Contenuti per adulti
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Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Nel suo ufficio le carte non entrano: invadono.
Non bussano, non si annunciano, semplicemente succedono.
Un giorno sono poche,
il giorno dopo
hanno già piantato radici
e discusso tra loro su chi occupa
il lato migliore della scrivania.
Non sono fogli:
sono una forma
di vita amministrativa.
Si annidano nei cassetti,
risalgono le pile,
si fingono dimenticate
solo per ricomparire
con più urgenza.
E quando pensi di averle domate,
cambiano stato: diventano
“scadute ma imprescindibili”.
Lei le chiama “pratiche”,
ma è una parola di cortesia,
quasi religiosa,
per non ammettere
che si tratta di una piccola
tirannia quotidiana
con timbri al posto delle armi.
Ogni documento
ha una personalità instabile:
prima sembra semplice,
poi si complica da solo,
poi chiede allegati,
integrazioni,
chiarimenti,
come se avesse deciso
di vendicarsi della tua pausa pranzo.
Le scrivanie non sono superfici:
sono territori contesi.
Da una parte
il tentativo umano di ordine,
dall’altra la risposta burocratica,
metodica, inesorabile,
che costruisce montagne di carta
con la pazienza delle ere geologiche.
E nel frattempo si lavora, sì.
Ma è un lavoro che somiglia
più a uno scavo archeologico
dentro un presente
che continua a stratificarsi
mentre lo guardi.
Ogni tanto qualcuno dice
“basta, sistemiamo tutto”.
È il momento in cui le carte
ridono senza fare rumore.
Perché sanno che l’ordine
è solo una pausa narrativa
tra un disastro protocollato
e il successivo.
E quando arriva sera,
non si chiude davvero niente.
Si abbassa solo il volume del caos,
come se le pratiche rispettassero
gli orari d’ufficio per educazione,
ma restassero lì, sveglie,
a riorganizzarsi da sole.
Domani sarà uguale.
Forse leggermente peggio.
Sicuramente più firmato.
Ma la vera innovazione dell’ufficio
resta una sola:
le carte non spariscono mai…
imparano solo
a sembrare indispensabili.