Ladispoli, il caldo e l'amore.

scritto da riccardo andreani
Scritto 12 anni fa • Pubblicato 12 anni fa • Revisionato 12 anni fa
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Ladispoli, il caldo e l'amore.
- Nota dell'autore riccardo andreani

Testo: Ladispoli, il caldo e l'amore.
di riccardo andreani

Se ne stava tutto dritto appoggiato di schiena al muretto di piazza Roberto Rossellini, e con una mano, Cristiano si riordinava placidamente i capelli; sbuffando talvolta non vedendo i suoi amichetti arrivare. Sistematosi la mano, dopo l'ennesima volta che s'aggiustava i capelli, decise di provare a comprare uno di quei giornaletti luridi, che tanto vedeva sparsi per le vetrine dei giornalai; quindi con passo svelto, dando delle occhiate in giro, entrò dentro il giornalaio attiguo alle giostre; quelle dove la sera lui e suoi amichetti andavano divertendosi. Portava i calzoncini corti e una maglietta anch'essa con le maniche corte, e tutto indifferente e indiscreto, iniziò a manovrare i vari giornali che stavano riposti sullo scaffale. Prima di tutto con un'astuzia acuta, decise di prendere un giornale a caso e di sovrapporlo al giornaletto sozzo che avrebbe preso di li a poco se quel vecchiaccio dell'edicolante se ne fosse andato per un momento; infatti uscì per servire un cliente di fuori, e Cristiano, scrutando la situazione, Afferrò il primo giornaletto che vide e lo mise sotto a quello che aveva preso per primo. Rientrato il giornalaio - Che si precisa, è un vecchio mammalucco - Cristiano mostrò il giornale in lontananza e si fece dire il prezzo.'' Quanto costa? '' disse il ragazzo sorridendo, mostrando la bellezza dei suoi anni.'' Viene cinque euro. Ma dimmi una cosa, che ci fa un ragazzo come te con un giornale come questo? '' rispose il vecchio anche lui sorridendo. '' Come, come questo? '' aggiunse il ragazzo diventando tutto rosso. '' Come quello che tieni in mano, il giornale di cura dimagrante, a che ti serve? sei magro abbastanza mi pare. '' Cristiano tirò un sospiro e poi ricomponendosi mentalmente riprese a parlare, dando all'edicolante una risposta ben precisa: '' E' per mia madre. '' E l'edicolante sorridendo: '' Lo so lo so, adesso vai via, va. '' E dette queste parole, dopo aver pagato, Cristiano si congedò. A passi lenti arrivò alla prima panchina che vide e si sedette posizionandosi per bene, sistemandosi anche i capelli che aveva scomposti. Buttato il giornale della cura dimagrante, che gli era costata una figuraccia, Aprì invece quello lurido dandogli un occhiata freneticamente, avendo un imminente bava alla bocca. Con le poche immagini che aveva visto, Destò il sesso che pian piano tendeva ad ingrossarsi sotto la soffice stoffa dei pantaloncini corti; Cristiano intuendo l'eccitazione s'arrestò col pensiero. Poggiò il giornaletto sopra la panchina e tirò fuori dalla tasca destra del pantaloncino, una sigaretta mezza rotta; l'accese e cominciò a spippettarsela come un vecchio fumatore incallito. Enrico e Gabriele non si vedevano, e a piazza Roberto Rossellini - Che si precisa, si trova nel piccolo centro della cittadina di Ladispoli - il sole prendeva a soffocare le povere anime che c'erano in giro, e i pochi signori che con la giacca e la cravatta tornavano a casa dopo aver passato una pesante giornata di lavoro." Eppure la punta era alle due in piazza '' pensava intanto il ragazzo strofinandosi la fronte con il braccio, pulendosi dalle piccole gocce di sudore che gli appestavano il volto; se le tolse, e su quel visino si notò subito un'espressione disgraziata e puerile. A fargli cambiare l'espressione fu un bimbo in altalena, si cappottò mentre tentava di scendere da essa; ma la cosa strana e che non pianse; anzi sorrise mostrando a Cristiano - Che si trovava un poco più in là - di aver appena fatta la figuraccia. '' Che ti sei fatto male? '' Chiese Cristiano che intanto era arrivato con due passi sul posto. '' No. Io sono forte sai! '' e detto questo, Cristiano aggrottò le sopracciglia davanti al volto infantile che intanto arrossiva e lanciava sorrisi sentendosi ridicolo. Stufo di aspettare l'altra parte della gioventù mancante, salutò il ragazzino, e si precipitò in direzione della stazione, fermandosi dapprima al tabaccaio per poi proseguire dritto per viale Italia. Per la strada incontrò Enrichetto, un altro che al posto del chewingum aveva la sigaretta; era un tipo strano, anche lui coi capelli a casco che gli cadevano sul collo coprendolo, e anche lui con la solita espressione disgraziata. Però era anche un tipo taciturno, mai che l'avessero visto intraprendere un discorso, o almeno parteciparvi; mai che avesse in mente una qualche cosa, mai. '' Di buon ora, e. '' Disse Cristiano salutandolo stringendogli la mano sudata e lurida. '' Stavo mangiando, scusami tanto... ma, dove hai preso quel giornale? '' rispose tutto guardingo Enrico in procinto di levarglielo dalle mani. '' E' roba zozza questa. '' E protese la rivista verso Enrichetto, '' l'ho presa in piazza, il giornalaio me l'ha venduta.'' Finì con espressione spavalda Cristiano. ''Ma adesso ci sono i computer, i cellulari; ci sono le peggio cose e tu vai a comprare le riviste? '' aggiunse Enrico, scontrandosi con la presunzione dell'altro ragazzo che indicava il giornaletto, e con gesti incomprensibili lo prendeva in giro. '' Ma smettila idiota. '' '' Smettila tu invece; e poi avrò il diritto di comprare ciò che voglio? '' '' Certo, il diritto non te lo toglie nessuno! ''. Enrichetto si era trasferito a Ladispoli da poco, e già gli mancavano le grandi discoteche e i sontuosi locali che andava vantando la maestosa città eterna. I due, dopo aver discusso per altri venti minuti, camminarono su viale Italia fino alla stazione, arrivati lì in poco tempo, preferirono aspettare al bar e non fuori, perché si moriva di caldo. Entrarono uno dietro l'altro camminando lentamente; nel bar si respirava aria fresca grazie ai ventilatori messi da poco, e andando vicino alle pietanze si poteva sentire il profumo dei buoni cornetti alla crema, misto a quello delle pizzette filanti di mozzarella calda; Cristiano scelse per primo. Prese un cornetto; il compare un succo di frutta e basta. Dopo aver pagato, uscirono allo stesso modo di prima: uno dietro l'altro, Cristiano davanti ed Enrico dietro. '' Com'è il cornetto caldo alle due e mezza di pomeriggio? '' Chiese Enrico tutto curioso con tono sarcastico. '' E' buono, ne vuoi un pezzo? '' '' No per carità, dovessi poi sentirmi male, qua si soffoca dal caldo. '' Cristiano si rassegnò, aveva in effetti ragione il suo amico, e non poteva rispondere alla '' Bocca della verità '', che stranamente in quella occasione parlava e diceva cose sensate.



