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La svegliò il ticchettio insistente. Ma cos’era, grandine? Si sollevò sui gomiti e con sgomento non riconobbe il posto. Girò la testa e la realtà irruppe senza intoppi. Lui era steso accanto a lei, russava leggermente con la bocca aperta. Un piccolo filo di bava lucida gli scivolava sul mento.
Si stropicciò gli occhi e inspirò quell’aria piena di umidità e di sesso. Con qualche contorsione scivolò fuori dal sacco a pelo. Inginocchiata tirò giù di qualche centimetro la zip dell’apertura della piccola tenda. Pioveva intensamente e le tende colorate luccicavano bagnate nell’alba grigia. Speriamo smetta, almeno per stasera. C’era pochissimo movimento, solo qualche figura indistinta che andava o veniva dai bagni chimici in fondo al grande piazzale.
Si girò verso di lui, lo guardò ancora per un istante mentre dormiva; quindi si chinò e avvicinò le labbra al suo orecchio.
«Pietro buongiorno» disse, e gli passò la punta della lingua sul lobo.
***
Finalmente aveva smesso. Si alzò in piedi e si guardò intorno. Una distesa di roba stesa a asciugare. E di teste. Capelli biondi, scuri, teste pelate, bandane. Umidi e stravaccati. Qualche chitarra e voce stonata. Odore dolciastro stagnante nell’aria, entrava nei polmoni e faceva girare la testa.
Ascoltava la gente intorno. Accenti diversi, del nord e del sud.
«Hanno detto a che ora aprono i cancelli?» chiese Giulia senza guardarlo.
«No… non so. Penso verso le cinque».
Lei alzò gli occhi al cielo e sospirò. Le passò un dito sotto l’occhio dove il mascara le stava colando. Gli sarebbe mancata.
«Grazie Pietro» e gli passò la mano tra i ricci scuri.
***
Le faceva male la spalla. Quel coglione l’aveva spinta, senza guardare, certo che la gente.
«Non male no? Ce l’abbiamo praticamente di fronte» disse Pietro guardando il grande palco davanti a loro. Lei annuì. Alzò un braccio e chiamò il ragazzo che vendeva le birre. Rigorosamente bicchieri di plastica.
«Che c’è Giulia?»
«Niente, non mi sembra vero. Se penso…»
«Ecco, non pensarci. Oggi siamo qui e basta».
Sì, sembra facile. Il ragazzo delle birre venne verso di loro.
***
Portatemi Dio, gli voglio parlare. Sì lo vorrei anch’io. Ormai non sentiva più le gambe. Si girò verso di lei. Giulia luccicava di sudore, non aveva smesso un attimo di saltare. Il bello doveva ancora venire.
«Non andare, resta qui» le gridò in un orecchio per farsi sentire.
Lei si fermò. Alzò le braccia e gli prese il volto tra le mani. La bocca le si allargò in un sorriso ma gli occhi stavano piangendo.
Lui sentì un brivido che dalla pancia voleva salire. Le lacrime cercarono di farsi strada ma le fermò. No, oggi no.
***
Tra quarantott’ore sarò lì. E che cazzo, perché mi fa piangere? Le luci si erano abbassate. Alzò gli occhi verso gli spalti e spalancò la bocca. Un milione di fiammelle.
Perché la vita è un brivido che vola via
È tutto un equilibrio sopra la follia
Lui dal palco guardava dritto verso di lei, si era tolto gli occhiali neri, gli occhi azzurri brillavano anche da quella distanza. Cercò la mano di Pietro. La strinse. Stava tremando. Probabilmente anche la sua.
***
La sentiva vicina. Calda. Tremante. Non smetteva più di cantare. Intorno a loro il delirio non diminuiva. Un odore acre di fumo gli aveva invaso la gola, quei ragazzi dietro avevano acceso dei fumogeni. Chissà come li avevano portati dentro.
Tossì e poi si mise la bandana su naso e bocca. Guardò Giulia per dirle di fare altrettanto ma lei sembrava immune. Gli occhi le brillavano sempre di più.
Poi le note conosciute. Quelle parole con il caratteristico accento emiliano.
A meno che tu non sia l'unica
L'unica per me, le altre le vedo
Le altre sì che le vedo…
Le sue gambe sulle spalle. Sentiva il peso, lei si muoveva, saltava, ballava. Pietro alzò la testa, guardò in alto. I capezzoli di Giulia puntavano liberi al cielo. Un rito pagano.
LaLalalalaaaa fammi godere
***
San Siro era un guscio vuoto. Qualcuno ancora cantava. Qualcuno rollava l’ultima malinconica canna. Pietro non parlava. Puzzava di birra rancida che gli avevano versato addosso. Gli accarezzò i capelli.
Si ritrovarono sul grande piazzale con la gente che si ammucchiava in direzione della stazione della metro. Il sogno stava finendo. Laggiù sarebbe stato il suo ricordo. Il loro ricordo.
«Dai Pietro andiamo che dobbiamo arrivare fino a Torino».
E si incamminarono tenendosi per mano. Era di nuovo il Tenente Giulia Falcone.