Verso la Villa dai Mille Misteri

scritto da Cristiano Troian
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Presto arriverà il sequel
- Nota dell'autore Cristiano Troian

Testo: Verso la Villa dai Mille Misteri
di Cristiano Troian

Era appena iniziata un’altra giornata d’estate sulla città

di Celia. Il Sole splendeva alto nel cielo, qualche

famiglia si preparava per andare al mare, e un gruppo di

tre amici si stava godendo le vacanze.

Dario, un ragazzo di 19 anni, alto, e molto attento all’

aspetto fisico, si teneva in forma facendo un po’ di

palestra. La sua migliore amica, Alice, che conosceva

dai tempi dell’asilo, era molto attratta dai libri. Era

sempre stata una grande lettrice. E Francesco, che della

sua vita non aveva ancora capito cosa fare, si divertiva a

cercare dei nuovi posti che a Celia non aveva ancora

esplorato.

Celia era una piccola città, molto tranquilla e silenziosa.

Si trovava in una bellissima regione al confine con il

mare, e per Francesco non c’era cosa migliore che

andare ad esplorarla. Un giorno, mentre era in giro per Celia, Francesco trovò una casa che non aveva mai visto

prima. A primo impatto, sembrava una casa molto

antica, ma sempre curata con attenzione. La casa,

rispetto alla città, si trovava in periferia, con le mura che

si affacciavano sul mare cristallino di Celia. Le continue

piogge avevano a lungo influenzato il clima della città,

ma avevano anche caratterizzato l’erosione degli scogli

dove la casa sorgeva, rendendola molto temuta da tutti

gli abitanti della città. Il giardino della casa era molto

grande, l’erba era appena stata tagliata ed era di un verde

acceso, con uno strato di pioggia rimasto dalla caduta

precedente. La facciata della casa si presentava molto

bene: le colonne portanti erano di marmo e si

alternavano a grandissime finestre con vista sul mare.

A Francesco, che era molto felice di aver scoperto una

cosa nuova, colpì molto questa abitazione. Dopo aver

chiarito le sue idee, decise di parlarne con i suoi amici.

Appena sentita la notizia, Dario disse: «Ma che cosa

fantastica Francesco, domani potremmo dare un’occhiata

da più vicino». Alice, che era sempre stata una ragazza

sveglia, rispose: «Non mi sembra una grande idea, la

casa non potrebbe essere molto sicura, e poi non
sappiamo nulla su di essa». Francesco e Dario, in coro,

allora dissero: «Chiediamo ai nostri genitori se sanno

qualcosa su questa casa». Alice alzò gli occhi al cielo.

Quei due erano senza speranza.

Così, il giorno dopo, i tre amici si ritrovarono a casa dei

genitori di Alice per fare delle domande sulla casa. I suoi

genitori dissero che avevano sentito parlare di questa

casa, ma non sapevano se fosse sicura o no. Visto che

Francesco aveva già esplorato la casa dall’esterno

quando l’aveva trovata, rassicurò i genitori di Alice

dicendo che la casa era stabile e non c’era pericolo che

succedesse qualcosa. Sentendo la risposta, Dario decise

che era possibile esplorare la casa e quindi che

l’indomani sarebbero entrati lì dentro. Alice non era

molto convinta, ma alla fine cedette e acconsentì.

La rugiada sulle foglie e il venticello mattutino

segnarono l’inizio di un nuovo giorno d’estate a Celia. E

i tre amici si prepararono per raggiungere la casa.

Francesco era molto eccitato, faceva dei gran salti di

gioia. Appena la raggiunsero, Alice vide una targa

attaccata sul portone d’ ingresso con sopra scritto “Villa

dai Mille Misteri”. Dario disse: «Non promette tanto
bene». Francesco rispose: «Voglio scoprire tutti questi

mille segreti. Dai, entriamo».

Appena entrati i tre amici furono investiti da una nuvola

di polvere. Tossirono tutti e tre.

Quando i ragazzi riuscirono a vedere qualcosa, dinanzi a

loro trovarono una grande sala, arredata con dei

bellissimi mobili fabbricati in legno d’ebano.

Alice esplorò la stanza, e trovò un cassettone che non si

apriva. “Molto strano”, pensò lei.

Dario disse: «Ragazzi, voglio sapere cosa nasconde

questo cassettone. Dobbiamo trovare la sua chiave». E

così, tutti e tre iniziarono a cercare per tutta la casa

qualche indizio per trovare la chiave.

