Ricominciare

scritto da Camy
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Camy
Ca
Autore del testo Camy

Testo: Ricominciare
di Camy

Passeggiare nel bosco quella mattina le scatenò emozioni e nostalgie unite ad un senso di pace che solo il contatto con la natura riescono a trasmettere. Lara gettò lo sguardo oltre le punte degli abeti per un saluto alle sue montagne, ma l’ultimo ricordo di quel luogo tanto importante fu un muro di nubi cariche di pioggia. Affrettò il passo, le rimaneva solo un’ora per ritirare le valigie e raggiungere la fermata dell’autobus nella piazza del paese. Le gocce sul finestrino la accompagnarono per tutti i tornanti fino al fondovalle, poi un raggio di sole annunciò la fine del temporale; dormì per più di due ore e al suo risveglio, di fianco a lei, scorrevano già i piatti campi della pianura.
Francesca era lì ad attenderla ; scendendo Lara la guardò negli occhi senza dire nulla, anche se non si erano viste per diversi anni, si conoscevano da sempre e il loro ultimo, casuale incontro era forse parte di un disegno che in molti chiamano destino e al quale Lara si era abbandonata fiduciosa.
“Una bella doccia era proprio quello che ci voleva. Ti sei sistemata bene, l’appartamento è carino e accogliente”. Lara non era abituata a regalare futili complimenti, ma quella casa aveva risvegliato in lei il desiderio di far parte di un luogo e di una famiglia. “Sai all’inizio pensavo sarebbe stata solo una sistemazione temporanea, poi, per come sono andate le cose, ho deciso di trasformarla nel mio rifugio”. Francesca era una quarantenne single, con alle spalle molti innamoramenti, spesso non corrisposti, e poche storie serie, di cui nessuna sfociata in una vera convivenza. Nessuna delle due aveva voglia di immergersi nel vociare di un sabato sera ormai inoltrato, quindi cucinarono un veloce piatto di spaghetti e dopo un film andarono a dormire. Lara si stese sul letto, chiedendosi come fosse possibile riposare con il rumore continuo del traffico giù in strada. Non riuscendo a prendere sonno la sua mente cominciò a volare tra i pensieri sparsi: non aveva voglia di razionalizzare la situazione, l’avrebbe fatto con calma nei giorni a seguire. Francesca lavorava da anni come contabile in un negozio di articoli sportivi, così quando era venuta a conoscenza dei problemi di Lara, le aveva trovato un incarico come commessa nel reparto montagna.
Entrare in quella corsia stracolma di zaini e scarponi le provocò una forte malinconia, ma la giornata trascorse veloce tra una vendita e l’altra senza lasciarle molto tempo per pensare. I giorni si susseguivano tranquilli e Lara era ormai entrata nella routine urbana, fatta di lavoro, colleghi e qualche uscita con gli amici di Francesca. Al suo non lontano passato si sforzava di non pensare, ma il dolore era sempre vivo e presente.
Erano passati un paio di mesi dal suo arrivo in città quando una sera, riaccendendo il cellulare dopo la giornata in negozio, trovò un messaggio di Andrea: “Ti ho cercato per tutto il giorno ma non sei mai raggiungibile, chiamami appena puoi, ho bisogno di parlarti”.
