Rapsodia di agosto.

scritto da Zadig
Scritto 18 anni fa • Pubblicato 18 anni fa • Revisionato 18 anni fa
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Autore del testo Zadig

Testo: Rapsodia di agosto.
di Zadig

Era notte fonda, li ad Ostia. Notte fonda, è vero, ma non troppo: la luna, l'implacabile nostro satellite, brillava implacabilmente e frenata solo dall'arenile, il solo ad esser restio ai baci della luna.
Quella luna brillava almeno quanto i tuoi occhi che, implacabili anche loro, mi abbagliavano e stordivano come sempre... anche se era già da un po' di tempo che ci conoscevamo. Ogni volta che ti vedevo provavo la stessa cosa. Ogni volta che venivo a prenderti sotto casa era un miracolo di piacere che si rinnovava, come lo è il germogliare dei fiori in primavera.

Inguaribile romantico, come direbbe Vasco Rossi? No, ti volevo solo bene, come te ne voglio ancora. Non parlo d'amore: quella parola, bistrattata com'è, preferisco non pronunciarla. E preferisco che scaturisca da sola, tra di noi, che sgorghi inarrestabile come la lava dal vulcano, e calda come quella. Ma il bene è più forte dell'amore: quel bene per te lo era, e lo è.

Ostia... un posto che ho sempre detestato, squallido e sporco com'è. Ma tu rendevi speciale ogni cosa con la tua stessa presenza, dolce e bella mora mediterranea.
Era una congiura quella tua e quella della luna: lei ha baciato noi, tu hai iniziato a baciare me, abbracciandomi all'improvviso con la tua consueta veemenza. Solo tu mi abbracciavi così, non lasciando spazio neanche per una molecola di aria tra di noi.

Piccola, adorabile canaglia di donna: impossibile riuscire a fermarti, anche se lo avessi voluto! Si, era davvero una congiura anche per come eri venuta li, con la tua camicetta sbottonata fin dove la decenza imponeva, e che lasciava che si vedesse il tuo reggiseno nero come il peccato. Si, bello l'involucro, ma mai quanto il tuo florido seno. E già la pressione iniziava a salire...

La tua gonna, poi, era meglio se non l'avessi indossata: leggera e vaporosa, ma non abbastanza per celare il perizoma che, maliziosamente, lasciavi intravedere portandola bassa in vita, e con la brezza serale che la faceva gonfiare scoprendo la tua coscia tornita e liscia attraverso il generoso spacco. Troppo, per me... e devo ringraziare la mia sana costituzione fisica se il cuore non si è spaccato in mille pezzi, ed anche con il fiato corto a causa dell'eccitazione che saliva... saliva..

Ma prima o poi quel bacio doveva finire, le nostre lingue dovevan smettere di roteare vorticose tra di loro, di avvilupparsi vogliose, e permetterci di riprender fiato.
Maledetta luna, che con il tuo splendore non offrivi abbastanza riparo per noi due!
Ci guardammo a lungo negli occhi, ipnotizzati... O, chissà, magari era solo pochi secondi che sembravano eterni...

Però l'eccitazione cresceva dentro di noi, fomentata da quel luogo che sapeva di perdizione, e l'impossibilità di appartarci pareva aumentarla a dismisura: se avessimo avuto un riparo sarebbe accaduto quello che, per altri, sembra una cosa normale... quella cosa che miliardi di persone fanno, ma che solo in due, e solo con certe persone, è speciale, è tutto. E' tutto il bello del mondo, tutto il senso della vita e del piacere, come lo è la fusione di due corpi che si bramano e che si voglion bene.. che si amano.

Non siamo due persone che guardan molto all'abito che indossiamo, e non seguiamo le mode... quindi, come se le gambe improvvisamente ci avessero ceduto a tutti e due nello stesso momento, non ci facciamo problemi e ci ritroviamo sulla sabbia umida e fredda, ma non abbastanza da lenire il fuoco che brucia dentro di noi. E chissene frega se ci vede qualcuno!
Si, intorno a noi non esisteva più nulla inebriati com'eravamo di noi, dei nostri ormoni impazziti.

Ma neanche la spiaggia era tra i congiurati, a quanto sembra: non lo avevamo notato, ma vicino a noi c'era un pattino di salvataggio. Si, davvero provvidenziale, più che se ci fossimo trovati in mezzo al mare alla deriva!
Come di comune accordo, senza parlare... parlandoci solo mediante l'empatia che regnava sin dal primo giorno tra di noi, iniziammo a trascinarci tra le braccia del pattino, così accoglienti. Vabbè, non eran proprio braccia ma erano gli scafi, ma fa lo stesso.

