L'ETICHETTA

scritto da claudio espo
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Dove va a finire chi vuol essere davvero libero?....
- Nota dell'autore claudio espo

Testo: L'ETICHETTA
di claudio espo

L'ETICHETTA

Nel Paese di Camillo, per ogni cosa che uno faceva, compariva sulla fronte una corrispondente etichetta : non si sa come non si sa perchè, fatto sta che, appena compiuta una qualsiasi azione, ben impresso nella carne si leggeva un marchio, a volte esatto, quasi sempre sbagliato.
Uno s'avvicinava a una donna per parlarle? Zac, ecco che subito in fronte appariva la scritta "CASCAMORTO" ; si faceva una critica al Governo? Tac : "SOVVERSIVO" ; si elogiava in qualche modo un'antica tradizione? Detto fatto sulla fronte spuntava l'etichetta "REAZIONARIO" ; s'aveva voglia di pregare? Ecco l'etichetta "BIGOTTO" ; si criticava una dottrina della Chiesa? Etichetta "MANGIAPRETI" (se l'autore della critica era "di destra") o "MATERIALISTA ATEO" (se il critico era "di sinistra")...
Se poi la critica era di ordine generale o confessava apertamente perplessità e idee poco chiare, immancabilmente allora veniva fuori il timbro "QUALUNQUISTA"...
Il popolo era tutto etichettato e non faceva in tempo a mutare opinioni, atteggiamenti o umori che subito nuove etichette scaturivano a contrassegnare le fronti, alte basse tranquille corrucciate lisce o rugose che fossero.
Sicchè, ciascuno ormai aveva preso l'abitudine di andare in giro con larghi berretti, cappelloni e copricapi dalle fogge più disparate calati sugli occhi per non mostrare la propria etichetta.
La gente doveva togliersi il cappello soltanto a richiesta della Polizia o dei funzionari del C.N.C.E. (Comitato Nazionale per il Controllo delle Etichette), a loro volta etichettati - ma con colori più sobri e dignitosi - e controllati da altri funzionari di grado più elevato i quali, a turno, controllavano i dirigenti e i direttori generali.
Per deputati senatori sottosegretari e ministri era stata istituita un'apposita "Commissione Parlamentare per la Verifica dei Contrassegni Frontali".
Il Primo Ministro e il Presidente della Repubblica infine controllavano a vicenda le loro auguste etichette...
Tra migliaia e migliaia di cappelluti guardinghi e circospetti, nevroticamente tesi a celare la propria e sbirciare l'altrui etichetta, Camillo era il solo che passeggiava beato a capo scoperto.
Infatti, per quanto pensasse, parlasse e criticasse copiosamente, non gli compariva mai alcuna etichetta : le idee correvano impalpabili e veloci, le riflessioni, appena scaturite dalla mente, svanivano leggere, le mille fantasticherie scivolavano via senza lasciar traccia e non una parola si incideva o minimamente scalfiva la superficie perfettamente sgombra e piana della sua fronte serena.
Una volta, incappato in un controllo, gli chiesero spiegazioni, ma lui non seppe darle.
Allora dapprima lo multarono, poi, accortisi che era recidivo, gli confiscarono i mobili, la macchina e la televisione, lo diffidarono e, alla fine, lo arrestarono.
In prigione, si dissero le Autorità, metterà la testa a posto, si ravvederà e anche lui, prima o poi, produrrà la sua bella etichetta.
Non si sbagliavano...
Invero, dopo un po' che stava in prigione, anche sulla fronte di Camillo spuntò, nitida e marcata, una grossa etichetta dai bei caratteri d'argento : "LIBERO".
Quel giorno stesso, lo fucilarono.
L'ETICHETTA testo di claudio espo
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