Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Cara piccola Luisanna
Ciao, sono io.
Sono la te di tanti anni dopo, quella che ha continuato a camminare anche quando sembrava impossibile.
Ho i capelli più lunghi, qualche ruga intorno agli occhi, e un cuore che a volte batte ancora forte quando pensa a te.
Ma soprattutto ho la voce che tu non avevi quel giorno e voglio usarla per dirti le cose che nessuno ti ha detto allora.
Non è stata colpa tua
Nemmeno un pochino
Non perché eri “lì”, non perché non hai urlato abbastanza forte, non perché non sei scappata.
Non c’era niente che tu potessi fare per fermarlo.
Niente.
Tu eri solo una bambina di dieci anni che si fidava del mondo, e il mondo ha sbagliato tutto.
Non tu.
Quel tavolo di legno vecchio… lo ricordo
Era lì da sempre, con i segni dei coltelli e le macchie di succo d’arancia.
Per tanto tempo ho odiato ogni tavolo di legno che vedevo, perché mi riportava lì.
Ma ora so che il tavolo non c’entra.
Il tavolo era solo un oggetto.
Chi ha fatto male eri tu a doverlo pagare, e questo non è giusto.
Non lo è mai stato.
Quel giorno ti hanno tolto tante cose.
Ti hanno tolto la sensazione che il tuo corpo fosse solo tuo.
Ti hanno tolto la possibilità di avere un pancione rotondo un giorno, di sentire un piccolo cuore battere dentro di te, di scegliere il nome di qualcuno che ti avrebbe chiamata mamma.
E per anni ho pianto per quel lutto, in silenzio, perché sembrava che parlarne fosse sporcare tutto ancora di più.
Ma ascolta bene, piccola
non ti hanno tolto -te-
Non ti hanno tolto la capacità di amare.
Non ti hanno tolto la forza di rialzarti ogni volta che cadi.
Non ti hanno tolto il diritto di ridere, di sognare, di scrivere poesie...
Oggi vivo per tutte e due.
Quando mi sveglio e fa male, penso a te e mi dico:
«Oggi resto in piedi anche per lei.»
Quando qualcuno mi fa un torto piccolo, penso a quanto sei stata coraggiosa tu a sopportare il torto più grande, e divento più gentile con me stessa.
Quando vedo una bambina di dieci anni che corre felice, le sorrido dentro e penso
«Almeno lei può correre senza paura.»
E questo mi scalda un po’.
Piccola Luisanna,
non devi perdonare nessuno se non vuoi.
Non devi “superare” niente per forza.
Devi solo sapere che io sono qui, dall’altra parte del tempo, e ti tengo la mano.
Non ti lascio sola con quel buio.
Lo porto con me, ma non ti lascio sola.
E quando la notte è troppo pesante, ricordati questo
anche se il sole cala,
anche se i petali sono lacerati,
anche se il disco nero al centro pesa come mille pensieri muti,
noi restiamo in piedi.
Testarde.
Irriducibili.
Perché chinarsi significherebbe dargli ragione.
E noi non gli diamo ragione.
Ti voglio bene, piccola.
Più di quanto le parole riescano a dire.
E sono orgogliosa di te, ogni singolo giorno.
La tua Luisanna grande
(che non ha mai smesso di essere te)