Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Mi sedetti sfinito sul prato. Dopo giorni di cammino, ancora non ero riuscito a trovare l’uscita di quel labirinto. Eravamo soli : io e la distesa d’erba ornata dei più colorati fiori primaverili, o almeno così credevo. Un’ape si posò su un fiore ed io fermai lo sguardo ad osservare come operasse con così tanta passione in quello che era il suo mestiere, quell’impollinare i fiori. Un’attività quella delle api importantissima non solo per la produzione del dolce miele ma anche poiché l’impollinazione garantisce anche la riproduzione di diverse piante e la nascita di varie colture. Quell’ape che si presentava come un essere così piccolo e forse agli occhi di molti inconsapevole della sua importanza, ai miei occhi pareva quasi aver la consapevolezza del motivo per cui operasse e fosse ancor più diligente in quell’attività dell’impollinazione, poiché a conoscenza di quale fosse il senso più profondo della sua esistenza . Guardandola così presa dal suo lavoro, pensai a quanto io invece fossi confuso su quale fosse il motivo per cui io fossi stato chiamato al mondo, quale fosse lo scopo reale della mia di esistenza. Il vento con il suo soffio forte mi portò via una lacrima dal viso come farebbe il soffio di una madre sull’occhio che scaccia via ogni granello di terra o sabbia intrufolatosi dentro. Mentre contemplavo la bellezza primaverile , mi accorsi che l’ombra di una donna venne proiettata dalla luce solare sul prato. incuriosito dal vedere chi fosse alzai lo sguardo “meno male non sono il solo ad essersi perso “ pensai. Mi alzai in piedi provando a fare qualche passo verso quella donna , ma quando le fui abbastanza vicino sentì come se i miei piedi fossero incollati sul terreno erboso: non riuscivo più a muovermi né avanti, né indietro, né a destra né a sinistra. Quando il mio sguardò mise a fuoco l’immagine della donna che mi stava osservando, mi accorsi che il suo volto era nascosto : lo teneva incappucciato , coprendolo con un elegante mantello grigio, sembrava quasi si stesse in qualche modo nascondendo. “Anche lei si è perduta?” le chiesi “sta cercando di uscire dal labirinto?”Uscire? Rispose lei. E perché mai? Qui su quest’erba fiorita io sono certa di stare al sicuro, lontano dai pericoli e dai giudizi del mondo esterno. O Almeno questo è ciò che pensavo prima di incontrarti. “E come mai copre il suo volto ?” le chiesi. “Sono quella donna che teme ogni sguardo, ha paura di essere giudicata. Magari penseresti che io non sia abbastanza bella , o mi diresti che mi avresti immaginata in maniera diversa , così mi copro. Sai qui anche se sono sola in questo prato tra i fiori io mi sento al sicuro, per questo non esco, e ti consiglierei anche a te di non cercare una via d’uscita dal labirinto, perché non sai mai quello che potrai trovare fuori, mentre qui hai un giardino di cui puoi godere la bellezza, puoi correre, saltare, sentire il profumo dei fiori , e nei momenti di stanchezza hai un verde prato su cui ti puoi riposare. Ma dimmi perché hai così tanta voglia di andartene via ? cosa ti spinge ad uscire? “Sa Signora , a volte non so chi vorrei essere, non so quale sia il senso della mia vita, il motivo per cui sono stato chiamato al mondo. Non dico di non aver degli obiettivi, questo no ! ma temo di non essere abbastanza bravo per raggiungerli”. “ E allora perché tanta fretta di uscire – rispose lei – sai ragazzo, i desideri spesso si rivelano essere solo delle grandi delusioni. Noi ci costruiamo grandi sogni nelle nostre teste, ma saremo abbastanza forti per sopportare le difficoltà e le eventuali critiche che incontreremo sui nostri cammini? Meglio non