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Lo spicchio di luna sorniona,
fisso nel suo secolare sorriso,
è avvolto nel manto scuro
trafitto da sentieri stellati millenari;
nel suo tremulo fascio affogano
il dorso di sconfinate montagne,
antiche sentinelle caduche,
testimoni di epoche ora sbiadite.
Si sperde il tardo cinguettio del passero
tra rombi di motori lontani anni luce;
in chissà quale sperduto luogo lontano
esplodono ferite multicolori.
Solitaria, riposa sul terrazzino
la maculata sedia dell’ebbro patriarca,
s’innamora alla vista della lanterna cinese
che scivola silenziosa nella notte.
Dai rami degli alberi dei familiari campi
s’esalano le antiche storie di fattucchiere,
di morti assassinati, di nascosti amori:
si spandono per l’aria notturna.
È la comunione con i miei morti.
Si ammutolisce la lanterna,
è inghiottita dal buio. Un placido faro,
intermittente, sorvola la casa,
scrutato dallo spicchio di luna sorniona.