Spezie

scritto da MauroS
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Autore del testo MauroS

Testo: Spezie
di MauroS

Sonno, tanto. Stanchezza, tanta. Ma anche tranquillità. Tanta.
Il dondolare del cammello, lento e ritmico, lo stava facendo addormentare. Ancora pochi giorni di viaggio e sarebbe stato a casa. Dopo cinque anni. Cinque anni e infinite strade.
Karim era partito da Sidone, sul mare, nell'anno 537 dell’Egira nel mese di Safar. Aveva lasciato la sua famiglia di mercanti perché con loro non aveva futuro. Non aveva il suo, di futuro. Tutto era legato ad un solo pensiero, la prosperità. Erano tempi non facili e ognuno pensava solo a racimolare qualche bene. Nella sua casa non c’era posto per niente altro. Fin da bambino. Aveva da sempre il bisogno di sentire intorno a se’ persone amorevoli, affettuose, gentili. Aveva da sempre il bisogno di una carezza o di un abbraccio. Ma niente. Quando era cresciuto, si era sentito dire che l’amore per la famiglia dipendeva da quanto si possedeva. Dipendeva da quanto si riusciva a mettere in tavola, da quanto si poteva esibire per il nome della famiglia. Aveva subìto questo modo di essere, ma non lo aveva mai fatto suo. Aveva bisogno di altro, ma per tanto tempo era rimasto troppo piccolo per decidere.
Quando aveva raggiunto i 25 anni, aveva capito che il tempo era giunto. Fino ad allora era stato un figlio obbediente e rispettoso, aveva aiutato il padre e lo zio nel loro fondaco e aveva rispettato con deferenza la madre. Ma adesso sentiva giunto il momento di andare. Voleva vedere i luoghi da dove arrivavano le mercanzie che la sua famiglia commerciava, conoscere le genti di quei paesi e capire se ci fosse da qualche parte quello che aveva sempre sperato di avere.
Chiese al padre e allo zio la parte che gli spettava per gli anni di aiuto e partì verso quei paesi lontani di cui aveva sentito parlare tanto e in modi così misteriosi.
Ricordava adesso, mentre il cammello lo dondolava, come fosse partito, aggregandosi ad una carovana che andava verso il sorgere il sole. Superare le montagne dietro alla sua città fu poco faticoso, arrivare a Damasco anche. Dopo una sosta di una settimana, ripartirono e attraversarono il deserto della Siria, per arrivare prima al fiume Eufrate e poi a Baghdad sul fiume Tigri. In questa prima parte del viaggio fu sempre in compagnia di un vecchio mercante, che aveva fatto quel viaggio tante e tante volte. Il vecchio raccontava sempre storie sui luoghi che avrebbero raggiunto, parlava di animali fantastici, di genti strane, di dei con tante braccia e di uno con una pancia enorme. Karim era stupito da questi racconti. Lui credeva nel suo unico Dio, Allah Il Misericordioso, Il Compassionevole, L’Immenso. Venerava il suo Profeta Muhammad, Il Messaggero di Dio, Il Sigillo dei Profeti. Pregava cinque volte al giorno e osservava i precetti contenuti nel al-Qur??n. Perciò i racconti del vecchio quasi lo intimorivano. Il vecchio però, sorrideva e diceva che tanti erano i modi di chiamare e onorare Dio e che tutti erano buoni. Se non lo fossero stati, Allah L’Immenso non li avrebbe tollerati. Così come, aggiungeva sempre il vecchio, tanti erano i modi di vivere, tanti i modi di parlare degli uomini, ma tutti egualmente degni di essere accettati e ascoltati.
Karim dopo queste conversazioni, nel suo giaciglio, ripensava alle parole del vecchio e, giorno dopo giorno, capiva che, nel mondo, la regola era la diversità e la varietà. E che ogni diversità e varietà era buona e ben accetta. Piano piano, giorno dopo giorno, si accorse anche che vari e diversi erano ugualmente gli uomini che incontrava.
