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Primo colloquio
— Buongiorno.
— Buongiorno.
— Come mai ha scelto proprio me?
— Perché ha meno di cinquant’anni e mi hanno detto che è anche piacente. Appena ho saputo l’età non ci ho pensato un attimo.
— Dorme bene?
— Poco. E quando mi metto in orizzontale tendo a pensare. Sto valutando di mettere il letto in verticale.
— Parla da sola?
— Sempre. Almeno una, ogni tanto, mi dà ragione.
— Si fida delle persone?
— Troppo.
— E di sé stessa?
— No. Ci conosciamo troppo bene.
— Ride abbastanza?
— No. Però faccio ridere gli altri.
— Piange?
— Spesso. Volentieri mai.
— C’è qualcuno che vorrebbe dimenticare?
— Certo. Ma prima dovrebbe restituirmi dei soldi.
— Le piace avere ragione?
— Dipende. Se ce l’ho, certo che mi piace. Se devo dare ragione a uno che ha torto, mi sembra di prenderlo per fesso. E non è nel mio stile.
— Le riesce più facile dire grazie o chiedere scusa?
— Nessuna delle due. Ma quando serve, le palle ce le ho.
— Si annoia facilmente?
— Mi piacerebbe da morire annoiarmi una settimana.
— Quando ha cambiato idea l’ultima volta?
— A cena. Avevo deciso che non avrei mangiato niente. Poi ho finito anche quello degli altri.
— Ha più paura di perdere o di ricominciare?
— Di ricominciare. Per perdere ormai ho una certa esperienza.
— Da bambina cosa voleva fare da grande?
— Lavorare in banca. Pensavo che ogni sera avrei potuto portare a casa i soldi della cassa alla mamma.
— Quando dice “sto bene”, mente?
— A lei e a me.
— Se oggi uscisse da qui un po’ più leggera, cosa lascerebbe sul mio pavimento?
— Cinquanta euro.
— Tornerà da me?
— Sì.
— Quando?
— La prossima volta.