L'ATROCE FINE DI MISS FLORY

scritto da ellissa
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
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Testo: L'ATROCE FINE DI MISS FLORY
di ellissa

La cara e dolce Miss Flory è scomparsa, e, mister O'hara, il potente marito di miss Flory incarica l'agenzia investigativa "COMPANY % COMPANY WHO LOSE FIND “ affinchè la ritrovi al più presto, ma....................


IV PUNTATA


L'ATROCE FINE DI MISS FLORY




Intanto la voce di O’Hara era salita di un ottavo. Anche nel pieno dell’ira, manteneva intatta l’acquisita dignità di miliardario fattosi con le proprie mani.
-Perché, ripeto, voi mi portiate qui quel bastardo figlio di una cagna che si è permesso il lusso di giocarmi questo piccolo scherzo. Vi chiederete, con meraviglia, come mai voglia buttare via una barca di quattrini quando ormai il rospo è già stato ingoiato. Ma perché cari miei, qui non si tratta più della finta morte di mia moglie, sì perché questo dovete saperlo: mia moglie non è morta come taluni vorrebbero far credere.
Lo guardarono sempre più allibiti, via via che mister O’Hara tracciava a grandi linee le basi dell’accaduto si sentivano sempre più a contatto con l’intera vicenda. Anche Minnie si concentrò sul racconto smozzicandosi le unghie.
-Mia moglie non è morta!- precisò O’hara, in un lampo d’ira!
Vedendo lo stupore invadere quei visi resi immobili dall’attesa.
-Le foto sparse qua e là da giornalisti privi di scrupoli, sono false. Si sono serviti certamente di una controfigura, ma nella stessa camera di mia moglie, capite?!?!
Allora dov’è l’inghippo vi chiederete, visto che lei è viva. E qui O’hara ringhiò.
-l’inghippo è che quei figli d’una baldracca vogliono giocarmi per delle azioni che ho acquistato sulle Acciaierie Spotick. Non sto a dilungarmi qui ….
Si asciugò il sudore che lo inondava ogni qualvolta nominava quelle azioni.
-…… per spiegarvi com’è andato il fatto, si tratta solo di una faccenda privata. Ma in questo c’entra la dirittura morale della Ditta Spotick – Spotick che è cosi sbalorditiva da poter permettersi di annullare e non concedere le sue azioni a tutti quelli che risultano coinvolti in scandali giornalistici.
Capirete, dunque la portata, e l’entità di per se grave, del tiro giocatomi.
Un momento!
Fece O’hara, bloccando con un gesto della mano le parole di Jim, che ancora non erano state pronunciate.
-Forse vi state chiedendo perché mai mia moglie avesse scelto un mulatto per i suoi passatempi!.... Beh! Si vede che si era stancata dell’intellettuale di turno e che della carne soda e fresca stava solleticando i suoi appetiti.
Ma credo di capire che sto parlando con dei ragazzi abbastanza svegli!
L’adulazione produsse l’effetto voluto, si essi erano pronti a capire e a giustificare.
-Sapete bene quindi come vanno queste cose.
Si essi lo sapevano.
Mister O’Hara continuò:
-Le mogli, di noi uomini,
E qui sottolineando “noi uomini,” intendeva naturalmente solo i suoi pari.
-E’ giusto che ogni tanto si concedano qualche piccolo svago. Noi mariti d’altronde procuriamo loro tutto il necessario: il lusso, il nome, una ricchezza.
Ma d’altro canto, il posto che noi dirigenti per nascita e censo occupiamo in questa ristretta e preziosa nicchia, ci porta a svolgere un duro lavoro, affinché il resto dell’umanità possa pacificamente seguire il proprio misero tran-tran quotidiano.
E questo lavoro, non ci concede il benché minimo riposo; il tempo che per altri è ozio noi lo continuiamo a dedicare agli affari. Affari conclusi nei campi da golf, nelle palestre tra una sauna e l’altra, fra cene e prime teatrali.
E tutto ciò il popolo e quel branco di faine che ci viene dietro lo chiamano hobbies, Tirò una lunga e profumata boccata di fumo dal suo sigaro, stava proprio impartendo una bella lezione di economia, politica e scienze sociali, ne fu compiaciuto e continuò.