*


Finalmente nella piazza s'erano degnati di far presenza gli altri due scapestrati del gruppo: Gabriele e Sandro. Il primo era di una dolcezza immensa; aveva due guanciotte rosee che si dissolvevano, dando - Probabilmente - spazio a un sorriso che di li a poco sarebbe spuntato su quella bocca fina e non troppo carnosa. Mentre Sandro, era un tipo bruttarello e teneva sulla faccia un broncio perenne, si diceva di lui che - Essendo così brutto - Avesse tentato pochi anni prima, di lanciarsi dal tetto della sua abitazione in via campi di torre Flavia; però girava di tutto su di lui, e si raccontavano molte storie a causa della sua malformazione nasale. '' Ciao, come va? '' '' Come va?'' aggiunse Cristiano con tono minaccioso, '' E' un'ora che vi stiamo aspettando, sono questi i modi? ''. '' E quali sarebbero i modi , e ? '' Disse Gabriele finendo con un ghigno fastidioso per far salire l'irritazione all'amico; '' Si, quali sarebbero? '' Continuò Sandro con voce da far paura. '' Meno male che mia madre m'ha insegnato l'educazione, sennò ero come voi a quest'ora. '' '' Dai ragazzi'', aggiunse Enrichetto, '' Dovevamo vederci si o no per quella cosa? ''. I ragazzi si guardarono tutti e quattro fissi negli occhi, poi ognuno si distolse dallo sguardo dell'altro; si direzionarono nel posto da tutti accordato in precedenza. Passarono davanti al monumento dei caduti, proseguendo poi a destra sulla strada del lungo mare; attraversarono il piccolo ponte di legno e seguirono la strada. Il lungo mare era popolato da ragazzi e ragazze che camminavano o stavano appoggiati ai muretti a fumarsi la sigaretta; il mare invece, portava nell'aria uno strano odore e tanta vivacità e voglia di buttarsi in acqua. I quattro amici, tutti e quattro sudati, si tolsero la maglietta e se la legarono chi sulla vita e chi sulle spalle. '' Ma siamo arrivati? quanto manca? '' Domandò Sandro impaziente e stufo di camminare sotto il sole cocente; '' manca poco, adesso non metterci fretta.'' Rispose scocciato Cristiano. In quel tratto di strada dove erano arrivati, non vi era più traccia d'umanità, come se il sole, tutto d'un tratto avesse squagliato l'intero globo, e gli unici che vi fossero rimasti erano loro. Arrivarono davanti ad una casa; una specie di castello se vogliamo; un castello, una casa che sia, di colore grigio chiaro, e in alcuni punti, come il tetto, di colore verdastro. Cristiano suonò il campanello; risuonò per altre sei volte, finché non aprirono. Dal giardino - Specifichiamo, la casa, questa sorta di villino aveva anche un giardino - apparve una ragazza; avrà avuto si o no diciotto anni. I quattro ragazzi rimasero sbalorditi, una bellezza unica, o piuttosto possiamo dire: una delle ragazze più carine di Ladispoli; il suo sorriso faceva a gara con quello di Gabriele; le due bocche parevano giocare, a chi rideva per primo. '' Forza, entrate pure dentro; non sarete di certo timidi vero? ''. I ragazzi non se lo fecero ripetere due volte, entrarono e seguirono la ragazza che era in procinto di salire le scale; appoggiò prima il piede sinistro e poi quello destro, e ad ogni scalino si muovevano le sue dolci natiche che andava vantando. Entrati dentro casa, la ragazza si presentò; anche gli altri, tranne cristiano che già la conosceva, si presentarono. '' Mi chiamo Joanna. '' Disse la ragazza lanciando un sorriso; '' Io mi chiamo Sandro'' '' Piacere Sandro, e voi? '', '' Io sono Gabriele e lui è Enrico ''. Joanna fece accomodare i ragazzi; poi tirando fuori delle bevande, ne stappò due. I ragazzi si erano messi uno vicino all'altro, e sudavano tutti e quattro nonostante avessero tolte tutte le magliette. La mano di Cristiano era poggiata sul collo di Gabriele, e sotto le ascelle si poté notare il sudore grondare. Joanna intanto versava le bibite nei bicchieri; stette attenta a non rovesciare nulla sul tavolo mentre i ragazzi la fissavano. Finalmente avevano la bevanda che gli spettava, ma nonostante questo, vollero altri due bicchieri ciascuno; li vollero ben freddi, per quella giornata così calda.bevvero nei quattro bicchieri in un solo colpo, poi si risistemarono bivaccati sul divano; la ragazza rimase in piedi, guardandoli con aria di chi guardasse una banda di zozzi poveracci. '' Perché ridi? '' chiese interdetto Sandro; '' Perché siete buffi! '' Rispose scherzosa la ragazza. Ad un tratto, la ragazza, indifferente, cominciò