Seduto sul pizzo
d'alta montagna,
osservo le rondini,
esiliate, figlie d'un mondo
andato,
dei contorni sfumato.
E' sera.
La paura non spera,
cala la luna,
è luce all'orizzonte,
anelito che coglie,
e raccoglie
i frutti del giorno,
mentre conta, ripara
intesse, si para,
dal vento del tempo,
menefreghista lento
che gioca con l'eterno
in un girotondo ossesso,
e fesso,
si crede immortale.
E' notte.
Guarda che splendida luna,
le calende, gli inizi
odo gli stizzì
d'un giorno faticato,
ma tu lasciati andare,
col capo posato,
sul mio ventre,
mentre ti accarezzo
con le mie speranze spente.
E' paziente l'esistenza,
ed io non offro grandi cose,
mani sporche, le unghie erose
l' occhi che riflettono
fasci di rose,
che all'orizzonte, come spose
bramano il mio sguardo,
mentre l'anima in letargo
finalmente sente nascere
la nuova primavera.
E' tempo di scrivere
è l'alba degli andati,
dei dispersi,
gl'innamorati;
è l'eco degli iati
che sopiscono,
i giorni andati,
e come gatti randagi,
amanti ripudiati
salutano la vita,
con gli occhi azzurro cielo:
Sono i poeti,
il loro animo è sereno,
le unghie erose,
delle labbra,
loro spose
è il sudore, la fatica
cristallizzazione d'una vita
intessuta su carta
fotografia eterna,
ferma, immota
somiglia all'anima ignota
al volto oscuro,
camuso, insicuro.
E' l'alba dei poeti
la primavera dei discreti
la notte degli umili,
dalla vita impersonale
che seduti agli arsenali
attendono l'amata
che sia figlia, donna
o la speranza andata.
Li riconosci dallo sguardo,
lasciati stupire
avvolgere,
dal loro urgente ardire
e del loro dire
non giudicare,
osserva:
I silenzi mezzani, il sudore delle mani
ispirazione e menzogna
e insieme a lui,
sogna,
sogna.
E' la maraviglia che striglia
via lo sporco
e lascia poco,
giusto il tocco
d'un nuovo patire
ch'attende solo,
il paziente sentire.
I poeti testo di Ludovicagabbiani23