Per Lara fu del tutto istintivo spegnere il telefono, infilarlo nella borsetta ed incamminarsi velocemente verso casa. L’unico suo desiderio era parlare con Francesca prima che qualsiasi altra cosa accadesse. I minuti non passavano mai, la gente le camminava accanto parlando e ridendo, ma Lara era chiusa nel turbinio delle sue emozioni: non avrebbe voluto provare quel misto di paura e speranza, avrebbe tanto desiderato rimanere impassibile ed avere la forza di cancellare quel messaggio. Finalmente entrò nell’appartamento, Francesca era già sul divano a guardare la sua soap preferita in tv. “Brutta giornata, eh?” le disse l’amica guardandola negli occhi. Lara scoppiò in un pianto a dirotto che niente sembrava poter consolare. Dopo aver mostrato l’sms a Francesca, decise che era giunto il momento di condividere con lei quella brutta esperienza che le aveva cambiato la vita. Mentre cominciava a raccontare si rese conto che non aveva ancora parlato con nessuno del motivo per cui la sua storia d’amore con Andrea fosse finita. “Era il suo compleanno, Andrea era rimasto fuori per lavoro tutta la notte, sai lui è una guardia forestale e stava seguendo un progetto in un rifugio sulle montagne lì vicino. Volevo fargli una sorpresa, gli avevo preparato la colazione con i suoi dolci preferiti e apparecchiato il tavolo sulla terrazza di tutto punto. Quando suonò il campanello corsi ad aprire, pronta ad abbracciarlo, ma mi trovai davanti una ragazza bionda con un grosso pacco regalo”. “Ciao, scusa il disturbo, ma sto cercando Andrea, sai oggi è il suo compleanno e voglio fargli una sorpresa, è in casa?” “No, Andrea dovrebbe arrivare a momenti, ma tu chi sei?”
“Hai ragione non mi sono presentata, sono Rosa, la fidanzata di Andrea, tu sei sua sorella, vero? Siamo insieme da sei mesi e dopo tutto questo tempo non ho più resistito e ho deciso di venire qui”. “Per un attimo mi si annebbiò la vista, la ragazza continuava a parlare, ma io ero ferma a quella frase -siamo insieme da sei mesi- com’è possibile? Io e Andrea ci saremmo dovuti sposare da lì a cinque mesi e io non mi ero accorta di nulla. In quel frangente Andrea salì le scale e lo vidi sbiancare in volto guardandoci sulla porta”. “Rosa, che ci fai qui? Lara che succede?”. “Rientrai e chiusi a chiave, non sapevo cosa pensare, cosa fare, dove andare; poi in un attimo tirai giù la valigia dall’armadio la riempii a caso con vestiti e oggetti vari e uscii. Non c’era più nessuno lì fuori, neanche la macchina di Andrea era nel cortile. Decisi di andare in un bed and breakfast di un’amica che supplicai di non farmi domande, ma di accettare la situazione così com’era. I giorni trascorsero senza rivedere né Andrea, né la sua nuova compagna; la situazione si sbloccò solo con il nostro incontro, Francesca. Sei stata davvero la mia ancora di salvezza”. Francesca era disorientata e stava cercando di risistemare il fiume di informazioni: “quindi tu e Andrea vi stavate per sposare, ma da quanto vivevate insieme e come andavano le cose tra voi?”. Questa domanda scosse Lara che riprese a singhiozzare e solo dopo qualche minuto riuscì a rispondere: “Io e Andrea ci eravamo conosciuti sei anni fa, durante una mia vacanza in montagna nel suo paese. E’ stato il classico colpo di fulmine per entrambi, siamo usciti la prima sera e non siamo più riusciti a smettere di pensare l’uno all’altra. Dopo un mese sono andata a vivere con lui”.