Nelle vie di Damasco e di Baghdad aveva visto molte persone e i loro modi di fare. Madri che chiamavano i bambini, spariti in mezzo ai mercanti, e che si abbassavano ad abbracciarli e a sollevarli quando sbucavano, correndo, da dietro un cammello accovacciato. Padri che parlavano fitto fitto e a bassa voce con i figli più grandi che ascoltavano a capo chino e rispettoso, padri che, alla fine, posavano sulle spalle dei figli una mano, magari secca e nodosa e, con un sorriso, sottolineavano e confermavano il loro affetto per chi sarebbe rimasto dopo di loro.
Queste scene lo avevano turbato non poco, sulle prime. Gli lasciavano una sensazione strana, come di desiderio e contemporaneamente di imbarazzo. Non si ricordava che con lui avessero mai fatto cose simili, e ne sentiva un’acuto senso di mancanza.
Il vecchio poi, con tutte le sue favole sulle cose strane e diverse che aveva visto, aveva aggiunto altra confusione.
Karim, lentamente, vedeva e sentiva un mondo tutto diverso da come lo aveva visto a Sidone e da come ne parlava la sua famiglia.
Dopo aver sostato a lungo a Baghdad, con gli altri suoi compagni di viaggio riprese il cammino, di oasi in oasi e di caravanserraglio in caravanserraglio. Teheran, Mashhad ?Ali, città santa, Kabul, Peshawar, Delhi, Varanasi e infine Kolkata, sul mare immenso. Un anno di viaggio. Con soste lunghe e commerci nuovi. In tutte queste città Karim vedeva cose meravigliose, moltitudini di persone, tante e strane usanze, tante e strane merci. Lo meravigliavano i comportamenti della gente, e la varietà delle mercanzie. Come agivano le persone lo sorprendeva sempre, specie quando vedeva gruppi di una stessa famiglia. Osservava come si parlavano, i loro visi, i gesti che si scambiavano. E sempre vedeva cose che non aveva visto mai, o quasi mai, nella sua di famiglia.
Anche le mercanzie lo incuriosivano tanto. Scimitarre lavorate, tappeti arrotolati, piatti e narghilè in metalli lucidi, cuscini morbidi e sgargianti. Però le mercanzie che gli parevano più belle, erano le spezie. Man mano che andava sempre più avanti, di città in città, ne vedeva sempre più numerose. Alcune le conosceva, perché erano commerciate anche dalla sua famiglia, ma ce n’erano anche molte di sconosciute. Riconosceva la cannella, a forma di bastoncini rossastri, dal sapore caldo e profumato, e il pepe nero, con le sue gemme scure, col suo odore forte e balsamico. Altre però non le conosceva perché i suoi familiari commerciavano solo quelle spezie che assicuravano il più alto profitto. Il vecchio rideva quando Karim chiedeva i nomi e gli usi delle spezie a lui sconosciute. Rideva, e diceva che era inutile sapere di una cosa, senza sapere della sua origine, e cambiava discorso.
Solo dopo molte insistenze, il vecchio disse a Karim che, per capire le spezie, bisognava averle viste prima che fossero mostrate nei mercati. Bisognava averle conosciute insieme alle piante da cui nascevano, per poter capire la preziosità di una cosa che diventava tanto diversa da quando nasceva, dalla sua pianta. Queste parole, ricordava, lo lasciavano pieno di domande. Cosa voleva dire diventare diversi da quando si nasceva? Cosa voleva dire nascere in un modo e diventare poi un’altra cosa? Pensava alle cose e alle persone. Lui non si sentiva diverso da quando era un bambino. Era più grande, aveva la barba, i muscoli di un uomo, il carattere di un adulto, ma in fondo aveva ancora i desideri di quando era più piccolo. Desiderava ancora affetto e benevolenza, che aveva sentito sempre poco, desiderava ancora considerazione e attenzione, più per quello che era che per chi era. Lo desiderava da sempre, anche se ormai con poca fiducia.
E come diventavano diverse le spezie? Da quali piante nascevano, come si trasformavano? La sua curiosità diventava sempre più grande.
