Contenuti per adulti
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Biondo platino, a lama di ghiaccio, o rosso a lingue di fuoco
verde come la bile,
si infila abiti rubati al genere opposto,
maschere di seta e pizzo digitale,
per avvicinarsi piano, troppo piano.
Multi account, mille volti in affitto,
ora ragazzo curioso, ora donna complice
ora amico fidato che chiede una foto
"perché sei così bella, fidati di me".
Il web era il suo regno di ombre,
l’unico posto dove il sangue gli scaldava le vene,
dove poteva sfiorare senza essere visto, cacciare senza lasciare impronte.
Riceveva immagini nude, offerte ingenue,
promesse di segreti tra adolescenti e schermi,
poi rideva nel buio, premeva "condividi"
e scriveva sotto: "Puttana che sei, ora ti guardano tutti".
Odiava i like che piovevano sugli altri,
quel successo luminoso che lui non toccava,
rosicchiava profili altrui come tarlo nel legno,
invidioso, affamato, sempre più piccolo.
Le sue notti erano fatte di screenshot e vendette,
di identità prese in prestito e poi bruciate,
di fiducia spezzata come vetro sotto i piedi
di chi ancora credeva alle parole gentili.
Chissà che fine avrebbe fatto
se un giorno lo schermo si fosse spento davvero,
se le maschere fossero cadute una a una,
lasciandolo nudo, biondo, rosso, verde,
davanti a una porta che si apriva
ad aspettarlo un poliziotto...
Forse solo allora avrebbe visto
il mostro che aveva allevato
nel riflesso freddo del monitor,
senza più like, senza più nascondigli.