Il caffè in fondo alla strada

scritto da ConsalvoRomano
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Ogni giorno un uomo entra in un bar e siede sempre allo stesso posto e ordina sempre le stesse cose. .
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Testo: Il caffè in fondo alla strada
di ConsalvoRomano

Il caffè in fondo alla strada

Era tardi e tutti avevano lasciato il caffè tranne un vecchio seduto all’ombra delle scale che conducevano al piano di sopra.

Il vecchio aveva un aspetto trascurato, indossava sempre lo stesso abito, e aveva lo sguardo malinconico. In alcuni momenti guardava incantato, come rapito da una magia, la parete di fronte al bancone dove il barman si divertiva a preparare i suoi cocktail, mostrando al pubblico seduto ai tavoli, i suoi giochi di prestigio. Lo chiamavano il mago degli aperitivi.

Ogni sera, alla stessa ora, con o senza la pioggia, il vecchio entrava nel caffè e chiedeva di sedersi al solito tavolo. Poi, ordinava un caffè che sistemava di fronte al suo bicchiere di whisky, come se aspettasse qualcuno, che era in ritardo, ma non arrivava mai. Nell’attesa, prendeva una moneta da un euro e la consegnava a Marie, una cameriera che lavorava nel bar, chiedendole di poter ascoltare al jukebox La canzone del sole di Lucio Battisti.

Non troppo lontani dal tavolo dell’uomo, mentre servivano i clienti del bar, due camerieri erano soliti stare in ascolto, cercavano di captare le parole che il vecchio e la loro collega si scambiavano ma senza riuscirci. Per loro quell’uomo era solo un reietto in attesa di tirare le cuoia.

Quella sera, Marie, vedendo il vecchio ancora una volta seduto al solito tavolo, solo e in disparte, incuriosita dal suo comportamento, si avvicinò: «Buonasera, signore, le posso portare un altro bicchiere di whisky?», gli disse mentre sparecchiava, «E del caffè che faccio. Lo porto via?»

Per un momento, il vecchio si scosse e si voltò verso la cameriera. La fissò negli occhi senza mai distoglierle lo sguardo di dosso ma non disse nulla. Anzi rimase in silenzio a osservarla. Quel silenzio turbava Marie: il cuore le palpitava nel petto mentre un nodo alla gola le toglieva il respiro.

«Posso portarle qualcos’altro?» ripeté ancora una volta la cameriera quasi pentitasi di avergli fatto la domanda ma l’uomo continuava a fissarla. Poi, il vecchio sussurrò qualcosa.

«Un caffè va benissimo» le rispose.

Marie raccolse dal tavolo il bicchiere vuoto di whisky e la tazza di caffè ormai freddo, si voltò, e si precipitò al bancone del bar. Preparò un’altra tazza di caffè e gliela servì al tavolo posandola con delicatezza.

«Le posso sembrare stravagante» disse il vecchio per scusarsi del suo comportamento. Poi, prese la tazza di caffè con la mano destra, ne annusò l’odore e lo sorseggiò come se volesse apprezzare il sapore di quel liquido caldo: «Grazie, ne è valsa la pena» le disse.

Marie non capì il senso delle sue parole ma gli sorrise per educazione. Prima di parlare, si pulì le mani strofinandole sul grembiule bianco e si schiarì la voce: «Se non le dispiace, le vorrei fare una domanda» disse rivolgendosi al vecchio.

Mentre sorseggiava il suo caffè, il vecchio riprese a comportarsi in modo bizzarro e incominciò a fissarla ancora una volta. Posò la tazza di caffè sul tavolo, estrasse dalla tasca dei suoi pantaloni un fazzoletto di lino e si pulì la bocca: «Antonio… mia cara, mi chiamo Antonio».

«A… certo… allora… Antonio, non lavoro da molto tempo in questo bar anche se nell’ultimo mese ho conosciuto molti clienti ma lei è… singolare» disse Marie per non utilizzare un’altra parola che potesse ferirlo.

«Bizzarro» la corresse il vecchio, sorridendo per la prima volta da quando frequentava il caffè.