Dopo qualche ora di ricerca, Francesco chiamò a gran

voce i suoi amici. Colti alla sprovvista, questi corsero

molto velocemente temendo che fosse successo qualcosa

a Francesco. Appena arrivarono da lui, con il fiatone,

dissero: «Francesco, perché ci hai chiamati?».

Lui rispose: «Ho trovato qualcosa che ci potrebbe

interessare». Mostrò loro un foglio di carta. Alice disse:

«Ma è solo un foglio di carta stropicciato». Rispose

Francesco: «No, è una lettera del vecchio proprietario di
questa casa, un tale signor Ronnangst, che scrive ai suoi

successori di un segreto di questa casa. E noi siamo

molto fortunati, perché lo abbiamo già scoperto. In

questa lettera, il signor Ronnangst dà le indicazioni per

trovare la chiave del cassettone».

Alice rispose: «Francesco, è meglio se ci teniamo stretta

questa lettera se vogliamo scoprire questo segreto». E

dopo aver detto questo, i tre uscirono dalla casa con la

lettera.

Appena raggiunsero il giardino della villa, Francesco

decise di leggere ai suoi amici la lettera che recitava

così:

“Cari successori,

se state leggendo questa lettera vorrà dire che io sarò

morto e che voi avrete scoperto il segreto di questa villa.

Ebbene si, questa villa contiene un segreto. Il cassettone

che non si apre necessita di una chiave e per trovarla

dovrete andare nel bosco che si trova vicino alla città di

Steelway, a nord di Celia. Quando sarete lì, vi

aspetteranno prove difficili, animali pericolosi e indigeni,

che non si sa se vi aiuteranno o vi attaccheranno. Se
riuscirete a superare tutto questo entro due settimane

dalla vostra partenza, si aprirà una grotta in mezzo al

bosco, e ovviamente dovrete trovarla. All’interno della

grotta troverete la chiave che cercate. Quando tornerete

alla Villa dai Mille Misteri, aprite il cassettone e

scoprirete cosa si cela all’interno. Buona caccia e buon

viaggio.”

Sig. Ronnangst

Quando Francesco ebbe finito di leggere la lettera, Dario

e Alice erano molto perplessi e turbati. Dario disse:

«Sembra molto complicato trovare questa chiave. Ma se

vogliamo scoprire il segreto della villa, dobbiamo

trovarla». Alice rispose: «Dario, Francesco, non ho mai

affrontato un viaggio così, ma il mio primo sono onorata

di affrontarlo con voi». Sentendo le parole di Alice,

Dario e Francesco la stritolarono in un super abbraccio.

Quindi, tutti e tre decisero di partire per cercare la chiave

nel bosco che avevano scoperto si chiamasse di Nesba

facendo delle domande in giro. La partenza era prevista

per l'indomani. Ognuno di loro corse alla rispettiva casa

per preparare le cose che gli potevano servire durante il

viaggio. L’indomani, i tre ragazzi erano pronti a partire.

Con tanto coraggio e anche un po’ di paura, i tre si

incamminarono verso Steelway, dove avrebbero chiesto

informazioni sul bosco di Nesba.

A metà del percorso, un bandito irruppe in strada,

interrompendo il viaggio del gruppo.

«Datemi tutto quello che avete - disse lui - o sarò

costretto ad uccidervi». Rispose Dario: «Non ti

conviene metterti contro di noi, siamo molto forti

insieme».

Sentito questo, il bandito si mise a ridere

fragorosamente: «Voi, dei ragazzini, credete che mi

faccia battere dai primi scappati di casa?»

E detto questo, attaccò. Estrasse dalla fodera una spada

d’argento, e con un fendente cercò di colpire Alice.

Dario intercettò il colpo con un coltello che aveva

trovato a casa sua, e contrattaccò. Con la lama colpì il

braccio del bandito, provocandogli un piccolo taglio.

«- Te ne pentirai -» urlò lui. Attaccò con molta più

forza e rabbia, e sferrò un fendente contro Francesco.

Lui lo evitò, ma aveva così paura che iniziò a scappare.

Il bandito disse: «Dove vai, hai paura, piccolo

mostriciattolo?» Con la mancanza di Francesco, Dario e

Alice iniziarono a preoccuparsi un po’. Ma non

mollarono e sferrarono un altro attacco in simultanea.

