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La continua messinscena
come se il mondo fosse scena,
di artistico in realtà
ben poco ha
e, unendosi alla finzione,
sembra quasi una punizione.
Perché per esistere nel mondo
la maschera devi indossare,
il tuo volto non sei libero di mostrare
se venire allo scoperto
ti qualifica come inesperto.
E se l’identità
corrisponde a verità,
si fraintende con la nullità
poiché solo l’artefatto
è d’effetto a primo impatto.
Ma la recitazione
è vera esibizione
invece la vita come finzione
non è altro che illusione.
E mentre nel palcoscenico
del reale lo spettacolo
non è un ostacolo,
nel mondo a vita un atto scenico
non puoi recitare
se prima o poi
lo devi abbandonare
quando ogni recita finisce
e perciò si tradisce:
dunque ciò che vale
non è la maschera di Carnevale.