Strappo la pace dalle tue mani,
spezzo il silenzio con un urlo,
odio che pulsa come tamburo,
che avvelena la terra e il cielo.
Occhi come spade,
lingua di veleno,
ogni passo suona come guerra.
Non c’è tregua nel petto,
solo un incendio che divora.
Costruisco muri con i miei pensieri,
torri di ferro, catene di rancore.
Il tuo nome è cenere sulla mia lingua,
una ferita che non vuole guarire.
Il mondo si piega,
fiamme lo avvolgono,
mentre il mio odio cresce,
più forte del giorno,
più oscuro della notte.