rischiare, sediamoci qui sul prato dove non potrà accaderci niente, fidati di questa vecchia e saggia signora”. Così dicendo si sedette, accarezzò con le dita un fiore e mi fece cenno con la mano di sedere accanto a lei. Quando toccò con le dita il prato mi accorsi che anch’esso stava assumendo lo stesso colore grigio del suo mantello, le foglie smisero di muoversi al ritmo del vento ed anche io quando mi sedetti accanto a lei , mi bloccai in un certo senso, ma non fisicamente, iniziai a sentire dentro di me che forse aveva ragione : era meglio stare lì fermi che affrontare i pericoli fuori dal labirinto. “Posso sapere il Suo nome ?”le chiesi volendola ringraziare per il consiglio datomi poco prima. Quel consiglio che all’inizio forse mi aveva fatto storcere il naso ma ora che sedevo accanto a lei, mi sembrava così prezioso. Dopo essersi sistemata il cappuccio che teneva sul capo, mi disse “Sono colei che si assicura che non ti accada niente, e a volte ciò significa rinunciare a stare tra la gente. Di me sai non ti accorgi, perché io arrivo piano, ma vedi poi con gli occhi tremar forte la mano. Ti puoi sentir bloccato e non riesci più a scappare da ciò che ti spaventa e ti senti sprofondare , in mezzo a sabbie mobili , in mezzo ai tuoi timori , ma se ti affidi a loro ti tireranno fuori , da tutti quei pericoli che rischi di affrontare, da tutte quelle critiche che rischi di ascoltare. Io sono la paura e da te potrò arrivare, se so che c’è bisogno di farti un po' frenare. È meglio sai sognare e starsene al sicuro , che rischiare di ferirsi ricevendo un colpo duro. Così ti terrò a casa e resterai protetto, la mente tua oltre il cielo, ma il corpo sotto un tetto.” “Paura una cosa devi dirmela: perché sei vestita di grigio? Forse ti sembrerà una domanda sciocca, ma ora che ti vedo posso dirti che ti avrei immaginata in maniera diversa. Se avessi dovuto darti un colore, avrei immaginato che fossi vestita di nero perché ammetto che Ho sempre pensato a te come un qualcosa solo di negativo “. La donna accarezzò il velo che portava in volto e mi disse “è un errore comune giovanotto, le paure che esistono nel mondo sono tantissime. Alcune ti bloccano e altre però possono spronarti ad impegnarti nel raggiungere i tuoi obiettivi come ad es. la paura di fallire in qualcosa, può spronarti a fare del tuo meglio. Sai mi piace classificare le paure degli uomini in due principali categorie: la prima è la paura che le cose possono andare male e la seconda è la paura che le cose possano andare bene. Entrambe possono portare le persone a rimanere bloccate e ferme lì dove sono, sotto la loro campana di vetro , possiamo dire quindi nella loro zona di comfort. Nel caso del primo tipo di paura però il temere che le cose vadano male e quindi l’essere frenati pur di evitare di incappare in situazioni spiacevoli, non sempre è un qualcosa di negativo, poiché può proteggerci talvolta dal commettere sciocchezze. Questo tipo di paura probabilmente ci fa riflettere più attentamente prima di compiere le nostre azioni. Il secondo tipo di paura invece ossia che le cose vadano bene, è forse la paura più spietata a mio parere, poiché ci blocca ma non per proteggerci da qualcosa , ma perché ad es. ci fa temere di affrontare un cambiamento (sentimentale, lavorativo, famigliare) anche se sappiamo che esso comporterà un qualcosa di positivo.Vedi giovanotto, talvolta arrivo per far riflettere e proteggere, ed anche se posso bloccare le persone, io non sono vestita di nero perché non sono un qualcosa di irrimediabile come la morte, perché a differenza di quest’ultima non sono un qualcosa di definitivo :io posso essere affrontata e superata, per questo sono vestita di grigio. “ L’ascoltai attentamente e Mentre mi alzavo in piedi con le gambe che mi tremavano , le dissi.
