cosa sei?

scritto da Pagnottellaz
Scritto 57 anni fa • Pubblicato 7 anni fa • Revisionato 7 anni fa
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Autore del testo Pagnottellaz

Testo: cosa sei?
di Pagnottellaz

Cosa sei ora?
Sei qualcosa che nonostante il tempo e il freddo, ti scalda l’anima di un fuoco quotidiano.
Il pensiero costante, direi quasi la lente attraverso la quale desidero scrutare la vita per poter dire di averla vissuta davvero.
Quello che mi succede, quello che sono – o come mi vedo – è migliore, infinitamente migliore, se ci sei tu. Se posso raccontarlo a te. Se posso viverlo insieme a te.
Sei l’ingrediente che rende irresistibile un piatto normale. Sei il fascino, il mistero e l’allegria.
Sei carne e anima.
Sei troppo per poter sopportare la tua assenza.
Sono troppo poco per potermi sopportare senza un cenno del tuo viso, senza un tuo sorriso complice, senza leggere nei tuoi occhi il desiderio che mi stupisce, mi eccita e mi commuove.
I fugaci momenti trascorsi in quella felicità abbagliante mi hanno dischiuso il paradiso in terra.
Felicità talmente grande e talmente vera da non poter mai più pronunciare nemmeno la parola, senza te.
Come definire l’esistenza priva di vette, di acuti, di voli, di danza, di musica quando hai raggiunto l’Everest, hai ascoltato la Callas, hai viaggiato a velocità supersonica, sei stato Nureyev e Mozart?
Come accettare la normalità quando hai così chiaro e vivido l’eccezionale?
Può rassegnarsi la farfalla all’idea di tornare bruco?
Mi rannicchio nella speranza. Mi nascondo nel sogno. Chiudo gli occhi ed apro l’anima desiderando che il buio mi regali frammenti di realtà virtuale, nei quali tornare ad averti mia.
Ed ogni risveglio è schianto. Ogni alba è feroce ritrovarsi al freddo della stessa solitudine affollata.
Perché?
Quanti perché tormentano i miei respiri affannati. Perché non sei mia? Perché la vita non ha preso la piega giusta? Perché la felicità è così vicina eppure così utopistica.
Eppure so che una parte di te vorrebbe respirare la mia stessa aria.
Ma ormai è solo nostalgia. È un altro tempo, un secolo nuovo: una nuova era glaciale per me.
E ti cerco. Mi affanno. Mi espongo e mi ritraggo per il timore di rompere un cristallo.
Sono assetato e guardo il fiume trasformarsi in ruscello, ogni giorno meno gonfio.
E mi getterei nell’acqua ad affogare.
Ad affogare.
Ma il timore di interrompere anche il rigagnolo rimasto, mi blocca sull’argine in contemplazione. Come sospeso. E mi bagno solo i polpastrelli e li porto alla bocca… grato, nonostante tutto.
cosa sei? testo di Pagnottellaz
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