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- Nota dell'autore Pellegrino2
Testo: Rughe e Libertà di Pellegrino2
Lieve, dopo un’alba carezzevole, il mattino accompagna i passi miei sulla spiaggia di un’isola cresciuta dentro me. Io cammino su leggerissima risacca nell’ora ancora quieta degli intimi pensieri, ma il sogno ha lasciato la sua ansia, dietro sé, che estranea la vista e la porta a scivolare distratta e senza un perchè sulla barca tirata in secco dalla vita e lasciata senza niente, sola, capovolta e vuota. Vecchie reti appese ondeggiano strappate e spente come vestali sacrificate ai ricordi di un mare sempre più stanco, che triste s’arrende all’ anima inquinata che, densa, gonfia e sforza il cuore. Vuoto di me stesso annego all’orizzonte, con lo sguardo fisso cercando di rubare il primo ceruleo bacio tra cielo e azzurre acque, mentre un gabbiano, nel suo primo solitario volo scivola di lato e stride un saluto al nuovo giorno che a lui risponde, e sorride, e a me crudele porta l’ angoscia che avanza e lascia tintinnare le metalliche ganasce di mille pesi e ancora tante, tante inutili trascinanti ore.... Anche il vento di terra ora sfiorisce allungandosi tremante, ma prima di sparire con una malinconica carezza, scompiglia quei capelli grigi sfiora le rughe della fronte e le profondo cicatrici di quella apparente scorza contro l’eterna, stolida ovvietà e infine, come refolo di vela, sbanda ed orza e corre incontro al sole in un ultimo sospiro alla difficile e pesante libertà.
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