Bandiera Rossa - un racconto umoristico e satirico

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Testo: Bandiera Rossa - un racconto umoristico e satirico
di Torquemada

Estratto dal divertentissimo libro umoristico e satirico "La Fama e la Ricchezza" di Eugenio Flajani Galli, disponibile da Amazon, Google Play/Google Books, Mondadori, Feltrinelli, IBS e tantissimi altri store!

Non era di certo un buon periodo per Gennaro Esposito, grande fan del generale Vannacci ma allo stesso tempo compagno della favolosa transgender Beatriz Do Nascimento Da Silva. Dopo l'avvento del governo Meloni e, quindi, della cancellazione del reddito di cittadinanza, egli si faceva di fatto campare dalla sua compagna brasilera, la quale però faceva il lavoro più antico del mondo. Uomo del sud tutto d'un pezzo, Gennaro però era stufo dell'idea di condividere la sua compagna con (innumerevoli) altri uomini. Uno sciagurato giorno perse così la pazienza, e dopo l'ennesima scenata di gelosia fatta a Beatriz, la colpì con una mazza che teneva da parte nell'eventualità che qualche suo cliente si comportasse male, e la povera brasiliana finì con il cadere battendo malauguratamente la testa contro uno spigolo. Gennaro cercò di rianimarla, ma fu tutto vano poichè purtroppo lei era deceduta sul colpo. A quel punto si rese altresì conto di essere diventato proprio il tipo di uomo – violento e privo di raziocinio – che avrebbe potuto far del male alla sua compagna, la quale egli avrebbe dovuto difendere nell'eventualità che si fosse imbattuta in uomini del genere, pericolosi per la sua incolumità. Ecco, questa eventualità si era appena concretizzata, ma ad opera non di un tizio qualsiasi, bensì di se stesso, l'uomo che l'avrebbe dovuta difendere. Disperato, Gennaro cercò di far sparire il cadavere tagliandolo a pezzi, per poi caricarlo sui trolley utilizzati dalla precedente proprietaria per venire in Italia, e che avrebbe dovuto svuotare durante la notte. In auto si diresse dunque sul cavalcavia dell'autostrada, quindi aprì i trolley e buttò il macabro "spezzatino" di Beatriz pezzo per pezzo giù dal cavalcavia. Ma sciaguratamente per lui, in quel momento si trovava a passare in autostrada l'auto blu di un senatore leghista di ritorno da Napoli in seguito a un incontro elettorale, sul cui parabrezza piombarono tutti i 25 kg di deretano di Beatriz, che non a caso venne in un primo momento scambiato dall'autista del senatore per un macigno gettato dal cavalcavia. La vettura, col parabrezza in frantumi a causa della "botta di culo", non potè che finire prematuramente la sua corsa verso il nord, e una volta ferma ai margini della carreggiata, dalla stessa emersero il senatore, il suo portaborse, il suo social media manager e l'autista. Dal momento che per l'onorevole non vi erano dubbi sul fatto che sulla sua auto fosse stato gettato un masso per mano di qualche meridionale che voleva attentare alla sua vita, si affrettò a incaricare il portaborse di chiamare i giornalisti e poi la polizia, e il social media manager di avviare una diretta Facebook per denunciare l'attentato alla sua persona. Ovviamente nella diretta il senatore enfatizzava i toni, dicendo che lui e il suo staff erano miracolosamente scampati a un attentato mortale, sicuramente premeditato in quanto ordito nei minimi dettagli, di pressochè certa matrice camorristica. Ciononostante, aggiungeva che confidava nel lodevole lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, che era certo avrebbero consegnato alla giustizia simili criminali. In seguito all'avvento delle telecamere TV, il parlamentare si cimentò così in un comizio on the road commentando: "Quello che ho vissuto questa notte è un atto di una barbarie