«E quello che volevo dire», si giustificò Marie, «Ogni sera la vedo entrare nel bar intorno alle venti e chiedere di sedersi allo stesso tavolo, ma se è occupato, non si trattiene, anzi preferisce andar via. Quando il tavolo è disponibile segue un rituale: dispone le due sedie una di fronte all’altra perfettamente allineate, ordina un caffè e un bicchiere di whisky, come se stesse aspettando qualcuno che non arriverà mai. Mi stringe la mano e mi porge una moneta da un euro chiedendomi la cortesia di poter ascoltare La canzone del sole di Lucio Battisti al jukebox dicendomi che è importante per lei ascoltarla ogni sera. Per tutta la notte rimane al tavolo fino alla chiusura, fissando, non capisco cosa, come se con la mente si trovasse da un’altra parte. Allora, quando torno a casa, lungo il tragitto, non riesco a non pensare a lei e al suo comportamento bizzarro. Un po’ mi dispiace che sia solo al tavolo e che nessuno si fermi a farle compagnia. Ma mi rendo conto che sono affari suoi e forse viene in questo caffè per rilassarsi dopo una giornata faticosa. In fin dei conti non mi riguarda…», prese fiato, «Ma è da alcuni giorni che vorrei chiederglielo anche se non ho mai avuto il coraggio di avvicinarmi a lei e domandarglielo: si guardi intorno, per quale ragione preferisce trascorrere le sere in questo bar, così modesto e frequentato da gente comune che la considera alla stregua di un fantasma, che non la trova interessante da poterci scambiare qualche parola come un semplice ciao? Io non la capisco per niente, ma in fondo, come le ho già detto, sono affari suoi» disse la cameriera mentre tergiversava con le parole e fissava il Rolex al polso sinistro dell’uomo.

Il vecchio per nulla sorpreso dal coraggio e dalla spontaneità della cameriera le rispose prontamente: «Mia cara, ho settantotto anni e alla mia età che vuoi che faccia. Non c’è più nulla che possa stupirmi o che possa interessarmi. Sono alla fine di un viaggio e come tutte le cose belle è destinato a finire uno di questi giorni», sbuffò, «Non c’è nessuno ad aspettarmi quando torno a casa e la maggior parte dei miei amici e colleghi sono morti da tempo da non ricordare più i loro volti», sospirò prima di riprendere il suo discorso mentre con una mano accarezzava la tazza di caffè, «Preferisco venire in questo bar per comodità, è in fondo alla strada, a due passi dal mio appartamento. In questo posto si ascolta della buona musica ed è ben illuminato anche a tarda sera. Il caffè è un ritrovo per tante persone, giovani e vecchi, che molto probabilmente preferiscono evitarmi, come i suoi due colleghi, ma in fin dei conti mi tengono compagnia con i loro gesti e le loro storie, che, se posso, cerco di ascoltare. Comunque, non è vero che sono solo: ci sono delle persone che un po’ per tenerezza, un po’ per curiosità, si intrattengono con me anche se per pochi minuti, scambiando qualche parola affettuosa».

Marie arrossì e abbassò lo sguardo: «Tra mezz’ora termina il mio turno di lavoro. Se vuole le faccio compagnia per qualche minuto prima di andar via».

Il vecchio le sorrise mentre con la mano tamburellava sul tavolo come se stesse riflettendo prima di risponderle. Tossì per schiarirsi la voce: «Io sono qui finché le luci non si spengono».

Marie si voltò mostrando i suoi lunghi capelli neri che le coprivano un tatuaggio a forma di rosa sulle spalle scoperte. Tornò al suo lavoro e sparecchiò i tavoli.

Finito il turno, prese una birra dal frigo e si sedette al tavolo di fronte al vecchio: «Le dispiace se mi siedo qui? Non credo che verrà…» disse Marie indicando la sedia rimasta vuota.

«Certamente, non mi farà alcun torto. Si può accomodare» le disse l’uomo.

Marie sorseggiò la birra un paio di volte mentre fissava il vecchio seduto di fronte che contraccambiava con lo sguardo e si arricciava i baffi.

 

Fuori cominciò a piovere. La pioggia che batteva sui tetti delle case scosse il vecchio che sussultò sulla sedia. Fuori si percepiva un andirivieni di passi. Qualcuno aprì la porta del bar, il campanello suonò annunciando l’arrivo di nuovi clienti, l’uomo si voltò verso l’ingresso del locale, sobbalzò dalla sedia come se si aspettasse di vedere qualcuno di familiare entrare. Ma non accadde. Il suo sguardo si incupì per la delusione.

I due camerieri vedendo arrivare altri clienti, che cercavano un riparo accogliente dalla pioggia, si affrettarono a mandarli via: «Signori, ci dispiace molto ma siamo in chiusura».

La porta si chiuse e i due camerieri si precipitarono a sistemare il locale mettendo in ordine i tavoli e le sedie.

«Curiosità» pronunciò il vecchio come svegliatosi da un lungo letargo. L’uomo fissava il volto della ragazza ma a interessarlo non erano i suoi occhi o i lineamenti del viso ma la cicatrice sulla fronte nascosta dietro la frangetta.

