Un altro famoso mito classico. Non completo, ma quel tanto che basta a veicolare il messaggio ;)
- Nota dell'autore Rossofuoco
Testo: Re Mida di Rossofuoco
Già era l'ora ove'l Sol l'ombre dispose Quella in cui volsi lo sguardo al giardino, Fin' oltre il pruno e il giglio adamantino, All'alta siepe di sanguigne rose.
Alle fronde avvolto trovai il Sileno, Del dio dell'uva suo grande maestro, Che della vite ancor troppo maldestro Sen va del succo e d'affanno pieno.
Negli antri privati del mio palazzo Invitai quel vecchio satiro saggio, Ché sia a lui e al suo eterno allievo l'omaggio Per undici dì s'udisse schiamazzo.
Al cader di tanta festa chiassosa Mentore e alunno riunii finalmente, Per voler suo con sì premio gaudente Che d'oro al tocco s'informi ogni cosa.
Lodato sia il Re che ha più ricchezze Se pur il primo è uno e l'altre son cento, Che in tutta la Frigia lo dica il vento S'altri mai possiede tante dolcezze.
O Cupidigia, spettro maledetto, Che lenta strisci nel cuore fecondo, E quanto Giusto e Bello è nel profondo Contorci in pensiero basso e abietto!
O triste Uomo che brami il potere E misuri l'altro in spesa e guadagno, Ripensa invece se posto hai il calcagno Su terra d'argilla o restia a cadere:
Ché sempre impediti ho sete e ristoro E negati poi gli affetti più cari, Piene le mani di metalli rari, Rigato di lacrime amare e d'oro.
Se ti sei accorto di un errore o vuoi cambiare il tuo commento, puoi cancellarlo nei 5 minuti succesivi alla pubblicazione.
In seguito non potrai più cancellarlo.
Vuoi cancellare il tuo commento?
Caricamento dei commenti...
Questo testo è troppo datato per accettare nuovi commenti.