indescrivibile, ma non perchè è avvenuto il tentativo di attentare alla mia vita, ma per il fatto in sè che è stato ordito un attentato alla vita di un rappresentante del popolo e delle istituzioni! So di aver detto delle cose che sono risultate scomode per tante persone di malaffare che abitano il Mezzogiorno, ma io non mi farò mai intimidire da chi vive nell'illegalità e risponde con la violenza al dibattito pubblico. Non riusciranno mai a tenere cucita la mia bocca! Venendo qui a Napoli sapevo, e la mia famiglia sapeva pure, dei molteplici rischi a cui sarei andato incontro, ma lo voglio dire ad alta voce: IO NON HO PAURA! Continuerò sempre a battermi contro le ingiustizie e a far valere i diritti e i voleri degli onesti cittadini nonostante ci siano persone che me lo vogliono impedire perfino tentando di eliminarmi fisicamente! Anzi, questo è un ulteriore motivo per lavorare ancora di più a fianco dei cittadini, delle imprese, delle famiglie, dei lavoratori [...]" e continuò così per un'ora buona concludendo con l'invito rivolto agli onesti cittadini a riporre fiducia in lui alle prossime europee. Dopo la volta dei giornalisti fu quella degli inquirenti, i quali analizzarono quello che era stato descritto come il "macigno" utilizzato per l'attentato, e di conseguenza capirono che in realtà si trattava di qualcosa di leggermente diverso. Ciò però non impedì certo ai rappresentanti del popolo e delle istituzioni di continuare a fare campagna elettorale. A dare manforte al senatore e al suo vittimismo, si collegò in TV un suo collega e compagno di partito lombardo, il quale disse alle TV e alle radio che: "Questo ulteriore episodio di violenza avvenuto al sud è un assoluto scempio che necessita di essere fermato al più presto! Si tratta anche di un'importante questione di decoro pubblico, poichè tali episodi danno un'immagine pessima e denigrante della nostra nazione. E ora, solo per fare un esempio, mi riferisco al danno dal punto di vista turistico?ricettivo: ditemi quale straniero verrebbe a passare le vacanze in Italia se sapesse che gli può da un momento all'altro precipitare il sederone di qualche extracomunitaria di facili costumi sulla sua auto!? Non si può andare avanti così! Si tratta di una questione di civiltà: in Lombardia chi ammazza le prostitute le getta nei cassonetti dell'umido, avendole prima attentamente private di eventuali monili e altri oggetti di valore per poter così attuare un'adeguata raccolta differenziata...al sud invece si buttano dai cavalcavia diventando così un'arma impropria nelle mani di vandali o malintenzionati! E se anche non dovessero colpire autoveicoli potrebbero pur sempre danneggiare gravemente l'asfalto e creare sempre più buche e lesioni del manto stradale, che poi verranno risanate attingendo alle tasse versate dagli onesti contribuenti del nord! Pertanto ora più che mai bisogna dire NO ai cadaveri delle prostitute gettate dai cavalcavia! Gettateli piuttosto negli appositi cassonetti e cercate di dare un'immagine di decoro e civiltà al nostro paese!". Il giorno seguente gli inquirenti erano stati comunque allertati dai clienti della defunta, i quali non riuscendo più a mettersi in contatto con lei avevano segnalato la sua presunta sparizione alle forze dell'ordine. Per poter però essere certi che il deretano buttato dal cavalcavia fosse proprio quello appartenente alla sig.na Do Nascimento Da Silva (e che quindi la sua scomparsa fosse coincisa con il suo decesso), gli inquirenti lo mostrarono ai suoi clienti chiedendogli se lo identificassero come quello appartenente alla defunta, e questi – in virtù di ricordi molto limpidi relativi a quella parte anatomica della loro escort preferita, ravvisandovi anche