Riesci a sentirmi?

scritto da Vhimeras
Scritto 8 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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La disperazione di chi è costretto a vedere chi ama in uno stato irraggiungibile.
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Testo: Riesci a sentirmi?
di Vhimeras

Ah, mia cara, non riesco proprio a vederti così, rigida, immobile, un vegetale. Come posso rimanere qui, con le mani in mano, ad osservarti mentre lentamente appassisci?
Qui, dove rimani testardamente assopita per quanto io ti chiami, ti supplichi, ti scuota, ti preghi di tornare da me.
Riesci a sentirmi?
Crudele.
Saresti crudele se tu potessi in qualche modo percepire il mio incessante tormento alla tua amara vista disfatta e tuttavia mi rifiutassi un bisbiglio, un cenno, un qualsiasi segnale che mi rincuori, che mi assicuri che dentro questa insensibile scorza ci sei ancora tu.
Eppure, crudele lo sei stata quando mutasti il tuo corpo lieve e aggraziato in questo greve e inutile ammasso di membra, abbandonandomi in questo mondo, che senza di te mi appare così desolato e solitario.
E nonostante tutto, ti preferirei crudelmente incurante del mio dolore piuttosto che insensibile, ignara di tutto, eternamente galleggiante in un insipido torpore, irraggiungibile, persa per sempre.
Forse tu sogni, sì, ti pare di vivere… invece sei qui, in bilico. Quanto vorrei che tu finalmente ti decidessi a scendere uno dei due crinali, tornando da me, alla vita vera, oppure lasciandoti scivolare nell’oblio della morte.
Egoista.
Sei egoista, perché continuando a indugiare in questo limbo costringi anche me a rimanervi, incerto fra la speranza di poter rivedere la luce nei tuoi occhi verdi oppure rassegnarmi alla tua perdita così da essere in grado di scegliere se ricominciare a vivere a mia volta o raggiungerti dovunque tu sia finita.
Dunque ti imploro, se puoi sentirmi, non prolungare oltre questa agonia, fa’ che cessi! Fa’ che cessi, qualsiasi cosa, ma ferma la follia che subdola scivola nella mia mente, interrompi l’attesa!
Ah, cara, perdonami.
Con quale diritto turbo il tuo sonno, ti accuso, ti comando? Perdonami, cara, l’ignoranza m’uccide, il delirio m’assale. Se solo potessi parlarti ancora una volta, convincerti a tornare da me: so che se tu lo volessi ne avresti il potere.
Forse se mi riducessi nelle tue stesse condizioni diventerei parte del mondo in cui sei arrivata. Se ne fossi sicuro non esiterei, stanne certa. Non esiterei a raggiungerti, rinunciando a questo mio corpo, che ormai è per me soltanto un peso, per poter essere in grado di librarmi leggero a danzare con la tua anima, se soltanto fossi certo di esserne in grado.
Inoltre non posso serenamente abbandonare le nostre spoglie sapendo che tu potresti un giorno farvi ritorno: se ciò accadesse saremmo nuovamente divisi e ti condannerei al tormento che io vivo ora. Non potrei mai.
Capisci allora perché devo restare, perché non posso neppure tentare di arrivare da te?
Attendo solamente che tu, il fato, o chiunque abbia il potere di scegliere la nostra sorte decidiate se potrò incontrarti di nuovo e in quale forma; mi rimetto a voi, ma, nell’attesa, continuo ad amarti.




Hanc quoque Phoebus amat positaque in stipite dextra
sentit haduc trepidare nouo sub cortice pectus
conplexusque suis ramos, ut membra, lacertis
oscula dat ligno: refugit tamen oscula lignum.

Anche così Febo l’ama e, poggiata la mano sul tronco,
sente ancora trepidare il petto sotto quella nuova corteccia
e, stringendo fra le braccia i suoi rami come un corpo,
ne bacia il legno, ma quello ai suoi baci ancora si sottrae.

Ovidio, “Le metamorfosi"
Riesci a sentirmi? testo di Vhimeras
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