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Quieto tra le foglioline d'un pomario non troppo lontano, acciambellato se ne stava un gattino randagio, lì onde v'era il pruno il mirto e il melograno, colla coda mezzo spezzata e ritorta ad uncino carezzava a ritmo di semi biscrome un lene ventare ch'era sfumato da orge di odori che non si potevano dimenticare; di poi solenne un sospiro e di lontano un ciangottio di capinere, dall'altro emisfero invece, lo smeraldino desiderio di banchettar con qualche lucertola [oh, fosse quella azzurra dei faraglioni..
Beh! Non importa, anche una dal collare policroma è altrettanto appetitosa si pensava quel randagio bighellonando un poco col pensiero.
Già s'udiva ai fiori il brusir de l'esercito dei bombi, e l'uggioso cicaleccio dello stomaco, poveraccio, fosse stato solo quello..
Una folta chioma rossa tipo punk che da troppi giorni dormiva sotto i rami, quelli che si toccano, che si toccano anche solo a un liève scotere di vento. Ma lungi un canto, ecco il dardo di luce che batte, sul porticato d'oltre le strelitzie, quello che gli permetteva per un attimo di sporgersi sul ciglione d'oricalco e guardare in quell'ottenebrato specchio interiore chissà, come foss'egli il Signore dell'ombra,
forse un ultimo riflesso delle stelle.