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Scappo.
Sveglia alle 4:20,
non per la solita corsa al dovere,
ma per inseguire una meta
che ancora non ha nome.
Scappo dal conflitto,
dalle ingiustizie che si incollano alla pelle,
dal sentirmi inadeguata,
sporca,
povera,
sola.
Scappo dagli sguardi vuoti
di chi vive per contare i soldi
e non i battiti,
di chi finge sotto il sole cocente
di avere una direzione,
ma è fermo,
invecchiato fuori
e bambino dentro.
Persone che sono solo gambe,
che corrono senza sapere dove,
che non sentono più il peso delle parole,
né il valore del silenzio.
Vorrei andarmene,
su una montagna alta,
dove il cielo sa ascoltare.
Ma sono legata alla vita
quanto lo sono alla morte.
La solitudine mi chiama,
mi lacera,
eppure la desidero più di ogni cosa.
Voglio fuggire
da chi dice “ti voglio bene”
ma vuole solo vincere,
sentirsi migliore
in un gioco dove si perde l’anima
per un briciolo di potere.
Voglio scappare dalla mia testa,
da questo pensare che stritola,
che mangia il cuore
fino a far sparire il sorriso.
Perché sorrido?
Perché devo sembrare forte?
Perché devo stare così?
Scappo.
Non per sparire,
ma per ritrovarmi
in un posto dove non devo fingere,
dove basta respirare
per sapere
che esisto.