la presenza di un suo tatuaggio – ne confermarono dunque l'appartenenza alla (oramai ex) legittima proprietaria. Essendo stata dunque appurata l'identità della vittima senza dover attendere i risultati del test del DNA, Gennaro venne portato in commissariato e ivi interrogato: "Sig. Esposito, lei ha una doppia vita: in una è nu' napoletano modello, che adora Maradona, non si perde na' partita d'o' Napoli, canta e' canzoni di Gigi D'Alessio senza nemmeno soffrire di diarrea, non ha mai fatto o' 730, si aggiudica ogni bonus ISEE e aiuta le vecchiette a iscriversi a TikTok per seguire Rita De Crescenzo. In un'altra però è un violento neofascista, nostalgico, xenofobo, misogino e omofobo, e prova piacere nel picchiare i trans fino alla morte, come recentemente accaduto con la signori...eh vabbuò, chiamiamola accosì a' bonanima...signorINA (INA, INA, come no), ca si chiama...come cazz' si chiama sa' zoccola ca'...ah, ecco: a' signorINA D'O' Nascimiento Da Silvia!" lo accusò il commissario. "Ahahah! Questa sì che è buona, commissà!" commentò Gennaro. A quel punto, però, il commissario gli fece: "Guardi cosa abbiamo trovato mentre perquisivamo a' casa sua: na' copia, udite udite, d'o' Mondo al Contrario d'o' generale Vannacci!". "Ma non po' esse! Sto libro non c'è mai trasito inn' a' casa mia!". "N'autografo d'o' generale Vannacci con affetto e stima a Gennaro Esposito ncoppa a' prima pagina d'o' Mondo al Contrario...". "Agg' detto che non po' esse vero! I' manc' l'agg' visto o' generale Vannacci!". Ma il commissario estrasse il telefono di Gennaro – precedentemente posto sotto sequestro – e aperta la galleria gli fece: "Uè, uè! Che teniamo ca' inn'o' telefono?! Nu' bel selfie col generale Vannacci mentre fa o' gesto della decima!". "Nu' fotomontaggio, commissà! È na' chiavica di fotomontaggio! Ha stata l'intelligenza artificiale!". "Nu' video inviato a inizio giugno a tutt'e' contatti di Whatsapp col generale Vannacci ca dice..." e, premendo lo schermo, avviò il breve video in cui il generale chiamava alle urne la sua armata di elettori: "Il prossimo 8 e 9 giugno, quando andrete a votare per l'elezione del Parlamento Europeo, sull'apposita scheda fate una decima sul simbolo della Lega e scrivete Vannacci!". "Marò! O' virus, commissà! Sa' infettato o' telefono!". Tuttavia, purtroppo per Gennaro questa sua versione del virus informatico non convinse molto gli inquirenti, i quali informarono di tutto l'accaduto anche il suo avvocato d'ufficio. Questi, una volta messo al corrente degli agghiaccianti e riprovevoli fatti avvenuti durante l'interrogatorio e di quanto emerso dalla perquisizione della casa e del telefono di Gennaro, non potè certo ignorare il grave crimine di cui questi si era macchiato, essendo stato infatti reo di aver votato il generale Vannacci. L'avvocato, in virtù della notevole gravità del gesto posto in essere da Gennaro, concluse che era meglio tirarsi indietro revocando il mandato al sig. Esposito, che essendo un elettore del generale Vannacci non poteva che essere xenofobo, omofobo, islamofobo, misogino, fascista e quindi di destra. Una volta rimesso il mandato ai sensi dell'art. 107 c.p.p., l'avvocato motivò dunque tale decisione con l'impossibilità – per motivi etici e deontologici – di procedere alla difesa di un uomo colpevole di omicidio e, ancora peggio, di aver votato il generale Vannacci. "Un conto è difendere un colpevole di omicidio preterintenzionale" argomentò l'avvocato non appena intervistato da un folto gruppo di giornalisti, "Perchè tale tipo di delitto – in base all'art. 584 c.p. – non può certo essere di natura intenzionale. Ma votare il generale Vannacci, invece, è un delitto assolutamente intenzionale! E in questo