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Vorrei poter non parlare.
Vorrei che tutte quelle parole potessero essere scritte in un brano su quella panchina del piazzale verde, con la tua chitarra.
Il tuo viso semplice, le tue mani fredde dal gelo della notte a Firenze, mi accarezzano l'anima, e custodisco questi minuti in una botte di cristallo dentro il mio profondo, così che nessuno le possa portare via.
Vorrei poter non sentire.
Vorrei non sentire questa frizzante armonia che mi porto dietro dopo una serata con te, vorrei poter sapere quando ti rivedrò, e se ti rivedrò una prossima volta, senza sentirmi il peso dell'orgoglio agghiaciante che ci portiamo solo per paura di farci male.
Vorrei non farti del male, e farmi del male.
Vorrei che passasse quella malinconia delle relazioni passate che ci inducono a dubitare delle azioni altrui.
Vorrei poter studiare i tuoi riccioli, e immergere le mani dentro il tuo maglione verde così da poter odorare quel prato del piazzale, quello lì, sopra le colline.
Vorrei stare lì seduta con te, di fronte a quel monte, quando ancora eravamo timidi e mi dicesti che non dovevo guardarti perché di profilo ti imbarazzavi.