a camminare verso la camera da letto; poi, arrivata sull'orlo della porta si girò, e intimò i ragazzi di seguirla; aveva un espressione colta, nobile e perfetta; il naso un poco aquilino, ma non troppo; e i capelli spruzzavano un chiarore lucente, che neanche il sole fuori a quaranta gradi emanava. Entrarono dentro la camera, formata da un armadio sulla destra, un letto sulla sinistra proprio in mezzo alla stanza, accostato alla parete verticalmente; infine vi era un balconcino che affacciava sul mare. '' Bene, chi inizia per primo? '' domandò Joanna slacciandosi il reggiseno; ''Comincio io! '' Rispose Cristiano. I ragazzi erano tutti agitati, ma quello più agitato era Sandro, che con voce puerile disse: '' Cosa intendete fare? '' '' Come cosa intendiamo fare? ficcare, ovvio. '' Il volto di Sandro diventò tutto rosso, e il sudore colava; colava dalla fronte, dalle ascelle e dalla schiena. Cristiano intanto, aveva preso posizione supina nel letto, e nel mentre, con le mani occupate a levare i pantaloni, gli occhi fissavano il sedere ben proporzionato di Joanna; '' Che fai, guardi? '' '' E che non posso, tanto lo dobbiamo fare.'' Esclamò il ragazzo in procinto di denudarsi completamente. Fu completamente nudo; un bagliore di luce entrò dalla finestra del balconcino, spargendosi su i due corpi giovani, pronti all'effluvio che di li a poco si sarebbe consumato. Gabriele Sandro ed Enrichetto stavano minuziosamente attenti a ciò che stava accadendo; Cristiano, ormai nudo, col membro pendulo, s'accinse a baciare la ragazza sulle labbra; poi la baciò sulle guance e prese ad accarezzargli i capelli, annusandoli a poco a poco. Stava succedendo qualcosa, Cristiano sentiva un qualcosa di diverso dalla normale eccitazione che sentiva praticando l'onanismo; la schiena rabbrividì, tutto il corpo si irrigidì e dal petto egli sentì una benevole forma d'eccitazione che andava formandosi. I due corpi si strusciavano, sudavano, e si contorcevano l'un l'altro. Con grazia Joanna accarezzò il sesso di Cristiano, quest'ultimo, con il membro eretto, si dondolava con il corpo per fare in modo che il membro dondolasse con lui, e infatti dondolò; e mentre dondolava, la mano della ragazza lo masturbava dolcemente. I capelli sudati di Cristiano, di quel giallo stinto, grondavano luridi sul collo e sul cuscino; emanavano un puzzo, un fetore indescrivibile. E con grande meticolosità, Joanna anch'ella sudata, si mise a cavalcioni sopra il sesso del ragazzo; infilò il sesso; ebbe un gemito e cominciò a muoversi lentamente. I tre ragazzi stavano in piedi, retti come dei stoccafissi a godersi la scena; ebbero tutti e tre un erezione, e seguirono poi dei palpeggiamenti. Nella stanza non si respirava più, il connubio aria e sudore, avevano resa la stanza inagibile; quasi come se fosse contaminata. Ma ai ragazzi non importava, pensavano a crescere e a lasciare indietro queste futilità. I due, tutti sudati presero a muoversi furiosamente, e dopo non molto Joanna emise un urlo spaventoso rallentando a poco a poco cautamente, fino a fermarsi. '' E' stato bello? '' Disse ansimante Joanna, con il volto ricoperto dal sudore e i capelli appiccicati; '' Si è stato bello ''. '' Ma quanti anni hai? '' '' quattordici '' Bisbigliò Cristiano, ''ah, quattordici. Allora bravo il piccoletto! '', '' Certo che sono bravo '' disse Cristiano che con il braccio si stava pulendo il sudore da naso; '' Certo che sono bravo, mica sono scemo io e. '' '' Ma adesso '' continuò Cristiano, '' Con chi vorresti proseguire? ''; e mentre si puliva il sesso, Joanna rispose: '' Con quello lì. '' Gabriele fu il prescelto; prima di spogliarsi arrossì un poco, poi con molta calma procedette con il denudarsi completamente. Aveva un fisico splendido, e quel dolce viso da bambino scaturiva una tenerezza infinita; si sistemò timoroso sul letto, girando la testa e fissando la parete bianca; provava vergogna, anche se si trattava di un atto così sublime. Cristiano nel mentre, chiese di potersi dare una sciacquata al bagno, Joanna gli indicò la direzione da prendere, poi cascò in amor profondo, a tu per tu con il sesso di Gabriele; lo maneggiò, lo ispezionò per bene e poi chiese ridendo: '' Ma non ti si alza? '' Gabriele arrossì, '' Aspetta un momento, deve relazionarsi e prendere confidenza. '' I due ebbero una risatina trattenuta, poi intrecciarono ambedue le lingue e si abbracciarono.