“Sai paura, io non conosco cosa mi aspetti fuori dal labirinto, ma sento che devo rischiare, devo provare a fare un passo e andare avanti per cercare l’uscita. È vero ho timore di non essere all’altezza delle mie aspirazioni, ma sento una voce dentro di me che mi dice di doverci provare, di dovermi mettere in gioco. Non si può restare tutta la vita sotto un tetto, sotto una protezione o una campana di vetro , bisogna avere il coraggio di vivere e affrontare quello che verrà. “ L’anziana donna tolse la mano dal prato e il colore grigio che aveva dapprima avvolto l’erba ed i fiori, piano piano scomparve. Il prato tornò ad assumere il colore acceso e verde della flora primaverile. Ma dimmi paura - le chiesi -perché copri ancora il tuo volto, se ti sei rivelata? Perché giovanotto- disse lei- nascondo il viso con il mantello così quando tornerò da te , tu penserai di non conoscermi, perché nascondendo il mio volto , lo renderò anonimo, neutro , senza segni particolari o che mi facciano distinguere dagli altri volti. E quando rivedrai la mia ombra riflettersi su un prato, un asfalto di città o in una stanza, non sarai mai completamente certo che io ti abbia lasciato”. Feci un passo avanti e quando mi voltai per salutare quella donna, vidi lentamente scomparire l’immagine della sua ombra sul prato. Camminai per molte ore , i piedi mi bruciavano a tal punto che quasi non li sentivo più : sembravano essere diventati un’entità a sé, come se fossero staccati dal mio corpo e andassero in automatico nel movimento della camminata. Mentre attraversavo arrancando il terreno fiorito ,il mio sguardo fu colpito da un raggio di sole che illuminava dei bellissimi fiori gialli : i Narcisi. Ne colsi uno e chiudendo gli occhi , ne annusai dolcemente il profumo. L’aroma di quel fiore mi penetrò dentro le narici, fino a toccare ogni più piccola cellula del mio corpo, raggiungendo anche il mio cranio ed ogni pensiero custodito per molto tempo da esso in segreto, ma che ora dopo il contatto con quel fiore era pronto ad essere espulso , a venir partorito. Quando riaprii gli occhi, mi parve di trovarmi davanti due donne molto eleganti: una vestita di un giallo che richiamava l’acceso colore dei narcisi, l’altra di verde. Si tenevano sotto braccio e camminavano con aria di superiorità , sussurrandosi di tanto in tanto reciprocamente qualcosa all’orecchio, coprendosi la bocca con la mano , chissà forse nel tentativo di non farmi percepire alcuna sillaba o non permettermi di leggere in alcun modo il labiale. Mi avvicinai confidando loro di essermi perso, di star cercando l’uscita di quel labirinto , ma prima che potessero aprir bocca per indicarmi la strada, sentì dentro di me una strana sensazione, usciron dalla mia bocca parole che mai avrei pronunciato prima “sapete- dissi - il mio sogno è diventare uno scrittore. So cosa direte – ma dove vuoi andare? ce ne sono tantissimi oggigiorno- ed è vero, non posso darvi torto. Io però sono diverso e molti di coloro di cui potete leggere gli scritti, non valgono una goccia dell’inchiostro che fuoriesce dalla mia penna”, Le donne mi guardaron soddisfatte e dopo aver posato le mani su una roccia che stava loro di fianco, si presentarono. “Noi siamo quelle donne , che ti san far notare, chi potrà far carriera e chi dovrà lasciare stare. E sai la nostra arte è quella di scovare la stella che risiede in chi davvero sa brillare. E se teniam la mano coperta sulla bocca , è per parlare male di qualcosa che ci tocca, non sempre siamo oneste, ma se da te arriviamo è per farti capire che nulla c’è