-Le donne, vedete sono curiose, e mi scusi la signorina, ma non stiamo certo parlando di lei. Minnie tossicchiò e gli lanciò un malizioso sorriso.
-le donne dicevo, sono anche maligne, si può ben dire che hanno imparato alla nostra scuola. E qui sorrise.
. Ve la immaginate una segretaria che viene ignorata, che so! dal direttore generale? ma andrebbe in giro a raccontare a tutti dio solo sa che cosa. Che è un impotente, che non gli piacciono le donne, con tutte le conseguenze che potete ben immaginare. In quattro e quattrotto il povero direttore si troverebbe l’intero fabbricato invaso dai finocchi.
Gli occhi di Jim brillarono.
-E che dire poi dei nostri pari, quelli del nostro giro, così attaccati alle vecchie tradizioni.
L’apparenza innanzi tutto, signori miei! Vedete bene che mi resta ben poco tempo da dedicare a mia moglie. Veramente dura la vita d’un uomo nato a grandi destini.
Si soffermò un po’, ogni qualvolta che faceva una tiritera del genere ricordava sempre quel passo del de bello gallico letto tanti anni addietro a scuola, dove Cesare veniva acclamato “Moglie di tutti i mariti e marito di tutte le mogli” chissà perché?
Ma si riprese subito sorseggiando dello scocth.
– Di conseguenza anche mia moglie, nonostante il nostro sia un grande amore e credetemi che lo è davvero; anche mia moglie, miss Florie, è stata trascinata in questa routine dalle sue amiche. Si nascondono a vicenda il bello di turno per poi passarselo l’una all’altra con gran mistero ed eccitazioni varie.
Decise di farla finita, anche se il pubblico lo seguiva, lui si era stancato. Concedette magnanimo, il beneficio del dubbio.
-Spero di non avervi stancato con questa lunga chiacchierata, vedo che i vostri bicchieri si sono vuotati, ma di ciò se ne prenderà cura Giorgio.
Gli piaceva chiamare Giorgio il suo barman, era un suono che gli riempiva la bocca, e le consonanti rotolavano fra i suoi denti scontrandosi piacevolmente con le vocali. Giorgio il barman, era un ragazzo minuto e sottile, dai movimenti scattanti, agile come un felino; chissà! Che forse anche Mister O’Hara nutriva le stesse passioni della moglie?
-Vi ho fatto un diagramma abbastanza chiaro di tutta la situazione e da ciò che mi date ad intendere vedo che siete dei bravi ragazzi e usate andare diritti al nocciolo della questione.
Giorgio arrivò e riempì con abilità i bicchieri di ognuno, ancheggiava leggermente, ma forse era colpa della gincana eseguita nell’attraversare il salone stipato di mobili.
-In quanto alla paga ….
Continuò M. H’Oara
.-sarete rimborsati profumatamente, non è questo il punto;
Qui ci sono quindicimila dollari più le spese, so che vi fate pagare forte, ma so anche che portate a termine tutti gli incarichi che vi vengono affidati.
Ma non chiedetemi di più altrimenti potrei denunciarvi per violazione di domicilio, intesi?!?
Sempre meglio ricorrere alle maniere forti. Il vecchio metodo del bastone e della carota, da che mondo è mondo, è sempre stato valido.
O’hara nell’esporre la questione, si era via via calmato. Adesso aveva degli uomini pronti a trovargli il reo, poteva rilassarsi e si rilassò.
Fece servire una doppia razione di beveraggi, cosa che fu molto gradita, i sigari sarebbero stati offerti a missione compiuta.
Avrebbe speso parecchio in tutta questa faccenda, ma l’importante era salvare le azioni della Spotick-Spotick consegnando loro l’autore dell’infame scandalo.
-Mister O’hara
Disse Jim
-Voi siete un uomo degno di ogni stima per cui accettiamo l’incarico, e anche il compenso ci sembra buono.
Ma a questo punto, scusateci, noi si vorrebbe parlare con vostra moglie.
-Si vorremmo proprio vedere la signora Florie O’Hara, rincarò Henry, e la sua mano accarezzava pericolosamente l’impugnatura della sua luger.