*



Cristiano tornò, e s'appoggiò allo stipite della porta ridacchiando un pochetto, poi esclamò: '' Dai, dacci dentro '' ; ma i due parevano non filarselo come lui voleva che fosse, e cadendo in movenze lente e ben ritmate, proseguirono con l'amplesso; stessa scena di prima: Joanna montò a cavalcioni su Gabriele, allargando ambedue le cosce per far entrare il sesso del ragazzo. Poi piegandosi lo baciò, e su quel corpo sudato, in quella camera si sentiva tutta la giovinezza espandersi nel più bello dei modi. Dopo poco, il brivido prese anche Gabriele facendolo urlare e gemere dalla pura eccitazione che andava provando. I due si alzarono, si pulirono; Gabriele si rivestì mentre Joanna, dopo essersi pulita si adagiò di nuovo supina sopra il letto. il ragazzo uscì in balcone a fumare una sigaretta; rientrò, e chiese a Joanna con tono soddisfatto e sagace: '' Adesso chi scegli? '' '' Non saprei '' disse la ragazza; '' Prendi Sandro, no?'' '' Vai Sandro, fai vedere chi sei! ''. Sandro avanzò preoccupatissimo, si sdraiò sopra il letto e si tolse i pantaloni; tutti lo guardarono con uno sguardo ridicolo e impaziente. Cominciandosi a togliere le mutande, le calò poi, pian piano per le cosce, infine le sfilò. Non appena le tolse, una risata comune riempì la stanza; anche Joanna rise vedendo il sesso di Sandro: aveva tredici anni, non lo aveva ancora del tutto sviluppato; ma questo si poteva ritenere una cosa più che normale per la sua età. La risata non durò molto, dopo poco si placò; e Sandro, riempito dalla vergogna non diede spago agli altri ragazzi, e proseguì con il maneggiarselo. Una volta che il membro fu eretto, ci fu di nuovo quell'insulsa risatina fastidiosa, poi Enrichetto aggiunse: '' Che vorresti fare con quel cazzetto ''; e poi prese a ridere, a bocca aperta, e si poté notare la lingua che tastava l'ugola prepotentemente. Sandro continuava a far finta di niente; si voltò nella parte sinistra del letto, e allungando una mano cominciò ad accarezzare lo splendido corpo di Joanna, velato appena da pochi peli biondi. '' Perché non ficchi? '' domandò sgarbato Enrichetto, '' Hai paura? a, già, il faccia da cazzo non è mai stato con una donna''. A queste parole Sandro si voltò, e aggrottando le sopracciglia tutto arrabbiato, disse:'' Lasciatemi stare, brutti stronzi! '' e i tre, vedendo la reazione del compare, precipitarono su di lui pizzicandolo ovunque; Cristiano prese a dargli dei pizzicotti sulla pancia, mentre gli altri lo tenevano ben saldo sul letto. Joanna se ne stava intanto impassibile vicino al ragazzo, che disperato urlava i santi e chiedeva pietà; ma d'un tratto Gabriele disse: '' Fermatevi! adesso voglio vedere come questo schifoso se la cava con colei che manda avanti questo mondo, con colei che rapisce i sentimenti dell'uomo, e li trasforma in vizio, in piacere; Joanna, mostragli il vero frutto, il sacro dono di voi donne, che ponete agli uomini per renderli felici; vai Joanna! '' E dette queste parole, Joanna scoprì il suo sesso: dolce e sublime, ricoperto da uno strato di peli biondo chiaro, quasi diafano; eplose un applauso da parte dei tre ragazzi. Sandro arrossì, poi si girò di scatto, e tutto timoroso pose la mano sull'inguine per ricoprire il membro ormai pendulo e moscio. '' Facci vedere come fotti. '' Disse