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L’incredibile storia di Mariolina e le sue scarpette magiche.
Mariolina aveva tante virtù, ma quella del profitto scolastico proprio le mancava: ogni verifica era una pena, ogni interrogazione una scena muta.
Aveva poche amiche, a dire il vero solo una: Eleonora, inseparabile compagna di banco e di giochi.
Un giorno, rovistando in soffitta, Mariolina trovò un paio di scarpette tipo tennis con una stella blu. Non erano nuove, ma neanche così malandate. Le scarpe erano della sua misura, perfette per quel piedino da bambina. Le indossò e andò a scuola, come sempre.
Si sedette al banco. Accanto a lei, Eleonora: gentile, cordiale, presente.
Un colpo di tosse annunciò l’arrivo del professore di matematica: il professor Arnaldo Bissoli. Magro, occhiali sulla punta del naso, giacca di velluto consumata sui gomiti. Camminava con un passo che scricchiolava, come se ogni movimento fosse un rimprovero.
Appena seduto sulla cattedra disse: “Oggi interrogazione”, con la sua voce secca, geometrica.
Mariolina sbiancò: la paura non diventa mai abitudine.
Il professore aprì il libro a caso: “Pagina 12”.
E il numero 12 del registro? Esatto: Mariolina.
Lei si alzò. Il passo era incerto, ma le scarpette sembravano accompagnarla.
Il professor Bissoli la seguì con lo sguardo: per lui Mariolina era sempre stata una bambina grigia, una presenza che non brillava né disturbava. Una linea parallela alla sua.
“Mariolina, dimmi la radice quadrata di 25.”
“5” rispose lei, con una voce che non era la sua, o forse lo era per la prima volta.
Silenzio.
Dal primo all’ultimo banco, stupore.
“Risposta esatta” disse il professore, incredulo. La sua risatina breve, quasi un colpo di tosse, ruppe l’aria.
“Vediamo un’altra domanda, si sa: la fortuna confonde i meriti.”
Dal primo banco la figlia del farmacista e quella del maresciallo annuirono, compiaciute.
“Dimmi il risultato dell’espressione: 3 × 3 × (4 + 3). Dimmi, dimmi!” disse il professore, battendo i piedi sotto la cattedra.
“63” rispose Mariolina.
Un brusio si levò. Le prime della classe si scambiarono occhiate incredule.
Il professor Bissoli tamburellò con il gesso sulla lavagna: il suo gesto quando qualcosa lo colpiva davvero.
“Continuiamo” disse. “Due angoli sono complementari se la loro somma è…?”
La classe si fermò.
“Retto, cioè di 90 gradi” disse Mariolina, sicura.
Il professore la guardò come non l’aveva mai guardata: non come una bambina che non ce la fa, ma come un mistero.
“10 e lode. Puoi tornare al tuo banco.”
Da quel momento, tra loro nacque un legame silenzioso.
Il professore, che credeva che la matematica spiegasse tutto, si accorse che non riusciva a spiegare Mariolina.
E Mariolina, che aveva sempre avuto paura di lui, scoprì che anche gli adulti possono stupirsi.
All’uscita, Mariolina ed Eleonora trovarono ad aspettarle quelle del primo banco.
“Scusa” disse una di loro.
“Dici a me?” rispose Mariolina, sorpresa: era la prima volta che la compagna smorfiosa le rivolgeva la parola.
“Sì, proprio a te. Nel primo pomeriggio organizzo una festa: sei invitata. Solo tu, però. Sai, mio padre vuole che frequenti solo le prime della classe, come me.”
Mariolina era combattuta: andare alla festa e tradire Eleonora, oppure dire no alla società bene del paesino.
La tentazione di ciò che non si ha prese il sopravvento.
In quella casa tutto era finto. Anche l’acqua.
La sera, tornando a casa, Mariolina era disgustata.
Passò davanti alla casa di Eleonora. Si fermò.
La finestra spenta.
Le scarpette uguali alle sue sul granito.
Le stelle blu, amiche come loro.