Tutti parlavano del ‘Giorno più lungo’. Ma io ancora non avevo capito cosa fosse. Mi impegnai molto nel farlo, chiedendo in giro di qua e di là di cosa si trattasse.
«Presto lo capirai!» rispose alterata la signora Mary, che era la più anziana del nostro quartiere, e anche la più agitata.
Erano da poco passate le 14:30 ed ero seduto sulla panchina che si affacciava sul mare e stavo, come ero solito fare a quell’ora, bevendo un succo alla pera comprato dal distributore di bibite che si trovava ad una quindicina di metri da dove ero seduto io. Il lampione alla mia destra stava dando problemi; la luce funzionava ad intermittenza e senza di essa si vedeva poco o nulla. Ero ancora girato verso di esso quando con la coda dell’occhio sinistro notai del bagliore proveniente dal mare, in lontananza. Di solito a quell’ora l’attività sul molo era abbastanza limitata, in quanto le navi erano solite ricomparire verso sera, quando la luna era alta nel cielo. In pochi secondi contai una quindicina di imbarcazioni e qualche battello. Mi sembrò molto strano e una volta bevuto il succo, in fretta e furia mi alzai e mi diressi verso l’ostello di mio zio Tod, che si trovava a due passi dal molo, con l’intenzione di rivolgergli qualche domanda per cercare di capirci qualcosa. Intanto, alle mie spalle, iniziavo ad udire le voci di chi era sceso dalle imbarcazioni per attraccarle. Camminai fino all’ostello che, con mia grande sorpresa, era chiuso. O meglio, quando bussai la porta si aprì, ma all’interno non c’era più nessuno. Capii che mio zio Tod andava di fretta; lui, che era la persona più calma del mondo. Mi precipitai in strada, ma non c’era anima viva. A quel punto, mi assalii il panico e non sapevo cosa fare. Cosa stava succedendo? C’entravano qualcosa le parole della signora Mary? Iniziai a correre verso casa e nel tragitto non incontrai nessuno. Nonostante tutte le finestre fossero serrate, riuscivo comunque a notare le luci provenienti dall’interno delle case. Perché erano tutti chiusi in casa? Erano troppe le domande, ma erano ancor di più le risposte e le teorie che mi vagavano per la testa. Intanto, una fitta nebbia iniziava ad avvolgere i tetti più alti. Non sapevo se bussare a qualche porta o mettermi anch’io al riparo. Proprio in quel momento mi venne un’idea: andare dalla signora Mary, tanto era di strada, e a costo di buttare giù la porta, chiedere spiegazioni ma soprattutto ricevere risposte. Non feci in tempo a girare l’angolo che intravidi da lontano una sagoma di una persona seduta su una sedia nel davanzale di una casa. Mi avvicinai e mi accorsi che si trattava della signora Mary, e quella era la sua casa. Se ne stava lì seduta, tranquilla, come se non stesse succedendo niente. Corsi da lei e appena mi vide accennò ad un sorriso; probabilmente aveva già intuito il motivo per il quale mi ero recato da lei. Mi fece segno di salire le scale del davanzale, ed indicò una sedia poco più in là sulla quale mi invitava a sedermi. Salii le scale, ma ero troppo agitato per sedermi e decisi di starmene alzato.
«Perché sei così turbato? Non c’è bisogno di avere paura.» esordì con un certo entusiasmo.
Era evidente che sapesse qualcosa, probabilmente tutto.
«Signora, mi spieghi cosa sta succedendo. Ho visto tutte le navi ritornare al molo e in giro non c’è anima viva. Sono tutti chiusi in casa e ho come l’impressione che stia per accadere qualcosa.»
Scoppiò a ridere davanti alla mia innocenza. Tornò subito seria quando si accorse che io non ci trovavo nulla da ridere.
«Guarda!» ed indicò la porta di una casa che, con mia grande sorpresa, era aperta. Uscì una ragazza che corse incontro a quello che, a giudicare dal suo abbigliamento, doveva essere un pescatore. Si abbracciarono e nonostante mi trovassi ad una cinquantina di metri da loro, riuscii a percepire tutto l’amore che c’era in quell’abbraccio. Poi, rientrarono in casa e chiusero la porta.
«Hai visto anche tu l’affetto che li legava? È lo stesso che ci lega ai nostri genitori, - sentii la gola legarsi – ai nostri figli e ai nostri nipoti, ed è per questo che oggi più che mai dobbiamo essere grati al Grande Signore per essere ancora qui e poter vivere i nostri ultimi momenti insieme alle persone che amiamo. Il sentimento che proviamo verso di loro è indissolubile ed è proprio in questi momenti, quelli che vorremmo non finissero mai, che dobbiamo stringerci a loro. Oggi tutti noi dobbiamo alzare gli occhi al cielo e sorridere. Siamo fortunati ad avere la possibilità di poter contribuire ad un bene così grande, che supera anche la più fervida immaginazione di un giovanotto come te. Era da anni che aspettavamo questo momento ed ora, che finalmente è giunto, così carico di energia, non dobbiamo far altro che aprire le braccia ed accoglierlo. Senza sgomento. Io, tu, e tutti gli altri stiamo per augurare l’inizio di una nuova era, dove tutti i nostri problemi e le nostre preoccupazioni vengono lasciati alle spalle. Non era questo quello che abbiamo sempre sognato? Quello per cui siamo nati? Io dico di sì, e ti invito ad aspettare il tuo momento con tanta serenità e gioia.»
Si alzò e con estrema tranquillità rientrò in casa. Udii un rumore metallico, e capii che aveva chiuso la porta a chiave.
Mi alzai con uno spirito diverso, di quelli che ti rendono una giornata migliore. La mia lo era. Finalmente avevo capito. ‘Il Giorno più lungo’ è quello che ti fa capire quanto bene provi per le persone che ami, e quanto vuoi, quando hai la consapevolezza che non le rivedrai più in nessuna vita, che quei bei momenti insieme non finiscano mai. Era quella l’eccitazione che stava provando il pescatore con la sua ragazza, e che stavano provando tutti i miei concittadini chiusi nelle loro case, ad assaporare gli ultimi attimi insieme alle loro famiglie.
Non avevo più nessun timore. Ero anch’io pronto, e mentre la nebbia si era appropriata delle strade e dei marciapiedi, mi incamminai verso il molo. Una volta arrivato, comprai un succo dal distributore e mentre lo sorseggiavo, mi sedetti sulla solita panchina. Ormai, non riuscivo a distinguere nemmeno le dita delle mie mani. Una luce bianca mi accecò, e capii che quello era il giunto il mio momento. Ero pronto a rispettare la volontà del Grande Signore. Desideravo solo un’ultima grazia: quella di poter riabbracciare, per un’ultima volta, anche solo per un secondo, i miei genitori, che ormai erano dall’altra parte da un bel po’ di tempo.
Il Giorno più lungo testo di Dalton Mike