Cristiano ormai stufo; '' Fotti o sei una checca, e?'' continuò con tono perentorio Enrichetto, che con le mani s'accarezzava le braccia lerce di sudore. Sandro non disse nessuna parola; tornò timido a fissare Joanna, poi con voce chiara e puerile disse: '' Cosa devo fare? '', la ragazza immediatamente scoppiò a ridere, '' Come non lo sai? '' '' no, veramente non lo so. '' '' E va bene, inanzi tutto sistemati supino, abbassa queste ginocchia e rilassati; ovviamente, devi rizzarlo prima.'' Sandro prese a toccarsi, e gli altri presero a fargli il coro: '' Frocio! frocio! a chi non gli si alza è frocio... '' ma Sandro rimase in silenzio e proseguì; si mise supino per bene, e una volta che il membro fu eretto, Joanna, con lo stesso procedimento eseguito con gli altri, montò a cavalcioni e iniziò a muoversi. '' Io non sento niente, sarà mica il tuo pene a non soddisfarmi? '' chiese con tono ilare la ragazza, ridacchiando come una matta; '' voi ragazzi cosa dite, ha il cazzetto? '' '' Certo.'' Rispose Gabriele, '' e non ha peli su di esso.'' Sandro diventò rosso; Gabriele e Cristiano, cominciarono a sfilare le due cinte che legavano i loro pantaloncini corti; una volta sfilate, presero a frustare il ragazzo. Le cinte schioccavano sulla carne, e i ragazzi facevano sul serio, non giocavano mica; e le loro frustate erano vere, emanavano rabbia. Sandro urlò, ebbe in poco tempo le gambe piene di chiazze rosse e di lividi; spostò Joanna, si alzò di scatto e si sedette sulla sedia; poi si strinse le gambe e alzando lo sguardo, guardò i suoi tre amichetti che ridevano. Egli pianse, si, pianse dal dolore, non se ne vergognò. '' Adesso il piccoletto piange! '' esclamò Enrichetto con tono sarcastico; '' No, non piange, è venuto dagli occhi,'' continuò Gabriele. Sandro continuava a piangere,
non gli interessava più di diventare grande, di crescere; non voleva, e l'unico suo pensiero era quello di essere sempre disprezzato, di non piacere a nessuno; e la colpa era tutta del suo naso; un naso deforme, un volto pieno di malformazioni, e un corpo non degno di essere chiamato corpo. Gabriele, Enrico e Cristiano stettero zitti per pochi secondi, e per pochi secondi la quiete scese nella stanza; solo i gemiti piagnucolosi di Sandro si sentivano. cristiano avvicinandosi a Sandro disse una cosa: '' Noi ce ne andiamo femminuccia '', '' si ce ne andiamo.'' Aggiunse Gabriele lanciandogli in faccia il giornaletto porno; '' E fatti una sega adesso '' . Detto questo, Enrichetto uscendo dalla porta per primo, cominciò a lamentarsi perché non c'era stato tempo per lui, gli altri a seguire lo consolarono. Finalmente uscirono. Joanna, alzatasi pure lei, andò ad aprire il cancello a i tre; Sandro restò da solo nella stanza, s'asciugò gli occhi ancora leggermente bagnati, e tirando su con il naso si diresse verso il balcone. Di fuori tirava un'aria fresca, in lontananza il rumore del mare invadeva quello delle macchine; Sandro con i suoi occhioni ripieni di lacrime, tirò un sospiro, poi un altro. Cadde a terra, in ginocchio, genuflesso verso il sole che s'attardava a calare sulla triste cittadina di Ladispoli; poggiandosi poi, pian piano, il palmo della mano sul cuore.
Ladispoli, il caldo e l'amore. testo di riccardo andreani
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