I fiumi della memoria

scritto da Italo Rapacciuolo
Scritto 2 anni fa • Pubblicato 2 anni fa • Revisionato 2 anni fa
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Una storia di vita, d'amore, vista attraverso fiumi che attraverso il nostro esistere.
- Nota dell'autore Italo Rapacciuolo

Testo: I fiumi della memoria
di Italo Rapacciuolo


L'ombra della mia identità riflessa nelle acque, scorre tremolante e succosa, il fiume si distrae. Nell'età dell'oro il grano era maturo e tu sopra il muretto, i manifesti ai muri e la forma dei nostri piedi, poi il giudizio degli dei.
Il supermercato coi reparti pieni, e i rivi scorrevano lieti, oltre le colline degli abeti, oltre le sostanze aliene.

I fari dei treni vanno verso est, illuminano e corrono nelle notti persiane, e il manto asfaltato è l'Eufrate che fruscia e sobbalza.
L'onda dell'immensità forma frattali e feticci, e tu che amavi la matematica e respiravi i numeri pari, e le pieghe dei miei pantaloni.
I violini e l'arpa ora sono concerto in mi minore al teatro della Fenice dove i ruscelli spronano limpidezze, dove le case sentono i suoni dei bambini.

Strano come il rombo delle vie sono cannonate e strie, e tu parlavi di meditazione e Dio, sopra la cassetta della frutta, e tutti lì a sorreggerti l'ombrello nelle piogge fredde.
E sulle biciclette verso casa l'anima ci sfiorò come fosse il Tevere a settembre, come un lume di notte illuminò il vicolo dei miracoli.

Il fagotto suona lento, il piano lo accompagna in questo assolo arabo, mentre ti tingevi le unghie ti vedevo nuda a ridere dei miei capelli unti, e il lavandino scorreva come cascata a ferragosto.
Milioni d'anni luce ora ci dividono, non sei più me stesso, cinguetti e ti rapisci all'ora della siesta, e sul Danubio mi desti il primo bacio la prima carezza al seno, poi arrivammo a Parigi e ti sospinsi verso amore.

Radio Varsavia, l'ultimo contatto prima delle bombe al napalm, e i clamori erano pieni di ragazzi e donne che correvano sopra nuvole rade.
Ora mangiamo farfalle giapponesi, e l'ombra è ancora lì a farci compagnia, mentre a Wall Street la borsa sale e le tasche si svuotano, gli sceicchi nel frattempo vendono i cammelli e i versi del Corano.

Strano come il tuo dire mi ricorda le mie enfasi, sopra il muretto delle sei, e le cinciallegre ci facevano compagnia quando il fiume mormorava e le siepi al vento, erano i capelli dei passanti.
La domenica di Pasqua andavamo a messa, assorti nella comunione e il battesimo della neonata dopo la funzione, e le suore seminude ai cancelli del presepe.

Ora siamo gemelli monozigoti un po' estranei, un po' frammentati, ma ci vogliamo un mondo di bene, come il cannone e la polvere da sparo, come la quercia e le sue radici, ora siamo il delta del Nilo che si dirama in mille direzioni, mille musiche e papiri.




I fiumi della memoria testo di Italo Rapacciuolo
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