L'immane succhiotto

scritto da alessandro belloni
Pubblicato 22 anni fa • Revisionato 22 anni fa
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Autore del testo alessandro belloni

Testo: L'immane succhiotto
di alessandro belloni



Superato il casello col biiip! del Telepass la manò calò sulla patta ben chiusa del mio jeans.
Lei mi guardava con occhi lascivi, intorno a noi solo il fruscio del vento oltre i cento, in aumento peraltro, che frustava la mia utilitaria.
Settimo Torinese, ad uscire, via verso Milano, poi, fra un'ora, si vedrà.
Fingo indifferenza, guardo il traffico, ma il turgore si manifesta subdolo.
L'uomo e il suo pene: due cervelli distinti.
La mano fruga, preme, indaga.
L'idea non mi dispiace.
Improvvise e furtive mi colgono immagini di teste tuffate sul sesso, gambe piegate e succhi umorali.
Poi la strada che scorre sotto, sobbalzi e rappezzi, cantieri eternamente aperti.
La sera incombe, ma lenta chè è estate oramai.
Troppo lenta però per nascondere movimenti regolari della sua testa su di me.
Mi guarda morsicandosi il labbro: c'è buio abbastanza?
No, sì, forse.
Io guido, lei apre la zip cozzando con le unghie sulla carne lucida e tesa.
E via che si va, scivolando nel velluto con una parte di me, mentre la sua testa batte un ritmo sincopato: su e giù, su e giù.
Io guardo davanti e poi dietro, dedicando tempo e attenzione ai tre specchi.
Il braccio sinistro alzato contro il vetro, tanto per schermare un pò.
Mi pare che ci vedano tutti.
E forse è così, chissà.
Su e giù, su e giù.
Implacabile operazione pneumo- idraulica.
Risucchi e sbuffi e gemiti, cartelli stradali, Milano novanta chilometri.
Passo dai cento ai centotrenta in continuazione, rallentando quando chi mi affianca lo fa con lentezza o accelerando per sfuggire senza essere notato dagli altrui abitacoli.
E i camion?
Vedranno la di lei pompante figura mi sa.
E suda, anche.
La sento con la mano destra, che scorre dal pomello del cambio di freddo legno alla fornace che ha tra le cosce.
Frugo anche io, maledizione al traffico, ai cantieri ed hai sobbalzi.
Luci abbaglianti nello specchietto, chi è?
Mi vede che godo?
Che figura di merda.
No, non mi ha visto.
Milano ottanta chilometri.
Su e giù, su e giù.
Sensazioni contrastanti dal profondo.
Un paio di volte sto per imboccare il bivio che porta all'eruzione ma sbaglio strada.
Sono distratto, forse.
Maledetto traffico di rientro.
Ed io tengo la seconda corsia, a volte la terza.
Cerco spazio libero, dovessi venirmene all'improvviso non voglio testimoni se non lei.
Prego.
La sua bocca piena di me, dai che arrivo.
No.
Un pullmann a cento metri, cambia corsia lampeggiando pigro col giallo delle sue freccione.
Il ritmo scende appena appena.
Mi inarco allora, su che che ce la fai.
Su e giù, su e giù e settanta, anzi no, cazzo solo cinquantacinque chilometri a Milano.
Ma quant'è che va avanti?
E allora la sento, che aumenta il ritmo, una guerra personale tra donna e cazzo.
Lo stringe con la mano anellata, lo centellina come Mina il microfono.
E con la stessa grazia e rispetto lo tratta.
Ecco, forse...forse, sento un rimescolìo nel ventre, come il teletrasporto del primo Star Trek.
Boh, l'ho sempre visualizzato così quel pizzicorino di preparazione allo sgancio, strana connivenza sensoriale tra vista e viscere.
Dicevo, ecco che si va...dai, dai.
Niente.
Piccola onda di riflusso, il sangue torna in giro, falso allarme.
E su e giù e su e giù, ed anche intorno adesso, che maestria.
Quaranta chilometri a Milano, il cartello era Biandrate se non erro.
Ho anche il tempo di concentrarmi sulle località, brutto segno.
A volte perdo la cognizione del membro, mi pare che lei sia solo accoccolata sul mio grembo.
Accartocciata; meglio.
Bruttissimo segno.
E mettici un po' di buona volontà, dai.
Pensa ad un bel porno magari, aiutati, prima che comici a pensare che di lei non te ne importa più.
E' una donna, ha strani processi mentali.
E se per ripicca me lo morde?
