Il signor Nori

scritto da riccardo andreani
Scritto 12 anni fa • Pubblicato 12 anni fa • Revisionato 12 anni fa
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Esercizio quasi minimalista.
- Nota dell'autore riccardo andreani

Testo: Il signor Nori
di riccardo andreani

Fu presto mattina. Il sole, sorto da più di un'ora, si rifletteva caldo sul volto ovale del signor Nori, mentre davanti allo specchio cominciava ad infilarsi la camicia e il pantalone grigio scuro che gli piaceva tanto. Doveva essere uno dei regali del natale passato. Aveva appena infilato la cravatta, e con il gesto deciso della mano, dopo aver fatto il nodo, la strinse forte al collo. Il sole batteva ancora; Nori tirò fuori dalla giacchetta un pettine e lo portò sui capelli. Li trafisse. Quei tipici capelli di vecchio si modellarono subito a contatto col pettine: unti e bisunti li sistemò schiacciandoli all'indietro.
Aveva settant'anni, e il viso più che il suo corpo, ne portava la conferma. Egli prese il giacchetto e lo infilò, poi fece due passi, aprì un cassetto e tirò fuori la fotografia della moglie. La baciò. Sussurrò poi qualche parola, del tipo: '' Ti raggiungerò presto '' o altre cose simili. Nori uscì fuori dalla casa, se poi casa si poteva chiamare. Un piccolo monolocale angusto che aveva preso in affitto dopo la morte della moglie. Scese i scalini del condominio con passo dinoccolato, le sue gambe parevano essere distanti l'una dall'altra come se assomigliassero a zampe di cane zoppo. Finalmente uscì dal portone; un profumo di carne alla brace lo colpì, poi si mise in cammino e cominciò a fischiettare. Arrivò alla macchina. Prese le chiavi e aprì lo sportello; entrò al posto del passeggero. Stette seduto per cinque minuti, poi passò al posto di guida. Mise la freccia e uscì.



Svoltò per Piazza Bologna, poi discese una strada verso sinistra. Una scorciatoia. Arrivò al piazzale del Verano e parcheggiò, uscì dalla macchina e si diresse verso un fioraio: Comprò dei gigli e delle rose. Tornò in macchina e si mise seduto sul posto del passeggero: fece il segno della croce.
Finalmente era arrivato alla tomba della moglie e poggiò le margherite dentro il vasetto apposito. Baciò la fotografia, identica a quella che aveva a casa. Poi disse:
- Cosa ci ha diviso? Non voglio sentire le solite risposte retoriche: E' stato il male, la sorte, e cose del genere. Voglio che per una volta mi si dica la verità.
Nori prese a piangere, si pulì le lacrime dalla pelle raggrinzita con un fazzoletto di stoffa che aveva in tasca. Alzò la testa, e vide che vicino a lui, a fissare il loculo di una donna giovane, c'era un ragazzino che avrà avuto si e no dodici anni. Gli sorrise.
- Sei solo?
- No.
- E allora con chi?
- Con mia madre, non vede?
Allora Norì si fece un poco vicino al ragazzo, quasi lo sfiorò con la spalla. Erano tutti e due in ginocchio visto che l'ubicazione dei loro morti si trovava a raso terra, poi Nori riprese a parlare:
- Ma chi ti ha accompagnato?
- Nessuno. Sono venuto da solo con l'autobus. Il 63.
- Credi che ci sentano?
- Si. E pure se non ci sentissero va bene, almeno ne abbiamo il ricordo.
Il ragazzo aveva occhi blu e capelli neri. Vestito con dei pantaloncini corti se li era sporcati chinandosi in ginocchio, e questo Nori lo aveva notato. Egli tirò fuori il fazzoletto dalla solita tasca e lo passò sugli occhi del ragazzino i quali avevano emesso alcune lacrime.
- E papà?
- Anche lui è morto.
- Sai, anche il mio.
- Si, ma tu sei un vecchio.
Sorrise e lanciò un'occhiata svelta alla foto della moglie. Per un attimo pensò di averla vista sorridere e piangere contemporaneamente. Agitò le spalle al ragazzino, il quale se ne stava con i palmi delle mani unite e a singhiozzare. La eco del pianto si fece sentire e pareva quasi di stare dentro un film horror, sapete, uno di quelli in cui ci sono i bambini che piangono ma che poi, quando si girano, mostrano le zanne e gli artigli.
Nori si alzò e chiese al ragazzo se volesse andare con lui. Rispose di si.






Al ristorante presero due piatti di carbonara e li mangiarono, assomigliavano a due cani randagi di città. Ordinarono altri due piatti e mangiarono anche quelli. Nori aveva preso anche una bottiglia di vino e l'aveva messa dentro il cappotto, ma il cameriere lo vide e gli disse di consumarla nel ristorante. Non capì il perché. Finirono completamente di mangiare e a questo punto, dopo pochissimi cenni e sguardi, il ragazzino disse:
- Grazie.
- Solo grazie? Un bacio non lo dai?
- Un bacio?
- Un bacio a questo nonno.
- Ahahhaha
- va bene.
Il ragazzino baciò Nori sulla guancia. Poi Nori disse che se gli avesse detto la via di casa sua lo avrebbe portato lì sotto. Il ragazzino gliela disse e Nori lo accompagnò.







Erano sotto casa e Nori gli disse di fargli un piacere: Di mettersi per un attimo al posto di guida, di scambiarsi di posto. Allora egli si mise al posto di guida e il vecchio si posizionò sul posto dei passeggeri; il ragazzino esaminò il volante, capì che era fatto di pelle. Nori invece fissava dinanzi il nulla.
- Domani cosa fai?
- Domani per me è un giorno felice, o forse no. Finalmente saprò se sarò ammesso o bocciato.
- Bene.
- Tu invece?
- Non lo so. Adesso va!
Il ragazzino scese dalla macchina e cominciò a camminare verso il cancello del proprio appartamento. Nori si accorse che nel sedile posteriore erano rimaste alcune rose, le prese e corse incontro al ragazzino. Si chinò e gliele diede. Passò una delle sue mani rugose contro i capelli del ragazzo, lo salutò.

Il giorno dopo alle ore dodici il ragazzino aveva visto i quadri dove c'era scritto: ammesso. Nella stessa ora, nella chiesa non tanto distante dalla scuola, si stavano svolgendo i funerali del Signor Nori.








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