All’inizio le cose non sono state facili, ci sono state parecchie incomprensioni e liti, anche molto forti, ma col passare del tempo la nostra relazione si era rinforzata, io ero felice e pensavo, ingenuamente, che anche lui lo fosse”. “Durante l’ultimo anno ha viaggiato spesso per lavoro e immagino che proprio in uno di queste trasferte abbia conosciuto lei”. “Non vi siete più visti o parlati da quel momento?” “No, lui non mi aveva più cercata prima di oggi e neanche io ho fatto nulla per rivederlo.” “Avete chiuso una storia di sei anni senza neanche una parola di spiegazione?” “Esatto, d’altra parte non credo ci fosse molto da dire, Andrea sapeva che io non lo avrei perdonato e poi mi sembrava chiaro che lui avesse fatto la sua scelta … e non ero io”. “Cosa devo fare Francesca?” “Tu lo ami ancora, vero?” “Sì, lo amo ancora da impazzire, non è trascorso neanche un giorno senza che non pensassi a lui, alla nostra vita, però…” “Però sei troppo orgogliosa per diglielo. Anche se sono passati alcuni anni, non sei cambiata, sai”. “Non è solo orgoglio, ho paura, paura di quello che mi possa dire, paura di perderlo, davvero, per sempre. Lo so, è una cosa stupida perché io in realtà l’ho già perso, ma finchè non sarà lui a dirmelo, dentro di me resterà una piccola speranza … “. Francesca mi sorrise: “Non è una cosa stupida, ma devi prendere una decisione, non puoi continuare a vivere in un limbo in attesa che qualcosa accada. Riprendi in mano la tua vita. Chiamalo e qualsiasi cosa ti dirà dovrà essere l’inizio di una nuova fase”. Francesca si alzò prese la borsa e uscì. Lara non fece nemmeno in tempo a rispondere o a chiederle dove stesse andando, anche se in realtà lo sapeva:
Francesca voleva lasciarla di fronte alla sua scelta, perché solo lei poteva sapere cosa sarebbe stato meglio fare. Prese il cellulare dalla borsa e lo chiamò: uno squillo, due squilli … eccolo: “finalmente, pensavo non mi avresti più chiamato. Guarda non voglio farti perdere tempo, so che ora hai la tua vita e io ho la mia, è inutile sprecare parole sull’argomento. Volevo solo dirti che domani parto e starò via almeno un anno, ti ricordi quel lavoro sull’Aconcagua? “ mi disse tutto d’un fiato e con una certa freddezza. “Certo, ricordo”. “Ecco, ho deciso di accettare, ho affittato la casa, quindi il resto delle tue cose le ho lasciate nel box di Luca, se vuoi recuperare qualcosa, trovi tutto lì”. “Buon viaggio, allora”, stavo per ricominciare a piangere, ma non volevo che se ne accorgesse, speravo solo che quella maledetta telefonata finisse al più presto. “Grazie, ciao” e riattaccò. “In fondo era quello che volevo, no?” Sussurrò guardando il cellulare. No, no, no! Non era quello che voleva, Lara avrebbe voluto urlare, chiedergli se anche la sua amichetta facesse parte di quel suo bel progetto in Sudamerica, ma soprattutto il suo cuore aveva il terribile bisogno di sapere se anche lui pensasse ancora a lei e se gli mancasse da morire la loro vita insieme. Era sconcertata, quella volta sarebbe stata davvero pronta ad abbattere qualsiasi muro per far emergere tutti i suoi sentimenti, sarebbe bastato un cenno, un’apertura da parte di Andrea. Ma non fu così e Lara volle definitivamente convincersi che quella biondina era entrata irreparabilmente nella vita dell’uomo che sarebbe dovuto diventare suo marito. Decise di nascondere tutto il suo dolore nell’angolo più lontano e profondo dell’anima dove gli altri non avrebbero più potuto vederlo. Si alzò dal divano dopo un’ora di irrazionale disperazione e si impose di riprendere in mano la situazione, a partire da quel preciso istante. Francesca tornò di lì a poco, le due amiche parlarono e Lara, cercando di rimanere il più possibile distaccata, le disse che aveva finalmente iniziato la sua nuova vita.
In realtà le cose non cambiarono molto, solo Lara non potè più rifiutare di uscire con qualche conoscente di Francesca, dato che l’amica ciclicamente le organizzava in modo più o meno celato appuntamenti galanti. Dentro di sé sperava che un giorno avrebbe finalmente incontrato il suo nuovo principe azzurro, chissà, visto che l’estate era ormai vicina, forse avrebbe avuto davvero qualche occasione.
“Lara, avrei bisogno di chiederti un favore: ogni anno con i colleghi del negozio trascorriamo qualche giorno in montagna, per stare un po’ insieme, ne avrai sentito parlare” “In effetti mi hanno detto qualcosa in proposito” “A turno una persona decide il luogo e quest’anno la fortunata prescelta sono io!! Dato che, come sai, non conosco molto l’ambiente alpino, mi chiedevo se potessimo organizzare in un bel posticino nella valle dove hai vissuto” . Francesca lasciava trasparire tutti i suoi dubbi, sapeva che forse non sarebbe stato il caso di chiederlo, ma la risposta dell’amica la rassicurò: “So che ti stai preoccupando del fatto che io possa soffrire per Andrea, ma come ti ho detto è una storia passata, quindi ok, sarò felice di mostrarvi quei luoghi”. E’ vero era felice e non vedeva l’ora di tornare sulle sue montagne, così con un paio di telefonate organizzò il viaggio e il soggiorno per lei e i suoi amici.