Durante il viaggio, con la guida e gli insegnamenti del vecchio, era diventato un bravo mercante. Faceva piccoli affari che, occasione dopo occasione, gli fruttavano sempre più spesso un modesto guadagno. E, affare dopo affare, aveva raccolto una buona riserva di denaro. Sperava di averne abbastanza per poter acquistare delle buone merci, da riportare alla sua famiglia e poterne trarre profitto. Alla fine di quasi un anno di viaggio, affari qua e là, consigli e, lunghe conversazioni con il vecchio di sera, davanti al fuoco dei vari accampamenti, arrivarono nella città di Kolkata. Era una città grande, affollata, con tanti bazar e tanti mercanti. Da ogni paese e di ogni tipo. Si comprava e si vendeva di tutto, ma ormai a Karim interessavano solo le spezie. Il vecchio gli aveva detto che erano una merce molto preziosa, molto richiesta dai popoli che vivevano al di là del mare di Sidone, la sua città. Venivano usate per profumare, per medicare, per curare, per dare sapore ai cibi. Venivano pagate molto, ed erano facili da trasportare. Anche una modesta quantità poteva ripagare con profitto un viaggio così lungo.
Il bazar delle spezie di Kolkata era molto grande e ci si trovavano molti mercanti. Tutti vendevano le spezie dei propri paesi, anche molto lontani e misteriosi. Nei primi mesi Karim imparò a conoscere quasi tutte le spezie che di trovavano a Kolkata. Scoprì i chiodi di garofano, boccioli seccati di una pianta molto alta che cresceva in isole lontane molte lune in mezzo al grande mare. Avevano un profumo forte, dolce, caldo. Il vecchio gli diceva che erano molto ricercati come medicamenti per i dolori, si usavano nei cibi, addirittura servivano contro gli insetti fastidiosi. Conobbe il cardamomo, quello verde che veniva da un’isola non molto lontana dal paese della città di Kolkata, e quello nero, che veniva dalle altissime montagne che aveva intravisto verso la fine del suo viaggio. Si usava per insaporire in riso e per profumare il tè, oppure per curare gli occhi e i denti. Imparò ad apprezzare lo zenzero, dal sapore pungente, che si ricavava dal tubero di una pianta bassa, che mostrava dei piccoli fiori viola molto belli. Era ricercato per il sapore che aggiungeva ai cibi, per aiutare il dopo pasto e per calmare la febbre.
Tutto questo Karim imparava, un giorno dopo l’altro, e intanto, quasi senza capirlo bene, imparava anche che la diversità tra le cose era dappertutto. Anche tra le persone. Imparava che, come le spezie erano diverse quando erano piante da quando erano polvere, semi, grani, le persone erano diverse quando erano mercanti da quando erano padri o da quando erano figli. Imparava che i figli non rimanevano legati a quello che i padri avevano o non avevano dato loro. Imparava che le madri potevano amare i figli anche in modi che i figli non capivano, imparava che non si rimane mai come quando si è bambini. Quello che non ci è stato dato da bambini non lo si potrà mai ritrovare da grandi, ma imparava anche che si poteva essere più preziosi perché si poteva colmare quel senso di mancanza con una nuova consapevolezza. Di essere parte di un tutto molto più grande, molto più colorato e variegato.
Trascorse due anni a Kolkata, imparando, comprando, vendendo, guadagnando. Un altro anno volle trascorrerlo per conoscere il grande paese dove si trovava quella città. Dappertutto, sempre ,vide costruzioni enormi, statue di dei d’oro e di pietra, sorrisi bianchissimi in tutte le persone che conobbe. Tanti sorrisi, più genuini nelle persone più povere, più menzogneri nelle persone più ricche. Questo tempo, lungo e lento come una seconda rinascita, gli fece capire che, anche se una pianta riceve poca acqua, dà sempre dei frutti, magari pochi, ma lo fa. Gli fece capire che le persone non possono dare cose diverse da quello che sono. Non possono essere diverse da quello che danno. Era un paese immenso, con tante facce diverse, tanti modi di essere, tante usanze strane ai suoi occhi, come tante spezie diverse, che ogni giorno scopriva o ritrovava.
