Si sente nell’aria l’andare del tempo che passa graffiando la pelle, velando i vicoli stretti del borgo arroccato quando è più densa la nebbia.
Lo stentato barlume d’un faro si scioglie a fatica sull’umido lastrico, mentre mura di pietra e di calce s’acquattano stanche nel silenzio dell’ombra.
S’impastano nuvole basse e gravano gonfie sul mondo, sui passi affrettati di chi ancora è per strada. Qualche finestra fa le prove di luce: s’accende si spegne, rischiara l’attimo grigio e ancora diventa riquadro sbiadito.
Ecco che arriva leggero nel verso ambiguo del vento, anche un sentore di cose di vita come il profumo di paglia stipata, dell’erba appena falciata o l’odore del fumo di legna che si spande d’intorno.
Negli occhi del bimbo che ascolta di un mondo di fate e di sogni e di favole antiche, passa un lampo di gioia come stella nascente: un sorriso e un piccolo bacio, prima di cedere al sonno.
Se ti sei accorto di un errore o vuoi cambiare il tuo commento, puoi cancellarlo nei 5 minuti succesivi alla pubblicazione.
In seguito non potrai più cancellarlo.
Vuoi cancellare il tuo commento?
Caricamento dei commenti...
Questo testo è troppo datato per accettare nuovi commenti.