Un cacciatore di volpi vegano

scritto da Orso polare
Scritto 3 giorni fa • Pubblicato 2 giorni fa • Revisionato 2 giorni fa
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Autore del testo Orso polare

Testo: Un cacciatore di volpi vegano
di Orso polare

Il sole calava lento, tingendo il campo di rosso pallido. Al centro, il cacciatore vegano sedeva su uno sgabello di legno, il salame vegano tra le mani, e lo mangiava come fosse carne vera, come se ogni morso fosse una sentenza morale. Parlava, spiegava, decantava la purezza delle sue scelte, e ogni parola cadeva sugli altri personaggi come pietre fredde.

Orso Polare, grande e massiccio, tremava leggermente, non per il freddo, ma per l’angoscia di chi sa di trovarsi davanti a qualcosa di incomprensibile: un uomo che usa la morale come arma. Accanto, Dollaro del Sud annuiva meccanicamente, incapace di reagire, il viso segnato da quella forma di impotenza che nasce solo di fronte a chi domina il mondo con lucidità e sadismo.

E poi c’era la volpe. Piccola, agile, con gli occhi pieni di curiosità e paura. Tentava di tornare verso il suo rifugio, ignara che ciò che la attendeva non era l’istinto di un predatore, ma la volontà deliberata di chi sa giudicare, educare e infliggere dolore con freddezza.

Il cacciatore vegano terminò l’ultimo boccone di salame e lo guardò, lanciando un sorriso sottile, carico di superiorità morale. “Vedete,” disse, “la vita si rispetta. Ogni essere merita la sua etica.” Poi, senza fretta, impugnò il fucile. Non era un gesto impulsivo, non era la rabbia del predatore. Era un atto teatrale, un rituale di dominio, dove la virtù apparente diventava la scusa per infliggere sofferenza.

La volpe si mosse, esitante. Un piccolo passo verso la salvezza. Ma il cacciatore vegano non tremava. Non avrebbe avuto bisogno di fretta: la scelta era sua, e quella scelta era crudele. Mirò con calma, respirando appena, e sparò.

Il rumore del colpo esplose nella valle come un giudizio. La volpe cadde, il suo corpo piccolo e fragile scivolando sul terreno. Ma più che il dolore fisico, era la paura e l’ingiustizia del gesto a parlare. Il suo sguardo era un pianto silenzioso, un lamento che nessuno poteva sentire, un richiamo alla libertà tradita.

Orso Polare distolse lo sguardo, e Dollaro del Sud strinse i pugni: nessuno poteva fare nulla. Tutto era compiuto secondo la lucida razionalità del cacciatore, che continuava a sedersi, impassibile, come se nulla fosse accaduto. Il salame vegano era sparito, ma il rituale non era finito: aveva insegnato agli altri una lezione crudele e chiara, senza bisogno di parole.

La morale? La violenza più terribile non nasce dall’istinto né dalla necessità, ma dalla scelta consapevole, dal calcolo freddo e dalla capacità di giustificare il male con la virtù apparente. E il cacciatore vegano era maestro in questo: il suo sorriso, la masticazione lenta del salame, il silenzio dopo lo sparo erano più terrificanti di qualsiasi urlo, più crudeli di qualsiasi istinto.

La volpe non era più libera. Non era più incolpevole. Ma il cacciatore vegano continuava a mangiare, a spiegare, a esaltare la sua etica, mentre la valle taceva. E chi guardava, chi sopravviveva come testimone, sapeva che la vera mostruosità non era nella preda, ma nel cuore lucido e morale del carnefice.

Un cacciatore di volpi vegano testo di Orso polare
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