Il bandito attaccò Alice. Lei si difese con un piccolo

bastone che aveva trovato per terra. L’attacco del

bandito colpì’ Alice di striscio sulla spalla,

provocandole un piccolo taglio. Alice gemette per il

dolore, e fece un passo indietro. Dario si precipitò

subito a vedere come stesse Alice, e poi attaccò con

tutta la rabbia che aveva in corpo, gridando: «Nessuno

può toccare i miei amici!» E dopo aver detto questo,

infilzò il bandito in mezzo al petto, che cadde in

ginocchio. Dal suo petto colava sangue, che macchiava

il terreno. Alice raggiunse Dario correndo. Disse:

«Avevamo detto che eravamo forti, e lo abbiamo

dimostrato».

Il bandito barcollò, reclinò la testa e se ne andò per

sempre.

I due amici chiamarono Francesco dicendogli che il

pericolo non c’era più e che poteva tornare da loro. Lui

uscì lentamente dal suo nascondiglio e, accertatosi che

il bandito fosse morto veramente, corse da Alice e

Dario. Riunitisi, proseguirono il viaggio verso

Steelway, che fu molto tranquillo. Quando giunsero a

Steelway, ad aspettarli trovarono una cittadina molto

vivace, accogliente e curiosa. Quando furono

all’interno della città, chiesero in giro se qualcuno

sapeva cosa fosse il bosco di Nesba. Trovarono un

uomo, a prima vista sugli 80 anni, che gli chiese:

«Volete sapere qualcosa sul bosco di Nesba? Ho

visitato molte volte quel posto e a volte ho scoperto

cose che non volevo scoprire. Se volete affrontare il

bosco, vi conviene prepararvi bene. C’è una locanda in

fondo alla via, riposatevi, e buona fortuna, ne avrete

bisogno».

Detto questo, il vecchio si allontanò.

I tre amici, dopo aver sentito le parole del vecchio,

rimasero molto turbati e colpiti da quello che aveva

detto loro. Si incamminarono verso la locanda citata

dall'uomo. Appena furono arrivati all’interno, chiesero

da mangiare e dei letti per la notte. Quando ebbero

finito di mangiare, crollarono subito a dormire.

L’indomani decisero di partire. Riempirono i loro zaini

con vivande, armi e cure mediche. Iniziarono a

camminare verso nord-est, alla ricerca del bosco.

Arrivarono a una radura, che segnava l’entrata del

bosco. Con un respiro profondo, Dario, Alice e

Francesco entrarono dentro. L’aria si fece più fredda, il

vento si alzò e il cielo si annuvolò.

Erano entrati nel bosco di Nesba!

I tre amici iniziarono subito la ricerca della chiave.

Stabilirono anche che gli serviva un posto dove

dormire, quindi decisero di costruire una capanna.

Iniziarono a costruire la loro abitazione con del legno

che avevano trovato abbattendo degli alberi. Quando

ebbero finito di costruirla, il risultato era quello

desiderato.

Adesso potevano veramente iniziare la ricerca della

chiave. Decisero di esplorare il bosco prima

dall’esterno, per poi restringersi verso l’interno.

Il terreno era scosceso, l’aria malsana e i tre amici

avevano una grande voglia di trovare la chiave che

avrebbe aperto il cassettone alla Villa dei Mille Misteri.

Quando scese la sera, i tre amici si fermarono e

tornarono alla loro capanna. Il giorno dopo si

svegliarono presto per poter esplorare il più possibile.

La giornata trascorse tranquilla, fin quando alla sera,

andando verso la capanna, Alice non notò una luce

all’orizzonte. Disse: «Ragazzi, guardate! C’è una luce

in lontananza». Risposero: «Noi non vediamo nulla, e

poi siamo stanchissimi». E quindi, i tre andarono a

dormire.

Nei giorni che seguirono, Alice non riusciva a pensare

ad altro che alla luce vista qualche sera prima. Ogni

volta che la sera tornavano verso la capanna, lo sguardo

di Alice cadeva sempre sulla luce che ogni notte

squarciava il buio del bosco di Nesba, finché un giorno

disse ai suoi compagni di viaggio: «Io voglio scoprire

da dove proviene quella luce. Domani sera andremo

verso la luce». Dario e Francesco annuirono. La sera

successiva, il gruppo lasciò la capanna per andare a

vedere da dove provenisse la luce.

Quando scese il buio, puntuale la luce appariva come

ogni giorno. I tre amici la notarono e iniziarono a

dirigersi verso di essa. Più si dirigevano verso la luce,

più riuscivano a vedere cosa nascondesse la luce. Quando arrivarono vicinissimi al bagliore, scoprirono

che questo proveniva da una casa in mezzo al bosco.