Non so come ho fatto ma, mentre scivolavamo verso la nostra alcova, ti sei trovata senza camicetta: i tuoi seni, appetitosi e vibranti come irresistibili budini, eran il dolce che mi apprestavo a degustare attraverso il reggiseno ormai inutile. I tuoi capezzoli duri mi dicevano che avevi freddo... no, è una bugia, mi dicevano altro. Ben altro. E la conferma era il tuo ansimare: eri già pronta, nonostante non avessi sfiorato neanche un attimo le tue labbra del sesso. O forse si: il mio pene era diventato marmoreo, e gridava a gran voce di uscire allo scoperto, sfregandosi contro il tuo fiore purpureo.

Non c'era tempo per dei preliminari: il sangue di entrambi ribolliva troppo, e tu mi imploravi di penetrarti. Ed invece no: sono una carogna anche io e, per vendicarmi della congiura ti faccio soffrire ed aspettare... non rinuncio a baciare quelle due coppie di labbra celate da morbidi ricci, non rinuncio a suggerne il loro miele ed a inebriarmi del tuo profumo più intimo. Gemendo mi dici “noooo...” ma, mentre la mia testa scende e le mani fanno scostano quel lembo di stoffa che fa da cancello al tuo succoso frutto, mi spingi la testa per guidarla, come se non conoscessi la strada.

Mi tuffo nella tua vulva bagnata, deliziosamente bagnata... lappando con avide linguate quel nettare che non deve andar sprecato, ostacolato solo dalle tue convulsioni date dal piacere. Ma non sono un grande ostacolo, come non lo è neanche la sabbia che si insinua, quasi a voler partecipare al banchetto del tuo Eden, nel tuo boschetto incantato. Dischiudo il tuo fiore con la lingua e mordicchio il clitoride, quel delizioso pistillo roseo tra i due petali rossi, cosa che ti fa diventare come indemoniata dal piacere... insinuo la lingua, più che posso, nella grotta delle meraviglie che hai tra le gambe... sento i tuoi fremiti che accentuano il mio piacere nel leccarti, in una sorta di atavico e “crudele” gioco in cui il tuo piacere amplifica il mio, che amplifica il tuo... in quel gioco stupendo che vorrei non finisse mai.

So bene che sei una donna frizzante ed energica, ma non mi aspettavo di ritrovarmi improvvisamente fuori dal tuo bosco incantato: il tuo star ferma e gemere premeditava vendetta, e così mi sbatti con la schiena sulla sabbia placcandomi con il tuo corpo. Mi baci per sentire il tuo sapore dalla mia bocca, quasi a voler esser certa che era stata li dentro... ma stavolta sei tu a voler visitare i miei paesi bassi: sia lodato chi ha inventato i bottoni che si slacciano facilmente... altrimenti li avresti strappati via con la furia di Erinni, le dee romane della vendetta.

E siano benedetti anche i boxer elasticizzati, che magicamente si ritrovano a far compagnia ai pantaloni arrivati fino alle ginocchia: mi baci il petto mentre apri la mia camicia, usando la lingua magistralmente come un pennello in mano a Giotto, solleticandomi i capezzoli con la tua lingua impertinente mentre una mano scende a massaggiare il mio pene eretto: ora sono io a supplicare te di porre fine a quella tortura. E tu, per tutta risposta, fai una risatina maliziosa che lascia presagire che la tortura è appena iniziata. Afferri il mio pene, masturbandomi e fissandomi negli occhi, mentre la mano si muove su e giù, su e giù...

Non riesco a sostenere il tuo sguardo, quasi vergognandomi del piacere che mi dai. Allora chiudo gli occhi, ed avverto un dolce calore sul pene, e subito mi rendo conto che quel fortunato pezzo di me è privilegiato dall'esser dentro la tua bocca.
Estasiato, apro solo un attimo gli occhi per godermi lo spettacolo della sua bocca che scorre leggera sul mio membro... che brilla bagnato della tua saliva al chiarore della luna... ammiro la tua voluttuosa lingua che disegna immaginari arabeschi sulla punta del mio pene gonfio, e che rischia di esplodere di piacere. E tu, canaglia, sembri intenzionata a farlo arrivare in fretta, abile e sensuale come sei...

Non è una lotta... o, meglio lo è: è la più bella lotta che esista, ma non la passerai liscia, che devo vendicarmi anche io! Voglio vedere il tuo viso stravolto dal piacere poiché prima, quando ti leccavo, la visuale mi era preclusa dalla posizione privilegiata ma con poca visuale che occupavo tra le tue gambe. Ed ora ti rigiro io, sollevandomi sulle braccia, abbracciandoti nonostante la tua riluttanza nel voler mollare l'osso, il mio pene duro come un osso, come fossi un cucciolo prepotente e dominante.

I pattini sono assai pratici, ma ancora non lo sapevo. Lo scoprii subito, facendoti adagiare supina su di uno scafo con i glutei verso di me. E tu non opponevi resistenza... volevi anche tu che entrassi dentro di te, adagiata con il petto sullo scafo, le ginocchia sulla sabbia ed il perizoma che non era affatto un ostacolo: ancora un bacio su quell'anemone voluttuoso e, come fosse risucchiato., il mio pene entra dentro di te, ancora bagnatissima.

