Mi spoglia,
la mezzanotte
e mi tiene al caldo del suo limitato essere,
che all'alba muore.
esposta, al gelo d'un tramonto che,
scomparso
ha lasciato terra bruciata,
ardente
mentre io,
col mio lamento stridente
mi tengo sospeso, tra l'uomo-arreso
e quello che arde,
inerme
dinanzi al foco che piano,
si spegne.
la notte è nuda,
e cadono le logiche
che tengono insieme i dolori,
dandogli un nome,
un'epigrafe,
lontana dal mio iride
graffiato,
nulla vedo, e mi dico cieco
per non dirmi inerme,
come quell'altro che ardendo
ha dovuto ammettere che anche il foco si spegne.
allora danzo,
danzo e mi sento al caldo,
nel mio sentirmi pazzo,
nel mio abbracciare ogni dolore,
per non lasciarlo cadere.
allora inciampo io,
mentre libero
mi metto a saltare
rompendo quegli spazi vuoti,
barili umidi
dove per anni ho conservato,
i ricordi più stupidi,
i dolori più futili,
per non sentirmi solo.
non sono tutti miei,
quei dolori,
che non mi si tacci di presunzione
ma al riparo dal mondo
nessuno di nulla è padrone,
tutti ci sentiamo piccoli,
aggrappati ad un cordone,
figli d'una terra e del suo stipato amore,
invisibile al mio occhio cieco,
ma presente nel povero che per strada,
di sbieco
costruisce una casa.
nudo, mi sento
e forse lo sono
mentre tengo gli occhi in alto,
e mi perdo nel frastuono del silenzio,
delle mie scatole vuote,
per una vita riempite di cose perdute,
attaccamento patologico
alla superficialità: Di me,
che si dirà?
La notte è nuda testo di Ludovicagabbiani23