caso si ravvisano addirittura le aggravanti del vanto e dell'indurre persino altre persone a commettere un sì grave delitto!". Queste affermazioni non fecero altro che far precipitare l'immagine mediatica di Gennaro, il quale veniva oramai trattato come un mostro per ciò che aveva fatto e pertanto messo alla gogna mediatica per il grave delitto di cui si era macchiato. In aggiunta a ciò, vi era inoltre la condanna per l'omicidio di Beatriz, poichè il riconoscimento del suo fondoschiena determinò la sua colpevolezza e la relativa condanna "a culo". Ma tutto questo risalto mediatico determinò anche un'altra cosa: egli era finalmente DIVENTATO FAMOSO!!!!! E questo nonostante l'ottenere un'adeguata fama in qualità di omicida?femminicida non fosse per nulla semplice dal momento che i femminicidi, in quanto oramai all'ordine del giorno, potessero garantire ai relativi fautori una notorietà di massimo 3/4 settimane, al cui termine i responsabili ricadevano immediatamente nel dimenticatoio, al pari di concorrenti di reality trombati e di corteggiatori che invece non lo erano in quanto le troniste da essi corteggiate non gliel'avevano data. Ma per Gennaro la questione era in un certo qual modo diversa: egli infatti aveva attentato alla vita della sua "donna" in preda a un impeto di rabbia e gelosia, ma la differenza con gli altri femminicidi consisteva nel fatto che la vittima non era una "donna" come le altre; dunque, se di fatto chi uccideva la propria moglie o compagna cadeva subito dopo nell'oblio poichè commetteva un reato fin troppo inflazionato, l'omicidio commesso dal sig. Esposito esulava invece dalla norma a causa di questa "piccola" differenza a carico della vittima. Dopotutto, un uomo che, seppur elettore del generale Vannacci, si innamora addirittura di una trans e poi la uccide in preda alla gelosia era una storia nuova e intrigante da raccontare per le TV e i giornali, e costituiva altresì un nuovo spunto per le conversazioni (online e offline), i post di Facebook, le storie di Instagram, i video di YouTube e TikTok, e di conseguenza la visibilità mediatica di Gennaro fu di gran lunga superiore a quella degli altri uomini che uccidevano la loro partner o ex. Addirittura gli fu concesso un permesso speciale per poter apparire in collegamento a Bandiera Rossa ? il talk proletario, un noto talk show in prima serata su Rai 3 in cui si dibatteva, per l'appunto, di tematiche fondamentali per l'umanità tutta, quali femminicidi, femminismo, maschilismo tossico, omofobia, transfobia, transizione di genere, pride, multiculturalismo, Gaza, lotta al patriarcato, lotta partigiana, lotta di classe, lotta proletaria, antifascismo, anticapitalismo, antisionismo, 25 aprile, pastasciutta antifascista e così via.
Gennaro fu quindi invitato a "dibattere" con gli ospiti in studio, nella fattispecie un sindacalista con in mano la bandiera palestinese, un responsabile di un centro sociale con la maglia di Che Guevara, un deputato del campo largo con addosso la maglia della Global Sumud Flotilla e al collo la kefiah e, soprattutto, il presidente dell'associazione di partigiani genderfluid LGBTQIANPI+ – per chi non lo sapesse, il noto influencer @femboy_69 – in versione BDSM, con al guinzaglio uno slave, ovviamente a quattro zampe, posto preventivamente a cuccia. Completava la parterre di illustri ospiti Silvano il pappagallo partigiano, un loquace volatile dalla pronunciata indole socialista e antifascista, che prima di essere acquistato dalla Rai era di proprietà dell'onorevole Occhetto, il quale lo portava sulla spalla nelle sue apparizioni pubbliche al fine di dare un tocco di colore al suo ben noto outfit non proprio alla moda, che di certo non spicca per vivacità.