Era una casa coperta di edera sulle mura, il fango

faceva da giardino e del fumo usciva dal camino.

Ad un certo punto, la porta si spalancò e ne uscì un

uomo molto basso. Presentava gambe molto corte,

ricoperte da peli neri, le braccia erano ruvide, con delle

cicatrici che segnavano la pelle, la faccia era piena di

brufoli, alternate a grandi macchie rosse.

Iniziò a parlare: «Salve, sono Kemi. Cosa ci fate qua?

Vi siete persi?» Risposero gli amici: «Salve Kemi,

siamo venuti nel bosco di Nesba per cercare una chiave

che dovrebbe aprire un cassettone di una villa. Ne sai

qualcosa?» «Entriamo - continuò lui - e poi parleremo.»

Entrarono quindi nella casa dello gnomo Kemi.

All’interno la casa era spaziosa, aveva un soggiorno

accogliente e vicino alla cucina c’era un altro gnomo

che nessuno aveva notato. Disse Kemi: «Vi presento

mio figlio Anakin. È un grande amante delle avventure,

e ha sempre giocato a fare l’eroe nel bosco». Rispose

Dario: «Ci servirebbe uno che conosca il bosco, così

non rischieremo di perderci». Continuò Alice: «Mi sembra un'ottima idea, Dario. Vorresti venire con noi,

Anakin?» Rispose Anakin: «Mi piacerebbe molto

venire con voi, ma non so se a mio padre va bene.

Posso, padre?» Kemi disse: «Ormai sei grande figliolo.

Non sarò io a impedirti di fare quello che ti piace».

Anakin corse ad abbracciare suo padre. Alice disse che

partiranno alla ricerca della chiave domani mattina.

La mattina dopo, il gruppo era pronto a partire.

Uscirono dalla casetta di Kemi, e iniziarono a cercare

da una piccola altura lì vicino. Sull’altura sorgeva una

casa abbandonata ricoperta da edera e foglie secche.

La casa aveva le mura costruite in pietra ma con il

tempo avevano iniziato ad erodersi. I ragazzi entrarono

dentro. All’interno, le travi che sorreggevano i vari

piani erano spaccate. Il gruppo si divise e iniziarono a

cercare tra i vari piani. Cercarono per un paio d’ore, ma

alla fine la ricerca non aveva prodotto risultati. Disse

Dario: «Per oggi può anche bastare, torniamo a casa».

Acconsentirono tutti. L’indomani, i ragazzi chiesero a

Kemi se sapesse se c’erano dei posti dove avrebbe

potuto esserci la chiave. Rispose che vicino alla sua

casa c’era una grotta a cui nessuno osava avvicinarsi. Disse che solo una persona entrò in quella grotta, ma

non lo hai mai visto uscire. Disse Alice: «Non promette

bene, ma dobbiamo entrare dentro se vogliamo sperare

di trovare la chiave. Ci entreremo domani».

L’indomani, i quattro ragazzi si svegliarono presto per

avere più tempo per esplorare la grotta. Quando la

raggiunsero, l’area attorno era molto diversa: si era

alzato il vento, il Sole era andato via e una scia rossa

segnava l’ingresso.

I ragazzi deglutirono contemporaneamente. Decisero

di entrare con calma. Appena furono dentro, l’aria si

fece fredda e alcune gocce di condensa cadevano dal

soffitto, bagnando la roccia sottostante. I ragazzi si

addentrarono di qualche passo dentro alla grotta. Ad

ogni passo che facevano, i ragazzi cominciavano a

vedere sempre meno. Dopo un paio d’ore di

esplorazione della grotta, Alice notò una scia rossa e

disse: «Questa è la stessa scia che abbiamo visto prima

di entrare, e mi sembra sangue! Dobbiamo scoprire da

chi proviene questo sangue. Potrebbe essere il sangue

del ragazzo di cui parlava Kemi. Dobbiamo subito

iniziare a cercare».
Ormai erano passate tante ore da quando erano entrati

nella grotta, e i ragazzi erano molto stanchi, quindi

decisero di fermarsi a dormire per la notte. Accesero un

falò per riscaldarsi e si addormentarono sui primi sassi

che trovarono. L’indomani, quando tutti si svegliarono,

ripresero subito ad esplorare la grotta in cerca di nuovi

indizi sulla scia di sangue sul terreno. Arrivarono a un

punto della grotta che non avevano mai visto: il soffitto

era costellato di stalattiti molto appuntite e un terreno

sopraelevato si stagliava sopra i quattro ragazzi.

