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Il caldo era soffocante e opprimente: ti spalmava addosso una specie di stanchezza senza senso, che ti spossava realmente.
Il caldo era vivo.
Il caldo era onnipresente.
Il caldo era una entità maligna che t'avvolgeva senza scampo.
Il sudore scendeva denso dalle tempie ad inzuppargli il viso: i pensieri si mischiavano così, come concentrati assieme, a quel veleno.
Era inutile cercare di restare in casa e ricoprirsi con quella melassa, tanto valeva tentare di infilare la testa nel forno per avere un po' di refrigerio.
Il frigo come sempre vuoto emanava un bagliore sinistro e malsano, e la sua frescura era più fittizia che reale, era come un miraggio in pieno deserto per l'assetato.
Lo richiuse indispettito e boccheggiando gironzolò senza speranza e posa tra cucina e ingresso.
La soluzione era forse a portata di mano...
Girò la maniglia della finestra e la spalancò completamente: un vento caldo si insinuò all'interno come un ladro, il che era forse anche peggio!
Due mani ossute e piene di pellicine mordicchiate si poggiarono sul davanzale leggermente più fresco del dovuto, ma il piacere di quel tocco quasi gelido scivolò via dai palmi quasi subito.
Il respiro si faceva pesante ora che entrava quel vento africano: un volta entrato poi non c'era modo di ributtarlo fuori.
A tal punto tanto valeva uscire di casa.
Si issò sul davanzale e ballonzolò con un piede nel vuoto, mentre l'altra gamba faceva forza sul pavimento col piede nudo.
Seduto al margine del marmo entrambi i piedi dondolavano a pochi centimetri dalle tegole e poi saltò: un salto senza gloria ed atterrò sbilanciato: il calore alle piante dei piedi era incredibile, il pavimento tiepido un miraggio e una promessa scomparsa di conforto.
Col corpo in diagonale e i piedi che si abbrustolivano sull'ardesia nera in due tre passi obliqui si ritrovò a lato della finestra della mansarda e s'aggiustò sulle natiche.
Non era comodo, non era fresco, ma almeno era stabile.
Il vento più forte all'esterno dava una parvenza di tenue refrigerazione: era solo una sensazione passeggera. Il corpo s'abituò subito alla nuova temperatura e tornò il caldo.
Aveva smesso di sudare però, il che di per sé era già un miglioramento non di poco.
I quattro palmi sudati avevano lasciato macchie casuali e umidicce che evaporavano in fretta: sembravano una corsa contro il tempo alla dimostrazione di essere esistite. Sembravano una vita umana, quasi.
L'uomo girò attorno alla finestra e le finì dietro, sopra di una piccola balconata con ringhiera bassa che la sovrastava e ci si stese lungo, i piedi sulla balaustra e con le spalle alle tegole calde che scendevano verso la sua temperatura, mentre lui saliva alla loro.
Gli occhi si fissarono al cielo e cominciarono raminghi i pensieri.
La luna faceva capolino tra le nuvole in alternanza e senza un ritmo regolare. Nuvole scariche di pioggia, bianche e opache la coprivano e la ricoprivano, mentre le loro sorelle disegnavano il cielo.
Il suono del silenzio aleggiava intorno ai suoi occhi mentre il vento ancora caldo, ma sopportabile lo cullava, ed i lampioni lontani non lo disturbavano: pensieri neri e cupi aleggiavano come una coperta calda sul suo corpo...
Non era il momento di decidere: avrebbe dovuto solo dormire e riposare, non vincere quella voglia delle sue palpebre di chiudersi e lasciarsi andare, dormire lì tra le tegole calde e il marmo tiepido. Ma una lacrima maledetta scendeva ultuosa lungo la sua guancia e non la poteva ignorare, la proteggeva con le sue parole non pronunciate e ci rimuginava sopra come un bardo annerito.
Pensava, pensava troppo, o forse troppo poco: siediti gli diceva il suo cervello, stai lì fermo e smetti di additarti.
Dov'è il problema?
Qual è il problema?
Chi è il problema?
E la risposta era sempre la stessa.
Io.
Io.
Io.
Ma non era vero e Caronte che spirava lo sapeva e Scirocco che urlava lo sapeva e Libeccio che piangeva lo sapeva: il suo cervello lo sapeva, ma la sua mente non dormiva e lacrimava...
"Perché?" si ripeteva.
Ma non v'è risposta ai comportamenti umani, solo accettazione dei risultati: non puoi aspettarti la logicità in quel che accade intorno ai sentimenti.
