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Dietro la porta socchiusa del tempo
un pianto straziante cercava una direzione,
un’ombra deforme rubava il respiro
lasciando ferite nell'oppressione.
Avevo gli occhi di un bimbo,
ma il buio ha preteso che diventassi gigante.
Ho spinto quel legno, ho guardato l'inferno,
ho visto mia madre nel fango tremante.
Il sangue del sangue era il mostro strisciante,
il male seduto al tavolo del quotidiano.
Ma ho alzato la testa, ho spezzato la scure,
ho teso a mia madre la mia piccola mano.
La rabbia ha risposto al ruggito del lupo,
ho punito quell’ombra, l’ho spinta nel vuoto.
Ma i graffi sul viso rimangono incisi,
come crepe profonde in un mondo scosso.
Cercare l’oblio è un cammino di spine,
le tenebre ballano ancora d’intorno.
Ma dentro quel fuoco di grida e violenza
abbiamo forgiato il metallo più forte.
Non siamo più prede, non siamo più soli,
siamo guerrieri vestiti di ferro.
Asciuga quegli occhi, bellissima madre,
la notte è passata, difendo il tuo cielo.