Fu presto mattina. Il sole, sorto da più di un'ora, si rifletteva caldo sul volto ovale del signor Nori, mentre davanti allo specchio cominciava ad infilarsi la camicia e il pantalone grigio scuro che gli piaceva tanto. Doveva essere uno dei regali del natale passato. Aveva appena infilato la cravatta, e con il gesto deciso della mano, dopo aver fatto il nodo, la strinse forte al collo. Il sole batteva ancora; Nori tirò fuori dalla giacchetta un pettine e lo portò sui capelli. Li trafisse. Quei tipici capelli di vecchio si modellarono subito a contatto col pettine: unti e bisunti li sistemò schiacciandoli all'indietro.
Aveva settant'anni, e il viso più che il suo corpo, ne portava la conferma. Egli prese il giacchetto e lo infilò, poi fece due passi, aprì un cassetto e tirò fuori la fotografia della moglie. La baciò. Sussurrò poi qualche parola, del tipo: '' Ti raggiungerò presto '' o altre cose simili. Nori uscì fuori dalla casa, se poi casa si poteva chiamare. Un piccolo monolocale angusto che aveva preso in affitto dopo la morte della moglie. Scese i scalini del condominio con passo dinoccolato, le sue gambe parevano essere distanti l'una dall'altra come se assomigliassero a zampe di cane zoppo. Finalmente uscì dal portone; un profumo di carne alla brace lo colpì, poi si mise in cammino e cominciò a fischiettare. Arrivò alla macchina. Prese le chiavi e aprì lo sportello; entrò al posto del passeggero. Stette seduto per cinque minuti, poi passò al posto di guida. Mise la freccia e uscì.
Svoltò per Piazza Bologna, poi discese una strada verso sinistra. Una scorciatoia. Arrivò al piazzale del Verano e parcheggiò, uscì dalla macchina e si diresse verso un fioraio: Comprò dei gigli e delle rose. Tornò in macchina e si mise seduto sul posto del passeggero: fece il segno della croce.
Finalmente era arrivato alla tomba della moglie e poggiò le margherite dentro il vasetto apposito. Baciò la fotografia, identica a quella che aveva a casa. Poi disse:
- Cosa ci ha diviso? Non voglio sentire le solite risposte retoriche: E' stato il male, la sorte, e cose del genere. Voglio che per una volta mi si dica la verità.
Nori prese a piangere, si pulì le lacrime dalla pelle raggrinzita con un fazzoletto di stoffa che aveva in tasca. Alzò la testa, e vide che vicino a lui, a fissare il loculo di una donna giovane, c'era un ragazzino che avrà avuto si e no dodici anni. Gli sorrise.
- Sei solo?
- No.
- E allora con chi?
- Con mia madre, non vede?
Allora Norì si fece un poco vicino al ragazzo, quasi lo sfiorò con la spalla. Erano tutti e due in ginocchio visto che l'ubicazione dei loro morti si trovava a raso terra, poi Nori riprese a parlare:
- Ma chi ti ha accompagnato?
- Nessuno. Sono venuto da solo con l'autobus. Il 63.
- Credi che ci sentano?
- Si. E pure se non ci sentissero va bene, almeno ne abbiamo il ricordo.
Il ragazzo aveva occhi blu e capelli neri. Vestito con dei pantaloncini corti se li era sporcati chinandosi in ginocchio, e questo Nori lo aveva notato. Egli tirò fuori il fazzoletto dalla solita tasca e lo passò sugli occhi del ragazzino i quali avevano emesso alcune lacrime.
- E papà?
- Anche lui è morto.
- Sai, anche il mio.
- Si, ma tu sei un vecchio.
Sorrise e lanciò un'occhiata svelta alla foto della moglie. Per un attimo pensò di averla vista sorridere e piangere contemporaneamente. Agitò le spalle al ragazzino, il quale se ne stava con i palmi delle mani unite e a singhiozzare. La eco del pianto si fece sentire e pareva quasi di stare dentro un film horror, sapete, uno di quelli in cui ci sono i bambini che piangono ma che poi, quando si girano, mostrano le zanne e gli artigli.
Nori si alzò e chiese al ragazzo se volesse andare con lui. Rispose di si.
Al ristorante presero due piatti di carbonara e li mangiarono, assomigliavano a due cani randagi di città. Ordinarono altri due piatti e mangiarono anche quelli. Nori aveva preso anche una bottiglia di vino e l'aveva messa dentro il cappotto, ma il cameriere lo vide e gli disse di consumarla nel ristorante. Non capì il perché. Finirono completamente di mangiare e a questo punto, dopo pochissimi cenni e sguardi, il ragazzino disse:
- Grazie.
- Solo grazie? Un bacio non lo dai?
- Un bacio?
- Un bacio a questo nonno.
- Ahahhaha
- va bene.
Il ragazzino baciò Nori sulla guancia. Poi Nori disse che se gli avesse detto la via di casa sua lo avrebbe portato lì sotto. Il ragazzino gliela disse e Nori lo accompagnò.
Erano sotto casa e Nori gli disse di fargli un piacere: Di mettersi per un attimo al posto di guida, di scambiarsi di posto. Allora egli si mise al posto di guida e il vecchio si posizionò sul posto dei passeggeri; il ragazzino esaminò il volante, capì che era fatto di pelle. Nori invece fissava dinanzi il nulla.
- Domani cosa fai?
- Domani per me è un giorno felice, o forse no. Finalmente saprò se sarò ammesso o bocciato.
- Bene.
- Tu invece?
- Non lo so. Adesso va!
Il ragazzino scese dalla macchina e cominciò a camminare verso il cancello del proprio appartamento. Nori si accorse che nel sedile posteriore erano rimaste alcune rose, le prese e corse incontro al ragazzino. Si chinò e gliele diede. Passò una delle sue mani rugose contro i capelli del ragazzo, lo salutò.
Il giorno dopo alle ore dodici il ragazzino aveva visto i quadri dove c'era scritto: ammesso. Nella stessa ora, nella chiesa non tanto distante dalla scuola, si stavano svolgendo i funerali del Signor Nori.
Il signor Nori testo di riccardo andreani