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Ranocchi, il conduttore, dopo aver introdotto i sopracitati illustrissimi ospiti, descrisse la (nota) storia di Gennaro e il relativo fatto di cronaca nera che l'aveva reso famoso; inoltre specificò che il sig. Esposito è anche un grande fan del generale Vannacci, nonchè un suo elettore. A quel punto scoppiò un boato nello studio Rai: gli ospiti ivi presenti iniziarono a urlargli: "Fascista!", "Omofobo!", "Razzista!", "Fascista!", "Misogino!", "Sessista!", "Fascista!", "Vergogna!", "Questo si chiama patriarcato!", "Fascista!", "Omofobo!", "Squadrista!", "Vigliacco!", "Fascista!", "Ecco chi sono gli elettori di destra! Dei fascisti omofobi e misogini!", "Vergogna! Fascista!", "Il napoletano nero! Bigotto, ignorante, omofobo, xenofobo, razzista, misogino, patriarcale, sessista...ah, dimenticavo, fascista!". "Guardatelo! Guardatelo bene! È il volto del male! Il volto di una persona di destra, una persona...fascista!". E anche lo slave di @femboy_69, non essendo più malauguratamente a cuccia, gli abbaiò contro: "Bau, bau, fascista! Bau, bau, omofobo!". E Silvano, dal canto suo, in un contesto del genere non potè di certo esimersi dal pronunziare in loop la sua parola preferita: "Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista!". Addirittura il rappresentante del centro sociale arrivò al punto di criticare perfino il conduttore di sinistra, stigmatizzandone la decisione di aver invitato a parlare in TV il sig. Esposito: "È vero che al giorno d'oggi la TV dev'essere inclusiva e di tutt*, nessun* esclus*, ma concedere la parola addirittura a una persona di destra no! Quando è troppo è troppo! Fuori i fascisti dalla TV pubblica!" chiosò sollevando il pugno. A quel punto il povero Gennaro, non potendo materialmente instaurare un dibattito, commentò: "Marò, I' so' messo male assai, ma ca' ci sta gente che sta chiù male ancora!" e ovviamente questa sua esclamazione fu sottotitolata sia per tradurla in italiano sia perchè altrimenti non sarebbe stata chiaramente udibile, essendo sopraffatta dai "Fascista!", "Omofobo!", "Sessista!", "Buuu! Buuu! Fascista!", eccetera, eccetera. Persa infine la pazienza, il sig. Esposito pensò bene di chiedere: "Ma la finiamo co' sà cazzimma!?" e siccome però non finì un bel niente e, anzi, gli ospiti in studio ne approfittarono per urlare: "Compagni, il fascista ci vuole cucire la bocca!", "Buuu! Buuu!", "Vergogna!", "Fascista!" e così via, allora Gennaro decise che era giunta l'ora di togliere il disturbo: "Potete chiudere sa' chiavica di collegamento? Agg' scontà a' pena in pace!". Essendo oramai la trasmissione orfana di Gennaro, per colmare tale vuoto Ranocchi – in attesa dell'ospite seguente che sarebbe arrivato a breve – chiese al deputato di descrivere la sua esperienza a bordo della Global Sumud Flotilla insieme agli altri attivisti e, soprattutto, a Silvano. Egli cantò dunque le gesta del loquace compagno alato, il quale era solito stazionare appolaiato sull'albero maestro e sovente svolazzare in perlustrazione nei dintorni della nave al fine di segnalare l'eventuale presenza della marina dell'IDF. In tal caso non esitava a tornare sulla nave gridando: "Fascisti! Fascisti! Fascisti a babordo! Fascisti a tribordo!" e così via. Ma tutto ciò rigorosamente dopo aver fatto i suoi bisognini in testa ai marinai dell'IDF. Udita una sì toccante storia di coraggio, di lotta, di resistenza e, ovviamente, di antifascismo, Ranocchi e gli ospiti in studio non poterono far altro che spendersi in un lungo applauso per Silvano il pappagallo partigiano, il quale intonò in loop: "Palestina libera! Palestina libera! Palestina libera! Palestina