconosciuta e non so risolverla. Vai a quel paese, poeta con il tuo senso della frase, forse sarebbero stati più utili i corsi di matematica e geometria euclidea. Nei giorni successivi tutte le volte che sento suonare il telefono precipito le mani nelle tasche per bestemmiare un attimo dopo. Perché mi chiama tutta questa gente? La signora non si sente. Rileggo il romanzo insistendo sul personaggio principale. La donna che descrive è bella, bionda,colta , elegante e guarda gli uomini come degli oggetti utili sia per i suoi capricci che per i suoi guadagni. Devo riconoscere che non ha un ottimo rapporto con il sesso opposto.

A metà aprile Eva decide di venire a Bucarest per discutere i dettagli legati alla pubblicazione del suo libro. Per qualche giorno non faccio altro che creare scenari, melodrammatici, romantici, allegri, per questo atteso incontro. Il mio stato d’animo oscilla dall’esaltazione alla più nera depressione. Non so cosa aspettarmi ma sento che qualcosa di irripetibile sta per accadere. Nel giorno del suo arrivo non vado ad aspettarla in aeroporto non perché non voglia, semplicemente ho paura di non riuscire ad identificarla tra la gente. So solo, detto da lei, che è alta e bionda, caratteristiche che hanno milioni di donne che vivono sulla faccia della terra. Le mando un taxi e sorrido a sentirla agitata. Dopo un po’ il tassista mi chiama dicendomi: cinque minuti e arriviamo. Sono i 5 minuti più lunghi della mia vita. A fin dei conti, penso , non è fair play, lei ha visto le mie foto in rete. Il tempo si dilata e il cervello diventa piccolo, sobbalzando nella scatola cranica. L’intera sostanza grigia diventa una massa amorfa, inutile, sono incapace di elaborare anche un gesto primitivo. Il taxi si ferma. Non ho il coraggio di guardare. Eva ha il viso girato nella parte opposta e riesco a vedere solo i capelli biondi di lunghezza media pettinati in uno stravagante frisette. Apro la portiera con gli occhi socchiusi: gambe lunghe e scarpe eleganti, rosse. Il cuore ha una sincope e le fibre ottiche fermano l’immagine sulla retina. Dopo sette anni la donna del giardino di mimose mi sorride: ciao!
Non capisco più niente. Le prendo la mano e la bacio sulla guancia.

Quando arriviamo in albergo lei si siede sulla poltrona io sul divano. Parla tantissimo con un vocabolario elegante e curato.
-Riguardo il romanzo, chiedo io, quali sono le tue aspettative?
-In che senso?
-Vuoi guadagnare soldi, fama…
-Ah, no, voglio semplicemente scrivere. So che sarebbe difficile vivere di questo.
-Bene, sei talentuosa, e se non ti concentri sull’aspetto mediatico e commerciale hai tutte le chance per diventare una buona scrittrice. Sei molto sensibile e le tue descrizioni sono favolose. Come si dice, riesci a tenere in mano il verbo!
-Grazie, mi fa piacere sentire questo da te.
Continua a parlare di letteratura. Lei mi fissa con lo sguardo. Io non riesco a farlo e prendo come punto di riferimento le scarpe. Di tanto in tanto mi confondo nei miei pensieri al punto da sembrare distratto. Lei lo nota e mi dice: non mi stai ascoltando!
- Tu pensi di aver fatto 2000 km perché io non ti ascolti?
Ride e il suo riso penetra sino all’ultimo strato della mia memoria polverizzando ogni forma di difesa. Anche il distorto homunculus sensitive sembra un bel disegno sul quale il suo riso pizzicato gioca allegro.