Potrebbe pensare che, inutile per inutile, meglio bruciarsi i ponti dietro, hai visto mai che qualcun'altra...
Il su e giù ora è scomposto, lei suda come una scrofa ed i vetri ne risentono.
L'unica auto sulla A-qualcosa coi vetri appannati in pieno maggio che cambia corsia ogni tre minuti: fossi nella Società Autostrade l'avrei già segnalata a qualche pattuglia.
Cosa?
Barriera di Milano a dieci chilometri.
Non ci credo, io ho ancora i pantaloni alle ginocchia.
Lei poco fa mi ha lanciato un'occhiata, ne sono certo.
Quel che ho visto non mi è piaciuto nemmeno un po'.
Mi odia o forse si odia.
Cristosanto, ma perchè non vengo?
Un attimo di oblìo e risolviamo la situazione, no?
E invece qui si configura un dramma, una scena madre, già lo vedo.
Tutto per un miserabile pompino.
Ti prego, reagisci maledetto, non senti che lei sta cedendo?
La vuoi vedere sconfitta, ho capito.
Una erezione di cento e passa chilometri.
Un po' sono orgoglioso però.
Decido in un attimo: accosto, scagliando la freccia di destra più che accenderla.
Mi infilo mezzo di traverso nella piazzuola di sosta, luci di posizione accese.
Anzi tengo il freno, così mi vedono meglio con gli stop.
E se mi tampona un camion?
Succede spesso.
Tutto appannato, non vedo più niente fuori, solo le comete dei fari delle auto che sfrecciano.
E che mi vedono fermo lì, tutto intraversato con i freni tirati e i vetri bianchi di vapore.
Penseranno che son fermo a scopare, come un'adolescente.
Abbasso di un pelo i finestri, per cercare di salvare le apparenze.
I vetri si puliscono un pò, allora socchiudo il tettuccio e richiudo il finestrino di destra.
Nel silenzio solo i clic! dei tasti e il fric! dei cristalli, oltre al risucchio disperato.
Che situazione di cacca.
Su e giù, su e...
Si rialza, dopo un'ora di esercizio estenuante.
Le ha tentate tutte ed ha perso.
Mi guarda come un cerbiatto fa con il furgone che lo sta per investire.
Cerco di alleggerire la tensione.
- Che caldo, eh?
Lei non cambia espressione.
- Anche i finestrini. Quando ho sentito con quale precisione manovravi i finestrini dopo un'ora di pompa ho capito che era finita.
Come pompa?
Non ha mai detto una parolaccia prima d'ora.
Poi si butta indietro, in preda ad atroci dolori.
Mi sa che s'è infiammata qualche nervo, poverina.
Riparto mestamente.
Lei si lamenta con le mani a coppa sull'occhio destro: - Ahia, ahia, mi scoppia la testa.
Altro biiip al Telepass meneghino.
Siamo in città e nessuno dice nulla, solo lamenti suoi ed imbarazzo mio.
Con tutto ciò mi accorgo che ce l'ho ancora di fuori, dritto come un palo.
Totemico quasi.
Rinfodero senza dare nell'occhio.
Mi fermo sotto casa sua e tento un bacio distensivo.
Mi evita uggiolando, sempre con la mano sull'occhio.
Esce e gira dietro la macchina, perchè mi sono fermato troppo vicino a quelle parcheggiate e dal davanti non ci passa.
Barcolla un po' sui tacchi a palafitta.
Mi sento una merda.
Butto l'occhio nel retrovisore e non vedo nulla, perchè lei nell'esatto istante s'è piegata in due per una fitta d'emicrania più intensa.
Ingrano la retro e scatto con un pò di imprevista rabbia.
Sento un tonfo ma lo ignoro, perchè voglio arrivare a casa in fretta per dimenticare tutta la faccenda con una salomonica sega.
Non guardo nemmeno alle spalle, sono sconvolto.
C'eravamo tanto divertiti oggi, e poi era solo...solo un pompino, niente di che.
Guarda cosa ti va a succedere.




Appena dopo la salomonica sega di cui parlavo, ho deciso di chiamarla.
Questione di coscienza, volevo rassicurarla sulla solidità del sentimento.
Non risponde, me l'aspettavo.
Mi chiama un paio d'ore dopo dall'ospedale.
Le ho fratturato il bacino e le hanno messo anche un collarino semirigido, senza spiegarsi la connessione tra le due patologie traumatiche.
Quella me la spiego io.
Mi metto a letto e spengo la luce.
Domani vado a trovarla con un mazzo di fiori.
Le donne...
L'immane succhiotto testo di alessandro belloni
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