libera! Palestina libera!". E proprio mentre Silvano intonava tale tormentone fece il suo ingresso in studio il nuovo ospite, molto più gradito del sig. Esposito: l'imam di Ballarate in persona, leader di Hamas nella pianura padana. Giacchè si stava parlando di Gaza e dato altresì che in un talk show di Rai 3 è risaputo che è cosa a dir poco impensabile non affrontare in ogni puntata la questione palestinese, Ranocchi ne approfittò per chiedergli: "Gentile imam, abbiamo appena avuto l'onore di ascoltare la testimonianza di lotta e di resistenza messa in atto dal compagno Silvano. Le sue gesta sono un monito e un esempio per tutti noi occidentali, moralmente tenuti a supportare in ogni modo e a ogni costo la resistenza palestinese, e chiamati dunque in causa per fermare questo abominevole genocidio che stanno barbaramente compiendo i nazi?sionisti. A suo avviso, esimio imam, cosa dovremmo fare per fermare gli ebrei fasci?sionisti e il loro stato criminale che risponde al nome di Israele?". A riguardo l'imam fu molto chiaro e rispose che la soluzione sarebbe stata quella suggerita dall'?ad?th estratto da ?a??? Muslim, libro 41, numero 6985, in cui Maometto disse: "L'ora della Resurrezione non arriverà fino a quando i musulmani non combatteranno gli ebrei e li uccideranno, finché gli ebrei si nasconderanno dietro pietre e alberi, e le pietre e gli alberi diranno: Oh musulmano, servo di Allah, c'è un ebreo dietro di me, vieni e uccidilo!". E dopo aver citato le parole di Maometto, ne riportò le gesta descritte ai versi 33:26?27 e 33:9?10 del Corano, narranti di quando, giunto a Medina nell'aprile del 627, fece decapitare tutti gli uomini appartenenti alla tribù ebrea dei Banu Qurayza, segnando così la fine della presenza ebraica in tale città. Facendo così un parallelismo con la Palestina, l'imam spiegò che era questa la strada giusta da intraprendere con lo stato di Israele e gli ebrei in generale, a maggior ragione in quanto suggerita dal Corano e dall'?ad?th del ?a??? Muslim. Una fonte, questa, molto rilevante giacchè gli ?ad?th sono per i musulmani, dopo il Corano, il secondo testo sacro per importanza (praticamente hanno lo stesso peso che hanno i vangeli per i cristiani). Dopo un caloroso plauso da parte degli ospiti in studio e del conduttore, questi chiamò in causa l'imam circa la piaga della violenza sulle donne, ed egli – dall'alto della sua immensa saggezza – rispose citando nuovamente il Corano e, in particolare, il verso della sura della Vacca (2:228) attestante la superiorità dell'uomo sulla donna, essendo il genere maschile "Un gradino più in alto". Inoltre citò anche il verso della sura delle Donne (4:34) in cui viene espressa la preferenza di Allah verso gli uomini – e quindi la loro superiorità rispetto alle donne – e in cui compare anche il diritto e dovere di colpire quelle che non obbediscono all'uomo. Leggermente in imbarazzo, Ranocchi chiese se colpire si riferisse proprio al gesto materiale di mettere le mani addosso alla donna o se invece avesse un altro significato, magari metaforico. Ma l'imam fu chiaro: il verbo daraba, in arabo, vuol dire proprio colpire, battere, percuotere. D'altra parte spiegò che tutto ciò è accettato anche dalla sharia, l'unica legge applicabile in quanto derivante dal sacro Corano e dalla sacra Sunna. Di conseguenza, in applicazione dei sacrosanti principi coranici, Gennaro – essendo un uomo, e quindi un gradino più in alto della donna – aveva tutto il diritto di picchiare la sua compagna laddove ella si fosse comportata male nei suoi confronti; egli, però, aveva sbagliato – sottolineò l'imam – a colpirla eccessivamente, al punto da portarla al decesso (tesi, questa, portata