di strano , nel tuo puntare il dito quando fa rosicare veder qualcuno eccellere, guardarlo poi avanzare raggiungere obiettivi, mentre rimani fermo: un dito da puntare e una lingua per far scherno. Talvolta siam sorelle ,e un po' ci somigliamo ed arriviamo insieme a prenderti per mano. La gelosia e l’invidia ci chiama sai la gente, la prima veste in giallo ed io sono di verde. E quando tu ci incontri e noi ti apriamo gli occhi , parole sai di fuoco ricadon come fiocchi, sull’onda del successo di chi arriva lontano, da sol senza bisogno di prenderci la mano. La gelosia riguarda più un rapporto personale , si teme sai che muti, che non resti più uguale. Così forte è la paura di perder la persona , che tu ora sei suo schiavo e la gelosia è padrona , di immetter nella mente pensieri inesistenti , che sputano veleno sai come dei serpenti mordenti quelle prede che muoion lentamente così come un rapporto dapprima resistente. L’invidia sai riguarda invece più il successo : di chi non muove un dito vedendo nel riflesso delle medaglie altrui solo l’ombra di se stesso. IL dito di chi invidia può colpire la bellezza: una mano che sfigura mentre ti fa una carezza. E può sembrar gentile dapprima chi è invidioso,ma sai ha quel modo freddo ed è pericoloso, il fatto che ti lodi come tu fossi perfetto, ma quando poi ti volti ti sferra un colpo secco” . Le loro mani premevano così forte sulla roccia su cui si erano poggiate, da far quasi pensare che fosse stata messa lì in quel labirinto per sorreggere il peso del loro corpo , ed io potei notare facilmente le loro unghie pintate da un’ accesa tonalità di rosso. Guardandole più attentamente notai che l’invidia indossava un anello nero a forma di serpente che si arrotolava sul suo dito indice , come se fosse un boa che con pazienza dopo averlo intrappolato nelle sue spire , fosse pronto da un momento all’altro a stritolarlo lentamente fino ad inghiottirlo. Accortasi che la mia attenzione si era catapultata tutta su quell’anello, come un fulmine che si getta su una superfice metallica, cercò di sfilarsi l’anello dal dito per farmelo provare. In quel momento la mia mente si proiettò al ricordo dei miei compagni di corso di scrittura , a quanto fosse brava Annabel , e contemporaneamente a quanto fosse ingiusto che lei avesse ottenuto anche un contratto con un agente a fine corso, mentre io ero rimasto a mani vuote : è vero avevo tra le mani un attestato di partecipazione, ma non mi era stato proposto neanche il più misero contratto da firmare. In quel momento mi accorsi che quell’anello a forma di boa che indossava l’invidia, si teneva aggrappato saldamente alla carne del suo dito, diventato ormai gonfio e rosso , quasi rassegnato al suo destino di preda sacrificata nel riempire lo stomaco di quel rettile. Più le stringeva il dito con le sue viscide spire e più sentivo dentro di me che quella rabbia repressa e profonda che avevo covato fino a quel momento per il successo di Annabel ,si stava lentamente manifestando. Era come se per tanto tempo fossi riuscito a nasconderla dentro una gabbia di vetro: l’avessi alimentata, me ne fossi preso amabilmente cura (come fanno alcuni uomini con i cuccioli di leone): speranzosi e quasi certi, che quei felini una volta cresciuti ,si ricorderanno del bene ricevuto e non li sbraneranno. Preso dalla rabbia e dall’invidia per i successi altrui, Sbattei un pugno sulla roccia su cui erano poggiate quelle due eleganti donne e quando essa si ruppe, da dentro uscirono tante piccole serpi. La loro pelle era rivestita da uno strato di viscide squame dipinte da diverse tonalità di verde e giallo, proprio come gli abiti che indossavano quelle signore. L’invidia