Julio e Cristina: una poetica dell’apparizione

scritto da giorgiog1
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Testo: Julio e Cristina: una poetica dell’apparizione
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L’incontro tra Julio Cortázar e Cristina Peri Rossi a Parigi sembra uscito da uno dei racconti dello stesso Cortázar: due intelligenze affini, due esili, due scritture migranti che si riconoscono prima ancora di parlarsi. Lei, più giovane di quasi trent’anni, “donna di selvatica bellezza”; lui, alto, magro, con la barba lieve e gli occhi azzurri, già figura centrale della letteratura ispanoamericana. Da quell’incontro nasce un’amicizia intensa, nutrita di stima, gioco, complicità.
Quando si separano, Cortázar lascia a Cristina una lettera che è quasi un piccolo mito personale: la “manina fredda, un passerotto nella pioggia”, l’immagine dell’unicorno che beve dalla mano della fanciulla negli arazzi medievali.
È un’immagine di fiducia assoluta, di resa gentile, di un rapporto che non vuole possedere ma apparire, come un animale raro che si lascia avvicinare solo da chi sa vedere oltre la superficie.
È in questo clima che nasce Cinqo poemas para Cris, accompagnato da una premessa che è già dichiarazione d’amore letterario: Cortázar sa che Cristina “leggerà oltre le parole”, là dove si incontra la verità di un testo.
È un riconoscimento raro: la lettura come atto di intimità, come forma di alleanza.
Ed ecco che dalla penna di Julio prende il volo questa bella poesia:

Ora scrivo uccelli

Non li vedo arrivare, non li scelgo,
di colpo eccoli lì, sono questo,
uno stormo di parole,
scendono
una
ad
una
sui fili della pagina,
pigolano, beccano, grandine di ali
e io non ho pane per loro, soltanto
li lascio venire. A volte
sono quell’albero
a volte
l’amore.

Gli uccelli-parole non sono scelti: arrivano. La scrittura non è un esercizio di volontà, ma un fenomeno naturale, un’apparizione.
Le parole si posano “sui fili della pagina” come uno stormo improvviso, pigolano, beccano, portano con sé un’energia autonoma.
Il poeta non fa altro che lasciarle venire. A volte è il poeta stesso l’albero su cui si posano, a volte è l’amore che le attira.
Questa immagine dell’imprevisto attraversa tutta l’opera di Cortázar.

Nato a Bruxelles nel 1914, cresciuto in Argentina, antiperonista convinto, si rifugia in Francia nel 1951 e vive quasi sempre a Parigi.
Nei suoi racconti, da Bestiario a Las armas secretas,  la realtà quotidiana si incrina, si apre a dimensioni fantastiche, inquietanti, talvolta allucinate.
Borges lo stimava profondamente; la critica lo ha spesso accostato a ?echov e a Poe per la capacità di trasformare l’ordinario in perturbante. Il suo romanzo più celebre, Rayuela (1963), è un dispositivo narrativo rivoluzionario: 155 capitoli che il lettore può attraversare in ordine lineare o seguendo un percorso alternativo indicato dall’autore.
Cristina Peri Rossi, nata a Montevideo nel 1941 e costretta all’esilio nel 1972, è una delle voci più importanti della letteratura ispano-americana contemporanea.
Poetessa, narratrice, giornalista, traduttrice, ha costruito un’opera centrata sul desiderio, sull’identità, sull’amore come territorio di metamorfosi. Il suo linguaggio, denso di allusioni e metafore, dialoga naturalmente con la sensibilità cortazariana. Nel 2021 ha ricevuto il Premio Miguel de Cervantes, il massimo riconoscimento della letteratura in lingua spagnola.
L’incontro tra Cortázar e Peri Rossi, dunque, non è solo un episodio biografico: è un nodo simbolico. Due scritture che vivono di apparizioni, di migrazioni, di affetti che non chiedono definizioni. Ora scrivo uccelli diventa così non solo un dono personale, ma una piccola chiave per leggere entrambi: la poesia come stormo improvviso, la relazione come unicorno che si avvicina, la parola come luogo in cui l’amore trova la sua forma più vera.

Julio e Cristina: una poetica dell’apparizione testo di giorgiog1
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