Quel giorno Caronte non aveva molta voglia di andare a lavorare.
Si era svegliato in malo modo, con una certa apatia ed un senso di
vuoto interiore, uno stato d'angoscia del suo animo ormai avvilito
da quel vecchio barcone a remi dal lezzo nauseabondo, e dalla routine
di quello stesso tragitto che ormai era in grado di percorrere anche
ad occhi chiusi. Conosceva con estrema precisione la dove le onde
si gonfiavano spinte dalle medesime correnti, a formare le stesse
increspature che noncurante prendeva di prua in pieno; del resto
"pensava tra se e se" non era certo quello un viaggio di piacere, al
contrario si prodigava navigando così a rendere quel giretto più
spumeggiante e burrascoso.
Ogni tanto rifletteva sulla sua età, e si convinceva di non avere più
le forze per continuare in quel modo; aveva chiesto alla direzione
un mezzo più consono anche per lo status che ricopriva: una barca
a vela con un albero o con due; sarebbe stato meglio!
Un catamarano, oppure un trimarano, insomma un bel timone da
governare magari rimanendo comodamente seduto.
Preso da queste considerazioni calzò gli stivali, una bandana nera
sulla fronte e si incamminò lungo quello stretto vicolo che lo conduceva
a quel vecchio imbarcadero.
Le anime che incontrava lungo la via terrorizzate alla sua vista, pensavano
bene di girargli alla larga; non era buon segno essere un suo amico, e
nemmeno conoscente forse perché la sua frequentazione poteva indurre
ad un giretto in sua compagnia anzitempo come membro del suo equipaggio...
Caronte le osservava di sottecchi in cagnesco non avendo nessuna pietà
per questi bifolchi che si ostinavano a non capire che in fondo non era lui
a decidere chi trasportare e quando; lui si limitava ad eseguire gli ordini
impartiti dall'armatore, un tipo tutto d'un pezzo che si faceva chiamare DIO.
Se fossi stato io l'armatore tornò a ripetersi avrei già da tempo solcato queste
acque con le mie vele, anzi avrei fatto incidere sulla maestra : sono io DIO!
Senza accorgersi immerso in questi desiderosi pensieri d'onnipotenza si ritrovò
con un piede sulla banchina e l'altro che ondeggiava sulla chiglia del barcone;
diede una bella stretta alle corde che serravano i remi a pala dritta, e si sedette
nell'attesa dell'ennesimo nuovo carico.
Un mormorio continuo e leggermente ovattato da una fitta coltre di nebbia giungeva
dal fondo della strada, la dove dimorava la grande fattoria delle anime perse;
un grande letamaio che si perdeva a dismisura circondato da stagni di acqua putrida
con un unico vialetto che conduceva all'imbarco crocieristi; un unica via d' uscita verso la
quale venivano tutte sospinte a forza.
All'interno un grande atrio li accoglieva tutti: chi stava seduto osservando il tabellone
degli orari di partenza in attesa del proprio nome impresso su di esso, chi svogliatamente
sfogliava l'opuscolo informativo realizzando con un cenno di sconforto del capo
che in fondo, molto in fondo...sarebbe stata la stessa vita: una vita d'inferno aveva
già vissuto nel mondo di qui, quindi sarebbe stato come un ritorno a casa; nessuna
nuova emozione, nessun cambiamento. Peccato!
Una lunga coda si era formata allo sportello "ufficio reclami ed istanza di revisione",
si mescolavano una serie di urla che spaziavano dal: lei non sa chi sono io CRIBBIO"
al "non ho fatto nulla di male".
Chi cercava di corrompere l'addetto con sogni di gloria, con 50 vergini, con un bunga bunga
od ancora, in un estremo tentativo di aggrapparsi almeno al purgatorio, con la costruzione
di un ponte; anzi 2 CRIBBIO: uno sospeso ed uno sott'acqua, all'insegna di viaggi più
consoni; chi al contrario come quel prete che piangendo e stringendo un crocifisso
urlava la sua innocenza con la sua oratoria nella descrizione di una vita retta e proba
durante la quale aveva accolto tutti come un padre :si proprio tutti gridava a squarciagola
dai più piccoli...agli adulti...con particolare affetto...verso i più piccoli, che sono i più teneri,,
ed ancora il magnaccia che regalava mignotte al mondo per bontà e passione, quella
per lo sfruttamento, lo spacciatore che aveva regalato un paio d'ali a tanta gente
facendola volare in alto in alto..., il politico con le sue ombre e, le sue orde di politicizzati
che tanto si erano prodigati per il bene altrui, e perfino L'olocausticatore (di mia invenzione)
un' animella perversa castigatrice che aveva vissuto all'insegna di un insana goduria della
morte altrui.
Allo squillo della campana che richiamava all'ordine incolonnato e coperto (stile militare)
Caronte con uno sbuffo d'insofferenza si sollevò e sputando nelle mani per una migliore
presa afferrò i remi pronto per la traversata.
Una ad una le anime consegnarono l'obolo dovuto come dazio e, rassegnati si lasciarono
scivolare sul barcone.
Tranne uno che nell'ultimo estremo tentativo di non mollare la banchina cercava ancora
di corrompere le guardie con una montagna di oboli. Cribbio cadde nello stesso oblio
senza gli oboli a seguito e senza nessuna pietà.
MIGRAZIONE testo di circense