La sera la invito a cena e a un tour della città. Quando esce dal bagno noto che indossa un bel vestito nero e come unico gioiello un cuore vuoto in oro rosa.
Al ristorante ci sediamo faccia a faccia. Mangia poco e continua a parlare. Mentre la guardo domando: tu credi nel colpo di fulmine?
-Certo!
Rimango scombussolato. Per una donna così pragmatica, la risposta sembra quasi insolita.
-Tutto nell’universo, dice lei, ha una vibrazione, ogni atomo, particelle elementari, i nostri pensieri, la nostra coscienza, non sono altro che vibrazioni. Anche le nostre aure sono composte di microonde. Le azioni negative danneggiano le aure. Sai che se noi uomini, fossimo meno cattivi, egoisti, materialisti saremmo in grado di vedere le nostre aure tramite la loro sequenza UV? In una delle tue poesie hai detto : ti amo così tanto da meritare tutto quello che mi sta accadendo. Bellissimo! Tutto quello che accade è il frutto delle nostre azioni. Siamo come una calamita, attiriamo eventi, situazioni e persone compatibili con noi.
-In questo caso vuol dire che tu credi anche nell’anima gemella? Realmente no, tu sai che i giapponesi con la teoria Hiengh spiegano abbastanza chiaramente come un uomo può essere parte di una donna e viceversa, è un po’ come avere due cuori, come un pittore che gioca sulla tela con due colori contrastanti.
-Credi in qualcosa che non ha una base scientifica?
-No.
-Reincarnazione, fenomeno dejà vu ?
-Reincarnazione no, dejà vu è un fenomeno studiato e spiegato dal punto di vista scientifico.
-Vuoi dire che non rappresenta la memoria di una vita precedente?
-Questa è un’ interpretazione fideistica. La paramnesia è collegata, da un lato alla telepatia da un altro alla memoria marginale. E’ un fenomeno assolutamente normale.
La guardo con ammirazione. Non rinuncio e colpisco con la domanda:
-Saresti in grado di spiegarmi i sogni ricorrenti?
-Più o meno esprimono quello che noi non riusciamo a vedere, un lato nascosto della nostra vita che ha bisogno di essere risolto, esprimono problemi ignorati al livello di coscienza.
-Diciamo che tu sogni di essere in un giardino di mimose..
Ride
-Sarebbe molto rilassante, i miei sogni hanno come personaggio principale il mio capo, sempre arrabbiato.
Rido anch’ io.
Quando usciamo e già notte. Decidiamo di fare una piccola passeggiata. Mi prende per un braccio e mentre lasciamo dietro di noi corso Lipscani una pala di vento spettina i suoi capelli che gli coprono il naso delicato. La guardo attentamente. E’ talmente fine che escludo ogni intervento umano, poi lo so già, viene dal giardino di mimose. Gli stringo la mano nella mia. Il calore della sua pelle si confonde con il battito del mio cuore. Mi sto invidiando da solo.

Momento di follia. Non le lascio il tempo né per pensare né per reagire. Gli stringo la vita e la bacio quasi con violenza, con tutta la passione con cui si può baciare una donna. La sento scorrere nelle mie vene, infilandosi nel mio tessuto miocardico, inondarmi la vita con il suo profumo di mimose. Facciamo l’amore con rabbia e dolcezza essendo cosciente che nei contorni del suo corpo si chiude la mia esistenza.
Nella notte mi sveglio con un senso di disorientamento. Eva dorme vicino a me con i capelli in disordine sulla federa bianca. Respira regolarmente e potrei anche contare i battiti del suo cuore, potrei ma non voglio, tutto quello che si può contare diventa cenere. La stringo tra le mie braccia e vorrei rimanere così sospeso tra cielo ed eternità io, il giardino di mimose e la donna bionda con le sue scarpe rosse.

La nostra storia d’amore è andata avanti per un anno intero. Un anno in cui ci siamo amati di nascosto. Mi sentivo come uno che partecipa a una grande tavolata e mentre gli altri si abbuffano lui deve accontentarsi delle briciole. Tutte le volte che mettevamo in discussione un suo possibile divorzio, Eva diceva: devi avere pazienza, devo preparare la mia famiglia!
Oggi è una scrittrice di successo, sposata con lo stesso uomo. La guardo nella foto sulla copertina del suo ultimo libro: Good evening, baby! Una storia d’amore tra due scrittori e nemmeno nel romanzo Eva ha avuto il coraggio di divorziare. Ha preferito uccidere la donna in una sciagura aerea. Il pubblico ha pianto e credo anche lei.

La solitudine si affaccia vittoriosa nel mio giardino di mimose. Nevica nel deserto, nevica sui miei occhi e mi sento come un soldato ritornato dalla guerra e, se anche l’ho trovata sposata, che abita in una strada a numero dispari, anche se i vicini non sono più gli stessi io sento che mi sciolgo d’amore per lei…

Il giardino di mimose testo di Marie Vrânceanu
0