Non chiedetemi se sono inizio,
se sono fine – Io sono entrambi.
A chi ha occhi a notare adusi
i minimi particolari, a coloro
i quali ogni superficie appare,
per contraddizione, già fonda
assai, certo scorgerà la foglia
dalla mano sinistra spuntare –
L’infinito si pone oltre cerchio.
Non chiedetemi donde venga,
o dove vada – Io son l’andare.
La lince che mi accompagna,
incalza irrefrenabile desiderio,
la passione di girovagare, mai
estinta, mai saziata, ponendo
le sue zampe alla mia coscia,
m’esorta a non rivangare –
E’ la Natura già spirituale.
Non chiedetemi cosa porto,
cosa arreco – Io sono energia.
Ogni cosa traggo dal fardello,
luminoso, che sorreggo, grazie
ad un bastone strano: fattezze
di cucchiaio, per amalgamare
atomo su atomo, per offrire
vita a ciò che era inanimato –
Codici d’obliati versi generanti.
Non chiedetemi del mio abito,
dei campanelli – Io sono bardo.
Dal bastone rosso da passeggio
sorretto, erro solitario, giungo
e mai riposo: tre punti denotano
che io in me raccolgo, della terra,
le forze sovrumane, e con sguardo
melanconico, proteso verso il cielo,
ad esser sospinto mi dispongo –
Poesia trae da materia e s’aderge.
Chiedetevi il movente del mio passo.
Le Mat testo di Le Mat