Ti afferro per le ossa del bacino e inizio a muovermi ritmico, tu sussulti ed inarchi la schiena... mi dici “ancora... ancora...” con un filo di quella tua voce squillante ma in quel momento strozzata dal piacere. Non posso trattenerti per molto, così ti permetto di alzarti ma ti afferro i seni, che diventan il volante di quella stupenda gita di piacere, di godimento allo stato puro per entrambi.

Ora son io a disegnare cerchi e tutte le figure che mi vengono in mente, muovendomi dentro alla tua bollente alcova...entro ed esco da essa... entro solo un pochino e tu, con voce roca, mi dici di dartelo tutto. No, son carogna anche io, cosa credi? Mi faccio desiderare, gioco con la tua dolce sofferenza. Ma no posso resisterti a lungo: con un altro gesto felino spingi il tuo sedere verso di me e ti prendi il bastone tanto agognato e, per evitare che io ti freghi, ti avvinghi con le unghie sulle mia schiena, unendoti a me così strettamente come sai fare solo tu, come fai quando mi abbracci.

Ti muovi ritmica su e giù per far muovere il pene dentro di te senza farne uscire neanche un millimetro... i tuoi seni sono parte integrante delle mie mani.. la tua bocca e la mia si cercano.. si trovano.. si incontrano per unirsi ancora in un bacio, in un morso, in un succhiarci a vicenda fino all'ultima goccia di saliva.
In quel momento ti sento irrigidirti un attimo... fremere.. stringermi ancor di più.. Quanto tempo è passato? Non lo so, non lo sai, non importa... sappiamo solo solo che sei arrivata al culmine del piacere, sento lo sciacquettio prevenire dal tuo ventre, sento il tuo dilatarti... il tepore del tuo miele che cola... e che non voglio perdere, quindi insinuo una mano tra le tue gambe tremanti, stupende... mi bagno le dita e ne suggo il sapore portandole alla bocca , ma senza fermarmi dal muovermi dentro di te.

Anche tu ne vuoi: quel nettare sa di te e di me insieme... l'abbiamo generato noi due, e giustamente ne vuoi anche tu: mi prendi la mano e le la fai scivolare sulle labbra, sul tuo viso.. la lecchi languidamente e facendomi eccitare ancor di più, se possibile. E con l'altra, poi, mi guidi nel manipolarti il seno tuo stupendo, che faccio fatica a prender tutto con una mano.
Sono ormai allo stremo e te ne accorgi... cambi espressione e fai un viso più dolce ancora, il viso dato dal piacere che ha passato la fase critica. Ma ormai sono senza difese... senza velleità vendicative, stordito come sono dal tuo splendido volto che mai avrei immaginato esser così bello, soprattutto in qui momenti, un volto che così resterà nelle immagini che ho di te.

Mi fermo.. esco da te e mi adagio sulla sabbia martoriata dalla nostra lotta, tremante anch' io come te, e sono completamente in tuo potere: sei così bella anche scapigliata e piena di sabbia.. una selvaggia... ed il sudore rende il corpo tuo più vero brillando alla luce della luna.. i tuoi occhi emetton lampi di bene, o di amore... fa lo stesso. Sorridi dolcemente, ma ora vuoi sentire bene il mio sapore, quello del mio seme.. così torni a prendermi dentro la tua bocca calda, assapori i nostri umori mischiati ed indissolubili... la tua bocca si muove leggera e veloce mentre lo prendi dentro di te fino ai testicoli... poi ti fermi, con la lingua esplori ogni millimetro della tua preda, risalendo ti concentrandoti sul glande, sul frenulo... sto per esplodere, allora mi mordicchi un pochino per far durare più questo tuo piacere che si fonde con il mio.

No, non resisto... te ne accorgi poiché la mia mano sulla tua testa ti dice che qualcosa sta avvenendo, qualcosa generato da te... e di cui non vuoi perder neanche una stilla: senti irrigidirmi, fremere come una vela al vento... lo dicon le vene del collo che son gonfie almeno quanto quelle del pene..
E così ti arrendi anche tu, come io ho fatto con te... ti muovi lenta, poi veloce sul mio membro... ti accorgi che sto venendo e ti prepari ad accogliere il getto di quel seme che tanto desideri assaporare fino alla fine, senza gettarne neanche un po'..

Siamo stremati.. ti bacio ancora, mi baci ancora... la saliva improvvisamente è tornata ad esser prodotta dalle nostre bocche, e siamo assetati ancora di noi..
Dove siamo? Ad Ostia o nell' Eden? Con te, ovunque diventa un Eden... anche quella spiaggia deserta, e quel pattino diventa un'alcova d'amore. Ovunque siamo io e te diventerà un paradiso in cui “lottare” come quella notte, lottare e vincer entrambi come quella volta.
Rapsodia di agosto. testo di Zadig
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