La giornata era limpidissima e quando arrivarono di fronte all’hotel, Lara non potè non notare gli sguardi meravigliati dei suoi amici: il panorama era davvero incantevole. I primi due giorni trascorsero serenamente tra l’entusiasmo di tutti. Fino a quel momento Lara era stata ben attenta a non passare di fronte a quella che era stata la sua casa per sei anni ma quella mattina non riuscì a resistere e si incamminò nel vicolo in salita che portava al cortile; rivedere quei luoghi non fu facile e la ferita le si riaprì in modo violento e quasi inaspettato. Per il pranzo avevano programmato di raggiungere un rifugio lì in zona, ma Lara chiamò Francesca al cellulare e le disse che aveva bisogno di rimanere da sola per riflettere e calmarsi. Passò velocemente in hotel, preparò lo zaino, e camminò fino all’imbocco di un sentiero che molte volte aveva percorso anche da sola.
Passeggiando nella folta pineta riuscì a scaricare un po’ di quella rabbia che aveva tenuta sopita in tutto quel tempo, così decise di continuare inerpicandosi su un impegnativo percorso di roccia che calamitò tutta la sua attenzione. “ Sì, va decisamente meglio” disse ad alta voce e il sorriso tornò sulle sue labbra. Avrebbe raggiunto l’altro versante, guardato lo splendido panorama e poi sarebbe scesa tornando sui suoi passi.
Improvvisamente un forte boato la fece trasalire: conosceva bene il rumore forte e minaccioso di una frana, ma mai lo aveva sentito così vicino. Per qualche secondo restò paralizzata dalla paura, ma poi capì che i massi stavano rotolando più in basso e tirò un sospiro di sollievo. Iniziò subito la discesa, ma dopo poche centinaia di metri si trovò di fronte la frana, più grande di quanto si aspettasse e soprattutto proprio sul versante che avrebbe dovuto percorrere. Il sentiero era completamente bloccato, per un attimo Lara si fece prendere dallo sconforto, ma poi tornando in sé pensò che conosceva bene quella zona, avrebbe semplicemente dovuto continuare a salire fino ad incrociare una valle laterale dalla quale tornare al paese. Cercò di contattare Francesca, ma ovviamente il cellulare non prendeva e ricordandosi di aver lasciato detto in reception la sua meta, si rese conto di quanto sarebbero stati preoccupati i suoi amici una volta appreso della frana. Non aveva alternative, se non quella di tornare il più velocemente possibile. Camminò per circa un’ora ma purtroppo era ormai evidente che non sarebbe riuscita ad arrivare prima di sera, così trovò un prato dove trascorrere la notte. Aveva dormito diverse volte in montagna, ma mai da sola e anche se cercava di restare tranquilla dentro di sé sentiva che non sarebbe stata una notte facile. Mangiò i panini che si era portata e poi si stese sull’erba coprendosi con il plaid che teneva sempre agganciato allo zaino; tutto sommato aveva trovato una posizione comoda e si sentiva abbastanza sicura. Il buio cambiò completamente la sua percezione dello spazio e degli oggetti intorno, i pini, dondolati dal vento, diventarono minacciosi e poi c’erano rumori, suoni continui, scricchiolii, versi di animali sconosciuti. Si coprì fin sopra la testa e si impegnò a non pensare a nulla, sperando di rivedere il sole al più presto.
