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A volte l'intenzione di essere quello che vogliono riesce a farmi credere che l'identità sia solo un processo temporale affine a una costruzione già esistita e già crepata dalle voci non considerate. Ci dicono di essere per esistere ma la testa ci fotte. La gloria splende e l'amore cade mentre vorremmo solo essere disconnessi e da soli ripercorrere la vita persa. Ascolto un pensiero e lo butto su un banco del mercato insieme ai pesci morti perché il sangue del pesce mi infastidisce come non volessi ascoltare o vedere la sua sofferenza, come se il numero dei pesci morti non fosse un mio problema ecco perché chiudo gli occhi e penso al compleanno degli interessi... Ma la sera, la sera il cuscino sprofonda e le tende si aprono costringendomi a guardare. Mangio quel pesce come mangiassi la vita perché così mi hanno insegnato... Mangio quel pesce perché sono fottuta mente forte. Ma la notte, la notte da solo, da solo sono "io" e vorrei vomitare il sangue della vergogna, il sangue della pigrizia, il sangue dell'ustione voluta. Sono tornato a essere quello che voglio essere.