«Ecco, lo stai facendo ancora una volta! E da quando sei entrato in questo bar che non fai altro che fissarmi» lo attaccò stizzita la cameriera.

«Mia cara, non ti sto fissando. Mi chiedevo, perché coprirla» rispose alla ragazza mentre con l’indice della mano destra indicava la cicatrice che nascondeva dietro la frangetta.

«Allora, è questo quello che fa quando viene al caffè. Osserva le persone, i loro difetti…» disse contrariata Marie. Era delusa dal comportamento del vecchio per il quale aveva incominciato a nutrire una certa simpatia.

«Mi ha frainteso! Non è questo quello che faccio quando sono qui. Cerco solo di rubare un po’ della felicità di queste persone. Non credo di fare del male a nessuno…» disse il vecchio per scusarsi ancora una volta del suo comportamento stravagante.

Marie arrossì. Non aveva compreso lo stato d’animo dell’uomo seduto di fronte a lei.    

 

Fuori continuava a piovere. La strada assomigliava a un fiume in piena le cui acque inondavano il marciapiede davanti al bar.

Le luci si spensero lasciando in penombra Marie e Antonio ancora seduti al loro tavolo che chiacchieravano mentre i due camerieri si preparavano ad abbassare la saracinesca del caffè: «Andiamo Marie» le sussurrarono ma la cameriera li ignorò nonostante era scoccata da pochi minuti la mezzanotte. Marie si accarezzò i capelli scoprendo la cicatrice come se si fosse spogliata dei suoi vestiti per la prima volta mettendosi a nudo anche se di fronte c’era un perfetto sconosciuto.

«È un ricordo di quando avevo nove anni. L’ultima volta che ho visto mio padre prima che un incidente stradale se lo portasse via. La nascondo per non ricordare quel momento quando la mattina mi sveglio e mi guardo allo specchio». I suoi occhi erano diventati umidi ma trattenne le lacrime. Non voleva che i suoi colleghi appostati fuori dal locale se ne accorgessero e pensassero di lei come di una persona fragile.

«Non dovresti nasconderla. Se vuoi che il dolore non ti schiacci devi imparare a conviverci» le disse il vecchio per rincuorarla. Poi, le afferrò le mani che poggiava sul tavolo e gliele accarezzò.

Marie si sentiva frustrata e arrabbiata, non con il vecchio, ma con Dio: «E tu, allora, perché vieni ogni sera in questo posto, alla stessa ora? Chi stai aspettando?» disse la ragazza ma questa volta una lacrima le rigava una guancia.

Il vecchio non parlò come se cercasse le parole giuste per raccontare la sua storia ed era la prima volta che accadeva: «È in questo bar che ho conosciuto mia moglie Teresa. Quella sera ero seduto proprio a questo tavolo e ricordo che anche allora pioveva. Intorno alle venti, la porta si aprì e lei entrò per ripararsi dalla pioggia. Mentre parlava con un cameriere, i nostri sguardi si incrociarono per caso e da quel momento rimanemmo insieme fino al mese scorso. Oggi, cade il nostro anniversario: sono passati trent’anni dall’allora. Quella sera, le offrii un caffè e un ragazzo per far bella figura con la sua amata inserì una moneta nel jukebox per ascoltare La canzone del sole di Lucio Battisti rendendo, a nostra insaputa, romantica l’atmosfera del caffè. A mezzanotte, mi offrii di accompagnarla a casa, e davanti al portone del suo palazzo, rimanemmo a parlare fino all’alba, ripromettendoci di rimanere in contatto. Beh, mia cara, da quel giorno, non ti nascondo, non ci siamo più persi di vista» disse malinconico l’anziano frequentatore del bar.

All’improvviso, il vecchio si ammutolì e fissò per un attimo Marie. Sospirò. Poi, guardò il rolex, si alzò lasciando due banconote da dieci sul tavolo e andò via in silenzio.

La donna per nulla sorpresa, lo guardò mentre si dirigeva all’uscita del caffè, incrociava lo sguardo dei suoi colleghi, che aspettavano fumando una sigaretta all’esterno del locale, in attesa che anche Marie facesse lo stesso. Quando Antonio aprì la porta, l’aria gelida della notte divampò all’interno del caffè come fiamme di un fuoco ardente: un brivido le accarezzò la pelle.

In quel momento, il suo cuore le sussultò nel petto e pianse.

 

 

 

Il caffè in fondo alla strada testo di ConsalvoRomano
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