O’hara si schiarì la gola, bisognava spiegare a quei due che Florie era abituata a prendere un martini dietro l’altro, e quello delle undici andava sotto il nome del “Martini delle undici”
-Fra poco miss Flori scenderà per prendere il suo solito martini delle 11, anzi dovrebbe essere già qui.
Il cuculo rosso dorato in quel preciso momento uscì dalla casina di legno e cuculò per undici volte: Martini … Martini ….. Martini … I miracoli della tecnica!... confermando le parole di O’hara.
-ecco sono le undici, così potrete parlarle. Però niente scherzi, ci tengo a ribadire che quelle foto non sono vere, nessuno mi ha dato ascolto, nemmeno la polizia, ma voi dovete credermi.
Confermò, sbattendo un pugno sul tavolo: lo scocciavano i dubbiosi.
-Ma …
Arrischiò Jim
-Niente ma! si è trattato di una controfigura, ve l’ho già detto.
Il piano è stato architettato molto bene, l’unica cosa vera è che sono spariti tutti i gioielli, mia moglie ieri sera era qui con me.
Si era appena tornati da teatro e si stava centellinando l’ultimo goccio, prima di ritirarci nelle nostre stanze; poi quando siamo saliti abbiamo visto tutta quell’ira di dio, e del resto potete rendervene conto voi stessi, non appena miss florie scenderà: non è affatto rapata.
Questa notizia fece fatica a penetrare nel loro cranio e quasi ci rimasero.
Come! I tabloid dei giornali, la tv, i blog tutti riportavano la notizia di miss flori rapata, le descrizioni erano là: precise. Ma d’altronde se mister O’Hara diceva che non era rapata, vuol dire che era così, loro erano obbligati a crederci, non era forse il marito costui? E quindi se non lo sapeva lui chi altri poteva dirlo?!?!
Certo anche Minnie ci rimase male, anche lei aveva saputo di miss Flori rapata, ma lei era la segretaria e per di più pendeva dalle labbra e dal cuore di Henry, ed Henry non si muoveva non diceva parole, quindi anche lei restò ferma, bloccata sul puff rosso, posto a destra del divano per chi entrava dall’ampia balconata.
Ma era già trascorsa mezz’ora da quando il cucù aveva annunciato gli undici tocchi di martini e miss flori non era ancora scesa.
Mister O’Hara si muoveva irrequieto, ogni tanto appoggiava per poi staccarla con mossa brusca, la schiena ampia e possente, dai braccioli intarsiati Luigi XV. Si sentiva, secondo dopo secondo il gelo invadere la stanza; come una forte scossa vibrava nell’ampio salone, e invano Jennifer , la cameriera messicana, con aria indifferente passava il piumino sulla scrivania e sui mobili dietro le tende, quella donna doveva sapere molto di più di quando dava ad intendere con il suo fare diabolicamente tranquillo.
Tutto era teso ed irreale e nessuno riusciva ad inghiottire nulla dal proprio bicchiere, terrorizzato dal rumore che il pomo d’Adamo avrebbe potuto fare andando su e giù.
Fu mister O’Hara a spezzare l’incubo nel quale era immersa l’immensa sala, con fare risoluto mandò Jennifer nei piani superiori e con tono secco le ordinò di pregare la signora di raggiungerli nei piani sottostanti.
Jennifer sicura e precisa posò con cura il piumino, si sistemò il grembiulino, passò il dito umettato di saliva sulle sue folte ciglia e infine sentendosi pronta, salì l’ampia gradinata che dal salone portava ai piani superiori.
Non appena il ticchettio dei suoi tacchi si sperse nel vuoto, li sentirono ticchettare precipitosamente giù, e con aria affannata trattenuta a stento affinchè nulla andasse a scapito e alla dignità del suo lavoro, Jennifer tornò dicendo che la porta era chiusa a chiave o quando meno resisteva abbondantemente alla pressione delle sue mani e per di più ai suoi sommessi richiami, nessuno rispondeva da dietro la porta.
L’ ansia, la sorpresa, la tensione tutto giocò a favore
L'ATROCE FINE DI MISS FLORY testo di ellissa
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