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Volevamo essere punti di forza e completare le lacune dell'altro,
diversi, distinti eppur incastrati perfetti,
e poi ci siamo ritrovati ad osservarci
dietro il vetro appannato dalla pioggia.
Oggi siamo ciò che non avremmo creduto,
che non avremmo voluto,
quando in quel tempo fummo ciò che non desiderammo.
Protetti dal mantello dell'illusione,
ci siamo corsi incontro,
ma cercandoci senza riconoscerci,
non ci siamo trovati.
Abbiamo seguito impronte sulla neve
e poi, ne abbiamo perso le tracce,
sciolte nell’agonia della ricerca della complicità,
che avevamo intravisto ma non saputo afferrare.
Nel tempo scandito da una clessidra vuota
abbiamo atteso inutilmente.
Ci siamo seduti su una poltrona comoda
pazientando davanti al pendolo rotto di un orologio.
Tutto è rimasto fermo.
Tutto è rimasto uguale.
Eppure lo giuriamo, eravamo svegli.
E lo confermiamo!
In prima fila, preparati per l'inizio dello spettacolo
nel teatro dell'assurdo
restiamo sospesi in un eterno presente:
"aspettando Godot"