estrasse dalla tasca destra del suo abito verde un pacchetto di sigarette ed aspirandone con tutta la forza dei suoi polmoni il tabacco “Giovanotto – disse – pensavi di potermi nascondere a lungo. Forse chissà per molto tempo hai creduto che io fossi un sentimento a te ignoto, un numero sbagliato di calzatura, o una taglia stretta di un abito che non si adattava al tuo corpo, alla forma della tua pelle, ma invece ti sbagliavi : ero solo in letargo in quella tana dove risiedono i tuoi sentimenti , un rettile (quale sono ) che attendeva solo il momento giusto per svegliarsi e fuoriuscire. L’invidia caro mio, si annida nel cuore umano come una vipera nella sua tana.” Dopo aver pronunciato queste parole , la donna si apprestò a riportare alla bocca il mozzicone di quella sigaretta su cui sembrava voler sfogare tutta la sua rabbia repressa. La teneva tra le dita con una forza tale da sembrare quasi che la cartina che ricopriva il tabacco di quel mozzicone, si stesse per spezzare in due da un momento all’altro. Una voce dentro di me iniziò però a suggerirmi che forse mi stavo sbagliando : “Annabel quel successo probabilmente se lo merita – dissi all’invidia - sta vivendo il suo momento di gloria e forse chissà se riuscirò ad essere un po' più paziente magari con il tempo cavalcherò anche io quell’onda a cui tutti aspirano, ma che il fato riserva a pochi : l’onda del successo”. “Perché devi attendere domani ciò che ti spetta oggi ? “ rispose l’invidia gettando a terra il mozzicone ormai consumato dalla forma delle sue labbra. “perché forse per ora il fato nei suoi libri ha scritto il nome di Annabel sotto la parola “successo” e il mio ancora no. Sono ancora un frutto acerbo che deve attendere la sua maturazione per arrivare al massimo della sua bontà”. In quel momento notai che il dito dell’invidia dapprima soffocato dal suo anello a forma di boa, si stava sgonfiando. L’altra donna (la gelosia) si sistemò il suo vestito giallo nervosamente e piegando di scatto il braccio della sua amica , ci infilò sotto il suo , assumendo così la posizione di chi cammina sottobraccio. Sembrava quasi che si fosse infastidita del fatto che la sua amica si rivolgesse solo a me e non la considerasse più di tanto, che fosse quindi gelosa. Emise un leggero sorriso solo quando sentì nuovamente lo strato di pelle squamosa dell’invidia strusciare a contatto con la sua. Dopo averle sussurrato qualcosa all’orecchio coprendosi la bocca per non farsi sentire, si allontanarono insieme schiamazzando e ridendo tra di loro, tenendo il dito indice puntato verso di me, probabilmente per indicarmi. La notte scese sulla soffice distesa d’erba che accarezzava i miei piedi nudi, ma io non volevo fermarmi a riposare: dovevo proseguire il cammino che mi avrebbe condotto all’uscita del labirinto. Mentre avanzavo a fatica su per un’irta salita, notai una figura in lontananza che stava sdraiata in cima ad una collina: non so dire se fosse donna o uomo: so solo che aveva delle catene che la tenevano legata a terra e quando mi vide così stanco e affaticato, mi propose di sdraiarle accanto. Chiusi gli occhi cedendo alla stanchezza per qualche ora , ma quando mi risvegliai non avevo più voglia di alzarmi. Avrei voluto stare così per sempre: sdraiato l’ su quei ciuffi d’erba fresca che mi accarezzavano il corpo , con lo sguardo rivolto verso il cielo. “Ma chi me lo fa fare di faticare nella vita per diventar qualcuno, pensai. È tanto bello fermarsi e godere del riposo, senza stressarsi troppo. ”. Voltandomi verso a quella strana figura che mi sdraiava accanto provai a chiederle chi fosse e perché avesse delle catene sui polsi” io sono la persona che ti fa riposare, che