Gli fece comprendere che ogni uomo, come ogni spezia aveva una grande importanza, che in ogni posto che visitava veniva usata in modi diversi, e che ogni spezia, come ogni uomo, è una cosa certamente più preziosa della pianta dalla quale trae origine, anche se, senza quella, non potrebbe essere nulla. Capì, alla fine, anche la cosa più importante. Che il mondo che aveva conosciuto era bello, perché fatto di mille colori diversi e di mille profumi diversi. Si rese conto, prima con confusione e poi con sempre maggiore sicurezza, che anche lui era importante, perché aveva saputo scoprire in sé tutti i suoi colori e tutti i suoi profumi. Anche lui, come le spezie, era prezioso e unico, anche se la pianta dalla quale era nato non lo aveva nutrito come sarebbe stato giusto. Quella pianta aveva fatto quello che aveva saputo fare. Lui era riuscito, all'inizio con fatica, con tristezza, con timore e confusione, a far nascere dentro di sé una persona nuova, con tutti i colori e i profumi del mondo, anche se non avrebbe mai dimenticato i suoi desideri insoddisfatti di bambino e di ragazzo, anche se non aveva avuto quegli abbracci che aveva visto dalle madri e quei segni di appartenenza che aveva visto dai padri, nei mercati che aveva visitato e nelle genti che aveva conosciuto.
Ne avrebbe sempre sentito la mancanza, ma ormai sapeva che dentro di sé c’era tanto di nuovo e di bello, che avrebbe potuto dividerlo con chiunque avesse voluto accostarsi a lui.
Partì da Kolkata con un buon carico di spezie, colorate e profumate oltre ogni immaginazione, attraversò tutto quel grande paese per arrivare ad un altro mare, scoprendo ancora cose nuove, che lo sorprendevano sempre.
Vide altre città strane e grandi, percorse strade e montagne e campagne molto diverse, a volte rosse e infuocate, a volte annegate nel verde dei boschi e dei prati. Conobbe molte persone, pellegrini che andavano a raggiungere templi di dei sconosciuti, contadini che spingevano animali grandi e lenti, donne avvolte in abiti ampi, colorati e svolazzanti circondate da frotte di bambini scuri, scalzi, seminudi e allegri. Vide anche persone trascinate per le strade in catene, da uomini a cavallo e senza misericordia. Dormì in accampamenti dove tutti si scambiavano auguri ma dove c'erano anche occhi acuti e avidi sulle sue mercanzie. Karim sorrideva sempre più spesso, vedeva tutto ciò e gli pareva bello, in fondo. Bello perché, come le sue spezie, era di mille colori diversi e con mille storie diverse. Sorrideva, perché tutto questo faceva parte di lui. Avendo visto tanto, ogni cosa diventava una parte piccola, piccola ma molto importante, perché senza quella il tutto sarebbe stato meno tutto.
Quel lungo viaggio era proseguito su una piccola nave che tornava verso le sue terre, restando sempre in vista della costa e spinta dai venti buoni della stagione adatta. Si era avvicinato molto alla sua città. Per mare era arrivato fino ad Hormuz, poi ancora più su, alla foce dei due grandi fiumi, poi, ancora con i cammelli, a Baghdad e a Damasco. Restavano ormai solo gli ultimi giorni, e poi sarebbe arrivato a casa. Avrebbe portato cose nuove e sconosciute, avrebbe dato prestigio alla sua famiglia, anche se non si aspettava gesti di affetto per il ritorno, ma solo gesti di ammirazione per il profitto. Ma questo non era più così importante, perché sapeva di aver fatto un lungo viaggio. Aveva conosciuto il mondo come mai i suoi familiari avrebbero saputo fare, e aveva fatto un viaggio, anche più lungo, che gli aveva fatto conoscere sé stesso, come non era mai capitato a nessuno della sua famiglia. Come le spezie che portava con sé, era diventato molto più prezioso della pianta dalla quale era nato. Sonno, tanto. Stanchezza, tanta. Ma anche tranquillità. Tanta. E mentre dondolava sul cammello, con gli occhi chiusi, sorrideva.


Spezie testo di MauroS
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