Giunge ormai al termine l’unica vita ch’io ho vissuto nell’unica casa in cui il mio cuore eremita ha trovato riparo. Lei così aspra e saggia mi ha tenuto segreto e ha fatto si che quel primo sospiro al mattino di cenere intriso avesse un minimo di senso. Lei, matrigna attenta mi ha mostrato le cose a me lontane come la compagnìa di quegli scellerati per cui sempre avrò un posto nel cuore e attraverso gli infiniti rivoli di fumo e sorsi di caffè mi ha tenuto al caldo e al sicuro e ha permesso alla mia anima da qualche parte sperduta di ritrovarsi in qualche cosa. E adesso che mi trovo con l’involucro terrestre in queste quattro mura a me sconosciute mi chiedo se con la testa sono rimasto ancora in quella nebbiosa cucina a sorseggiare l’afrodisiaco vino o se il mio spirito è rinchiuso come lo è la sua porta e intanto mi ritrovo ancora una volta da solo ma stavolta con la coscienza di cose più belle che mai più vedrò e riecheggiano nelle mura sconosciute le grida di disperazione della mia ombra ancora una volta l’unica compagna e ancora una volta dal dolore trafitta.
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