Non sapendo cosa ci fosse sopra, decisero che sarebbe

stato meglio raggiungerlo ed esplorarlo. Quando

raggiunsero l’altopiano, ad attenderli trovarono un

essere che non si sarebbero mai immaginati:

c’era un gigantesco aracnide. Al posto dei piedi aveva

otto serpenti super velenosi, la testa era tappezzata di

macchie di sangue. L’aracnide urlò, sputando bava dalla

bocca. Aveva anche degli artigli molto affilati.

I ragazzi estrassero dei coltelli presi dalla casa di Kemi,

e attaccarono. Si divisero in due gruppi: uno andava a

destra, mentre l’altro a sinistra.
Attaccò anche il ragno. Si diresse verso Dario e Alice,

che si erano buttati verso sinistra. L’aracnide cercò di

colpire Alice con gli artigli. Con un'agile scatto, lei

evitò il colpo. Con grande furbizia, Dario, che era

rimasto un po’ più indietro, aspettò che il ragno

attaccasse per sferrare un fendente nella pancia

dell’aracnide. Urlò fortissimo. Dal soffitto della grotta

caddero delle stalattiti, che si ruppero al contatto con il

suolo. Dalla pancia del ragno uscì un liquido giallastro.

Ma il ragno non demorse e contrattaccò. Si diresse

verso Alice e la colpì con i suoi artigli. Alice cadde a

terra. Dario corse a vedere come stava, ma scoprì che

lei aveva un grosso taglio nella coscia sinistra.

Dario, vedendo il taglio profondo, si arrabbiò ancora di

più con il ragno. Attaccò con tutta la rabbia accumulata

e sferrò un fendente che colpì il ragno proprio al centro

del suo cuore. Il ragno cadde a terra, con il suo corpo

ormai senza vita.

Dario corse da Alice, e la trovò con la gamba sinistra

tutta insanguinata.

Dario disse: «Come stai? Ti fa tanto male la gamba?»

Rispose Alice: «No, è tutto apposto, ma non riesco a

camminare, mi puoi portare fuori?» Dario disse di si.

Tra sé e sé pensò di non aver mai visto Alice così bella

come adesso, che aveva i capelli scombinati e i vestiti

sporchi.

Nel mentre che Alice e Dario combattevano, Francesco

e Anakin si erano diretti verso la tana del ragno.

Chiamarono a gran voce i loro amici: «Ragazzi,

guardate che cosa abbiamo trovato!» E indicarono

verso l’alto. In mezzo a una ragnatela c’era un oggetto

che luccicava: era la chiave che stavano cercando! I

ragazzi esultarono di gioia. Anakin recuperò la chiave e

disse: «Ora possiamo finalmente uscir…» Dario lo

interruppe e continuò: «No, prima devo fare un’ultima

cosa!» E detto questo, baciò Alice. Francesco e Anakin

trattennero il fiato. Alice era confusa, ma alla fine si

lasciò andare al bacio di Dario. Dopo di ciò, i ragazzi

uscirono dalla grotta in direzione della Villa dei Mille

Misteri.

Quando arrivarono alla villa, i quattro ragazzi corsero

dentro fino al cassettone che tanto li aveva fatto

soffrire.
Erano molto in ansia, la chiave sarà quella giusta?

Quando misero la chiave dentro alla serratura, cigolò,

ma quando Francesco la girò, questa aprì il cassettone.

Anakin, con grande emozione, tirò la maniglia del

cassettone. Al suo interno c’era un libro e un foglio di

carta stropicciato. Il titolo del libro era “La leggenda

dei Piani di Remantur”. Il foglio di carta conteneva una

lettera che diceva:

“Se i piani di Remantur volete affrontare,

molto bene vi dovrete preparare.

Distruzione e morte troverete,

la pace voi riporterete.”

Quando tutti ebbero finito di leggere la lettera,

all’interno della villa calò il silenzio. Il primo a

romperlo fu Dario, che disse: «Ragazzi, mi sa che qui

abbiamo un’altra missione da svolgere. Andiamo a

combattere i piani di Remantur».

E detto questo, i ragazzi uscirono dalla villa verso una

nuova avventura.

Verso la Villa dai Mille Misteri testo di Cristiano Troian
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