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Non dirò mai che se ne è andata,
la parola “morta” ha un suono troppo definitivo e io non posso permettermelo, se la nomino così, smette di ascoltare.
La conobbi quando l’autunno aveva già divorato ogni colore, non ricordo il giorno, ricordo solo il freddo che mi entrò nelle ossa, quando disse il mio nome per la prima volta.
Mi amò con quella fretta cieca di chi teme che il tempo si esaurisca prima dei gesti, ed io ricambiai, o almeno, questo è ciò che mi ripeto ogni notte.
Tre inverni, poi il silenzio le entrò nel petto e non uscì più.
Volevo gridare, ma il grido è un lusso di chi crede ancora che qualcuno possa rispondere, cosi, ho seppellito la voce insieme a lei.
Fu lì che l’errore cominciò.
Non era solo il suo corpo, avevo seppellito la possibilità di dimenticarla.
La chiusi nella cripta sotto casa e dissi a me stesso che era per proteggerla.
La verità è che era per proteggermi dall’idea, di un mondo senza la sua assenza.
Ogni sera scendo, non per parlare con lei, non più, parlo a me stesso e la sua assenza risponde, meglio di qualsiasi voce.
Mi dice che sono ridicolo, che sto marcendo insieme alla pietra.
Io annuisco, perché l’assenso è l’unica forma di dialogo che mi resta.
Dicono che sto impazzendo, lo sento bisbigliare oltre il muro, quando voglio credere di non sentire.
Dicono che la casa respira, che di notte i passi non sono i miei:
Hanno ragione, i passi sono i miei, ma non li riconosco più.
Qualcosa in me cammina da solo e io lo seguo per non restare fermo a un passo dalla verità.
La verità è semplice e mi fa prudere le mani:
Non la trattengo per amore,
la trattengo perché ho paura di ciò che resta quando l’amore finisce e resta quel vuoto.
E il vuoto, parla e quando parla, dice solo il tuo nome.
Ogni sera, prima di chiudere il chiavistello, le poso un anello sul dito freddo, non è un gesto di devozione, ma è un patto.
Le prometto che non la lascerò sola e lei mi promette di non lasciarmi andare, così rimaniamo qui, come due prigionieri che si sorvegliano a vicenda.
Un giorno scenderanno per me e troveranno la porta chiusa dall’interno e giudicheranno senza sapere.
Non sanno che la follia è stata l’unica cosa che mi ha tenuto sano.
Senza di lei, sarei costretto a vivere con me stesso.
E non c’è sepolcro più buio di quello.