Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Le forme di un ricordo hanno spesso le sembianze di un panning. Un soggetto, lo sfondo che esalta il dinamismo di quella figura, l’essenza e non il contesto. Un sorriso, le movenze, quelle sensazioni più precise nella conoscenza che nella descrizione. Ci pensavo durante la mia ennesima pedalata, stavolta in una versione diversa, alla conquista dell’ennesimo orizzonte dietro il quale trovarne un altro. La madeleine proustiana affogata nell’idealizzazione: la condanna. È che certe cose non vanno dette. Vanno lasciate lì, da qualche parte. Perché a furia di buttarle fuori, prima o poi tornano dentro e hanno persino le chiavi di casa. Meglio lasciarle in uno sfogatoio, allora. Che si scannino tra loro.
(La fotografia è diversa. Sono tutti quei dettagli intorno. È il contesto più dell’idea).
C’è un filo che ci legherà per sempre, dicevi. Ma sono abbastanza stanco e vecchio da credere ancora che i romanzi non siano fatti per restare. Sono fatti per quel luogo, per quella circostanza: una storia e niente più. Fino all’ultimo capitolo. Non prima di un’altra fabula.
(“Quando il fiume si prosciugherà, quando cadremo entrambi, Rio, sono ancora al tuo fianco. Rio, sei mia”).