ti evita gli sforzi di chi va a lavorare. La fronte mia è asciutta quando ci passi la mano: perché il sudore, è poco e scende piano piano. Non come la fatica che sulla fronte ha un mare, e se ci passi un dito ci rischia di annegare. Perché son la pigrizia ed ora non mi muovo: “ adesso non ne ho voglia , però poi mai ci provo. Perché io resto ferma e comoda sul prato, talvolta sai mi alzo ma poi per terra cado. Perché queste catene che porto sulle mani, mi tengon tranquilla senza pensieri o piani. È strano tu mi vedi ma sai per quella gente che ama la fatica , io divento trasparente. Perché sulla mia testa di sudor non c’è una goccia, invece sulla loro ricade come pioggia. E se ci passi un dito potrebbe anche affogare, in mezzo a quel sudore, salato come mare”. Dopo essersi presentata, si infilò addosso degli occhiali da sole – chissà forse per non farmi accorgere che si stava per addormentare- pensai e poggiò sulle sottili labbra un ciuffo d’erba appena colto. “Rimani qui e dormi un po' – mi disse – che tanto per stressarsi c’è sempre tempo”. Stetti accanto a lei ancora qualche ora. Inizialmente ero così rilassato e noncurante del tempo che passava, stavo così bene vicino a lei! Con lo scorrere delle ore, però iniziai ad annoiarmi “ io non ce la farei a stare tutta la vita accanto a te , Pigrizia- le confidai . È bello riposarsi non biasimarmi , ma quando lo si merita. Condurre una vita fermo a guardare il passaggio degli altri e le loro fatiche non fa per me. Ora credo proprio che sia meglio che vada , ho la fronte troppo secca , forse è ora che con la fatica annaffi un po' di pensieri nella mente. ” . Dopo averle detto queste parole , mi accorsi che quella figura stava assumendo un colore trasparente: le catene che indossava ai polsi scomparvero e quando finalmente riuscì ad alzarmi in piedi , un'altra donna (che compresi poi essere la fatica per via della mia fronte che diventa sudatissima) mi si appese a cavacecio sulle spalle e mi suggerì di proseguire senza voltarmi ,su un altro sentiero che mi avrebbe condotto all’uscita del labirinto. Ad ogni passo che facevo pur faticando per il peso di quella signora che mi portavo sulle spalle, mi sentivo piano piano sempre più sicuro di me e più camminavo avanti , più sbocciavano fiori coloratissimi sul verde terreno. Quando arrivai al cancello che mi avrebbe condotto all’uscita del labirinto, la fatica scomparve ed mi trovai davanti ad un giovane ragazzo vestito di rosso che teneva una rosa in mano, senza preoccuparsi di venir punto dalle spine che aveva sul gambo.Me la consegnò cordialmente ma prima vi etrasse a mani nude una ad una le spine. “ La fine del tuo viaggio, è l’incontro con la mano di me che son il coraggio e ti accompagno piano , a quella che è l’uscita di questo labirinto : che non esiste in vero , non dico che sia finto. Ma è nella tua mente che vivon le paure: l’invidia e la pigrizia che sono belve oscure. Ed io che posso offrirti soltanto questo fiore, ti accendo un fuoco dentro che ti rafforza il cuore. Poi ti aprirò le porte , ma dovrai uscir da solo : perché con le tue forze puoi prendere il tuo volo. E se dubiterai di quello che sai fare, in mezzo al labirinto continua a camminare. Che tanto con pazienza poi troverai l’uscita: i verdi prati a terra e sulle spalle la fatica.”. “Coraggio, ma come faccio ad essere sicuro di essere pronto ad affrontare quello che mi aspetta oltre l’uscita? Gli chiesi. “Perché trovare l’uscita è stato il frutto di una tua volontà : a nulla serve volere se non si ha il coraggio di agire”. Rispose lui. Mi aprì le porte, con le sue piccole e delicate mani, e spinto da un vento leggero uscii fuori dal labirinto.