“Laraaaa, ci sei? Laraa”. Non era possibile, le era sembrato di sentire una voce che la chiamava, aveva quasi paura a rispondere per il timore di scoprire che si trattasse di un sogno. “Lara, rispondi”. Questa volta ne era certa e anche la voce le sembrava famigliare; si alzò di scatto e cominciò ad urlare: “Sono qui, aiuto”. “Lara, finalmente! Ora ti raggiungo, dimmi se vedi la luce della mia torcia”. Lara si sentì gelare, quella era senza ombra di dubbio la voce di Andrea. Per un attimo si ammutolì. “Lara stai bene? Continua a parlare”. “Sì sto bene” forse Andrea non aveva sentito la risposta, perché quelle parole le uscirono con un filo di voce. Dopo pochi istanti vide la luce della torcia che la abbagliava: era Andrea che correva verso di lei. Lara scoppiò a piangere e gli si buttò tra le braccia, cercò di spiegare, ma lui le disse di stare tranquilla e di riprendersi prima di iniziare a raccontare. Andrea accese un fuoco e avvertì con il telefono satellitare che tutto si era risolto per il meglio e che sarebbero scesi la mattina seguente. Lara lo guardava di nascosto e il cuore le batteva fortissimo per tutte le emozioni che aveva vissuto in quelle ultime ore. “Mi hanno chiamato anche se non ero in servizio, sai tutti ti stavano cercando. Quando ho saputo che eri tu la persona dispersa mi è sembrato di impazzire e sono partito immediatamente. Non sai la gioia che ho provato nell’istante in cui ho sentito la tua voce”. Lara non sapeva cosa dire, era stanca, imbarazzata, ma anche felice di essere lì con lui. Una scintilla scattò dentro di lei e decise che gli avrebbe aperto il suo cuore, anche a costo di un’ulteriore terribile delusione. Andrea attendeva che Lara gli chiedesse perché fosse tornato in Italia o che gli raccontasse cosa era accaduto quel pomeriggio e invece le parole che sentì uscire dalla bocca delle donna furono completamente diverse. Lara lo guardò dritto negli occhi: “quel giorno in cui la tua amante è venuta a cercarti e mi ha detto la verità, ho provato un dolore così lacerante che pensavo non si sarebbe più attenuato, invece non è stato così, con il passare dei giorni, con gli eventi della mia nuova vita, questo dolore si è trasformato in un malessere diffuso, in un senso di vuoto che niente è riuscito più a cancellare. Non ho mai smesso di pensare a te, a come sarebbe potuta continuare la nostra vita insieme, a tutte le nostre piccole abitudini, alle cose belle e alle situazioni difficili che avevamo affrontato. Io non posso dimenticare il nostro passato, anche perché l’unico mio vero desiderio è ricostruire insieme a te il nostro futuro”. Lara stessa si stupì di quelle parole, ma sapeva che erano l’espressione di ciò che di più profondo c’era nel suo cuore ed in quel momento voleva solo lasciarlo uscire. “Lara, avrei tante cose da dirti, per cercare di giustificare il mio comportamento, ma spero ci sia tempo per questo. Ora voglio solo che tu capisca che le tue parole mi hanno reso l’uomo più felice del mondo”. Per la prima volta Lara lo vide piangere. “Cerca di perdonarmi e ricominciamo tutto da capo, sono davvero sincero, Lara io ti amo e mi sono reso conto che tu sei l’unica donna con cui desidero condividere ogni momento della mia vita”. In quell’attimo nella mente di Lara passarono le frasi di sua madre che sempre le ricordava che gli uomini non possono cambiare e se sbagliano una volta lo rifaranno di sicuro. Tutto ciò era parte di quella Lara razionale che ora non era lì con lei, lo baciò con passione e fecero l’amore sotto lo stelle, finalmente liberi di dimostrarsi i loro sentimenti senza paure, aprendosi completamente l’uno all’altro.

Guardando fuori dalla finestra che dava sul giardino Lara guardava Andrea giocare con il piccolo Paolo, il meraviglioso frutto di quella magica notte. Erano trascorsi due anni dal loro riavvicinamento, e non era stato facile ricostruire delle salde basi per il loro rapporto, ma la consapevolezza di quell’amore riscoperto e il desiderio di crescere insieme il loro bambino non li avrebbero più abbandonati.
Ricominciare testo di Camy
0