avanti dal Pubblico Ministero come causa della morte di Beatriz e ripresa così da tutti i mass media, che di certo non la mettevano in dubbio). Insomma, Gennaro veniva stigmatizzato dall'imam in quanto uomo piuttosto maldestro nel picchiare la sua donna, ed evidentemente questa sua competenza di "picchiatore" doveva essere affinata di modo da essere compatibile con i sacri versi coranici, che infatti invitano solamente a picchiare la donna disobbediente, ma non di arrivare a ucciderla, ci mancherebbe altro. Ranocchi, al fine di concludere tale intervento nel modo più politically correct possibile, ringraziò l'imam per la sua "Preziosa e gradita testimonianza e per la condanna senza se e senza ma dell'efferato crimine compiuto dal mostro fascista – nonchè, ricordiamolo, elettore del generale Vannacci – che risponde al nome di Gennaro Esposito". E dopo il doveroso applauso degli altri ospiti in studio, il deputato ivi presente ne approfittò altresì per porgere anche i suoi ringraziamenti "A lei, gentile imam e alla magnifica comunità islamica di cui è portavoce, e che con i suoi valori, la sua cultura e la sua civiltà ha moltissimo da insegnare a noi occidentali!". Infine, il gran finale della trasmissione vide l'assegnazione del prestigioso premio Togliatti per l'antifascismo a Enrico il cane bolscevico, un cagnolone proletario accompagnato in studio dal suo padrone il quale non vedeva l'ora di cantarne le lodi in TV: "È un cane intelligentissimo: sa riconoscere la fiamma tricolore. Ogni volta che lo porto a passeggio per i bisognini, li fa sempre davanti una sede di FdI. Pensate che sa riconoscere anche la Meloni!". Per mettere alla prova un cane così prodigioso, Ranocchi chiese prontamente alla regia di far apparire sul maxi schermo un'immagine della premier, e a quel punto Enrico iniziò ad abbaiare e ringhiare ferocemente. Poi chiese di proiettare una foto di Gramsci e non appena questi sostituì la Meloni sul maxi schermo, Enrico tornò subito mansueto come prima. "Cambio! Regia, prego, una foto di Almirante!" disse Ranocchi, e nuovamente Enrico iniziò ad abbaiare e ringhiare manco fosse idrofobo. Di fronte a una dimostrazione così coraggiosa di antifascismo, la parterre di ospiti non potè fare a meno di ammettere che Enrico meritava pienamente il premio Togliatti per l'antifascismo. Questo fu dunque prontamente consegnato da Ranocchi al padrone di Enrico e, dulcis in fundo, l'imam di Ballarate gli riservò addirittura un altro dono che presentò come una reliquia sacra proveniente direttamente da Gaza: si trattava di un pezzo di osso appartenente a Yahya Sinwar, staccatosi dal resto del corpo allorchè l'IDF fece esplodere l'edificio in cui l'ex leader di Hamas trovò il martirio. Il frammento di osso sacro (in tutti i sensi), spiegò l'imam, fu poi portato in Italia grazie all'intercessione di una ONG operante a Gaza e in contatto diretto con Francesca Albanese.

Il resto dell'esilarante racconto di Gennaro nel divertentissimo libro satirico e umoristico La Fama e la Ricchezza di Eugenio Flajani Galli.

Dott. Eugenio Flajani Galli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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NOTA: il presente racconto è di fantasia. Qualsiasi riferimento a persone, cose, luoghi ed eventi è puramente casuale. Data la natura satirica del presente racconto, il relativo contenuto è da ritenersi come di puro intrattenimento e non intende denigrare, diffamare e/o offendere alcuna persona, organizzazione, istituzione, azienda o movimento o partito politico.

Bandiera Rossa - un racconto umoristico e satirico testo di Torquemada
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