Oggi sei innamorato e va tutto bene, domani sei eccitato e va tutto bene, domani qualcun altro sbatte contro una spalla e tutto va a puttane, non c'è niente di logico, se non definire logico il casuale...
Non doveva piangere, non doveva pensare: doveva solo dormire.
Ma le sue braccia non volevano dormire, volevano accarezzare, e le sue gambe intrecciarsi e le sue labbra schiudersi e poi fondersi e poi riaprirsi e poi perdersi; i suoi occhi lasciarono cadere un'altra lacrima: non andava bene.
Non poteva continuare così a farsi del male ed il suo cuore contrastato lo sapeva, lo conosceva bene dopotutto, ma anche il suo cervello lo sapeva e per la prima volta i due erano d'accordo: "Basta!" urlavano, e lui non ascoltava.
Cuore e cervello insieme però sono una grande forza, quando guidano un uomo divisi fanno grandi cose, quando decidono di farlo insieme queste divengono sublimi!
"Che facciamo?", cominciò il Cuore.
"Addormentiamolo!", replicò il Cervello.
"Se dormisse in questo stato patetico ricominceremmo da capo domattina! Ci vorrebbero endorfine!", sparò lì il muscolo.
"Ci sono delle regole per quelle cose... lo potrei addormentare in un attimo, ma per le endorfine ci sono delle regole ben precise, deve fare o ricevere qualcosa che lo appaghi, e allora avrà appagamento: non posso fare le cose a modo mio!"
"E una volta appagato faremo di lui quel che vogliamo?"
"Il meglio per tutti e tre!"
"Allora sei tu la mente, come cominciamo?"
"Io se fossi in te comincerei a battere un po' più forte..."
"E poi?"
"Poi lascia il resto a me: so il fatto mio, tu fa solo si che creda d'avere una forte emozione!"
"Ma la ha già!"
"Questa sarà diversa, fidati, sarò io a guidarla stavolta e non tu..."
"Stai cercando di litigare di nuovo?"
"No ovviamente! Non è questo il momento di rivalità stupide: Fidati e basta!"
"Bah: fidarsi della logica."
Il petto cominciò a muoversi ritmico, sempre più velocemente, spinto da una forza inesorabile, inarrestabile, l'uomo si guardò intorno come in preda al panico, cercando di capire cosa provocasse quel caos all'interno della sua gabbia toracica, o se fosse solo causa del caldo.
I suoi occhi rossi e stanchi andarono a cozzare restii verso la figura della luna che si nascondeva di nuovo tra le nuvole in maniera casuale e folle...
La siluette che in realtà era solo una tara mentale si costruì nel suo animo dalla luna, e il Cervello iniziò ciò che aveva promesso al Cuore!
La figura si staccò dalla luna e camminando lenta, con un passo felpato ed uno danzato, quasi claudicante s'avvicinò su d'una scala fittizia, fino alla finestra della mansarda e s'accasciò accanto all'uomo, che la guardava ammutolito e spaventato: i battiti ancora frenetici aumentarono...
La donna fatta d'ombra nuvole e luce gli sfiorò il viso con una mano e lo guardò senza orbite e palpebre, ma solo luce giallastra.
Una mano carnosa e scura s'avvinghiò ad una mano eterea, ma stringeva la ringhiera!
Il Cervello era un artista, le sue creazioni, con un miscuglio di realtà immaginazione e ormoni sfidavano la solida verità.
E l'uomo si ritrovò a baciare, ad odiare, ad amare, si ritrovò etereo e solido tra le braccia fittizie d'un amore irreale e vero e duro e puro e impuro e ingannevole: tutto insieme in un crogiuolo malvagio e sublime.
Le labbra umide volevano ancora spossatezza, il sesso turgido appagamento, la mente traviata altra di quella vita... ed infine arrivarono le endorfine, come il Cervello aveva promesso, e come anche il Cuore voleva, le mani lasciarono quelle fittizie e ne abbracciarono le spalle aeree felice, contento, snervato, distrutto!
Appagato felice, senza pensieri o parole, il cuore in un tumulto cardiaco e il cervello spento, s'addormentò stanco senza remore, col sorriso sul volto.
La mattina lo trovarono sul marciapiede così: tutto graffi e lividi, come se fosse stato picchiato a sangue, sorridente nella parte ancora sana di volto, il cuore risultò ad un esame più attento come scoppiato, ed il cranio era spaccato e sfondato: era morto felice, da infelice.
Era morto da folle.
Era morto da Anonimo uomo.
Era morto a causa d'un cuore.
Era morto a causa d'un cervello.
Per sua fortuna però non era morto a causa d'un amore: quello infine lo aveva avuto!