AFORIS...MONE

scritto da circense
Scritto 9 anni fa • Pubblicato 9 anni fa • Revisionato 9 anni fa
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AFORIS...MONE
- Nota dell'autore circense

Testo: AFORIS...MONE
di circense

Quel freddo mattino ad un'ora imprecisata quattro comari se ne stavano in raccolta
nel tumulto di un cielo denso di nubi minacciose e tra di loro facevano a gara con
dire civettuolo giocando a chi fosse la più bella.
Una decantava la sua forma, un'altra l'ampiezza o l'estensione dispiegata come
fosse la coda di un pavone, chi la candida e soffice spuma, chi ancora il bianco
candore dei suoi contorni.
Sospinta dal vento giunse al loro fianco una sorella; una piccola nube trepidante
e felice di unirsi a questa allegra combriccola.
Ma nel preciso momento in cui essa timidamente provò ad avvicinare un solo lembo
in congiunzione, le altre con un chiaro segno d'irritazione fecero come per allontanarsi
con un brusco movimento, lasciandola così sul posto: in disparte.
Non gradiamo la tua vicinanza tuonarono in coro ma con voce stridula!
Non hai un bell'aspetto nessuna sostanziale forma ed il tuo contatto ci fa
sfigurare all'occhio di chi dal basso ci ammira.
Ma...ma...ma...ma io sono come voi rispose la piccola nuvoletta incredula
dell'accaduto! Come voi son fatta della stessa materia!
Perché mi deridete?
Non ho una bella forma perché mi piace prender tempo per decidere come apparire;
questa attesa per me è sinonimo di vita, di ciò che sarò, del divenire e di tutto quello
che potrò fare.
La mia sarà magari una forma sgraziata ,ma io la vivo come un punto di partenza
e non d'arrivo.
Perché non comprendete il mio punto di vista?
Le quattro comari stizzite da cotanta inaccettabile irruenza di quella piccola
screanzata chiamarono in aiuto il vento chiedendo una intercessione: e quello da
imparziale disinteressato spettatore con una folata le sospinse un po' più in la alle spalle
della cima di quel monte; lasciando la piccolina sul posto in compagnia della sua sola
sconfortante solitudine.
Fu così che la nube divenuta ormai grande perché carica di lacrime pronte a sgorgare
decise di riversare il suo dolore laddove nessuno potesse vederla finanche osservarla
dal basso; chiese quindi anch'essa l'aiuto del vento spiegando le proprie motivazioni
e lo supplicò di darle una spinta così energica da indirizzarla oltre ogni terra dove
ci fosse vita.
Il suo desiderio venne "e non con poca fatica de vento" esaudito; e d'improvviso
si ritrovò sotto un sole cocente a sovrastare un'immensa distesa di dune di sabbia
arse e cocenti in un silenzio assoluto.
Ecco disse. adesso posso piangere; adesso posso liberarmi del malcontento che
mi porto dentro, qui dove nessuno può prendersi gioco di me.
Cominciò in un pianto abbondante scaricando al suolo una quantità tale d'acqua
che quel manto giallo e arido prese vita brulicando come un'immensa oasi di vita.
Sgranò gli occhi incredula: era questo il mio destino urlò felice mentre poco a poco
svaniva nel cielo.
Piangere e soffrire per creare, per dar vita.
Spremette le sue ultime gocce di felicità dissolvendosi appagata della sua esistenza.
AFORIS...MONE testo di circense
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