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Premetto che il sig. Feresetti aveva presentato in Comune una richiesta di voler cancellare la propria dichiarazione in merito ad una certa questione.
L’Ufficiale del Comune, tale perito Rusconi, espletata la solita perigliosa procedura, aveva il compito di consegnare al Feresetti la documentazione a comprova della cancellazione.
Ecco il resoconto della telefonata di rito con cui il Rusconi ha avvisato il Feresetti del felice esito del procedimento.
“Sì, pronto?”
“Pronto, buongiorno, parlo con il sig. Augusto Feresetti?”
“Sì, sono io, in persona, chi parla prego?”
“Buongiorno sig. Feresetti, la chiamo dal Comune di Etuttovaben, io sono il perito scelto ufficiale pubblico Rusconi.”
“Ah, bene, molto bene, finalmente, è per via della cancellazione che avevo…”
“La sto chiamando, sig. Feresitti, in merito a quella richiesta di cancellazione circa la sua dichiarazione inerente la volontà di …”
“Sì, sì, d’accordo, la stavo aspettando, allora come possiamo…?”
“Stavo dicendo, sig. Feresetti, che la chiamata ha ad oggetto la volontà che lei ha espresso con nota protocollata in data trenta febbraio; adesso le do il numero d’acquisizione al sistema di protocollazione, un attimo prego…”
“Guardi, d’accordo, va bene così, devo venire a ritirare la documentazione, giusto?”
“Protocollo numero 3456/123 del trenta febbraio, istruttore ricevente sig. Senzaltro, istruttore qualificato alla trattazione sig. Magari, decisore il sottoscritto perito Rusconi. Adesso dovrei leggerle tutta la trafila procedimentale, ha mica carta e penna?”
“Guardi, veramente, non si preoccupi, a me basta…”
“La carta e penna, sig. Feresatti, non ne ha? Se lo desidera gliela faccio recuperare: non c’è problema, io posso aspettarla, almeno qualche minuto…”
“Non credo mi serva… mi dica pure, o anche no, insomma io dovrei venire a ritirare la documentazione, giusto?”
“Le stavo dicendo che lei ha depositato una richiesta di cancellazione circa la sua dichiarazione inerente la volontà intesa ad annullare l’intento a voler sanare la pratica in materia di Chennesò. Le ripeto il protocollo, n…”
“Senta! Mi può dire quando posso venire?”
“Se mi continua ad interrompere, sig. Felesani, mi sarà impossibile completare l’informativa. Abbia pazienza. Allora, il protocollo della richiesta di cancellazione è il numero 3456/123 del trenta febbraio. Il protocollo circa la sua dichiarazione intesa ad annullare è il numero 44445/321 del trentadue dicembre, ecco adesso ho la schermata completa, lo sa, non sempre io posso vedere tutto, a volte sì a volte no, ma le sembra modo di lavorare?”
“Io non ho tempo, può arrivare al dunque per cortesia? Mi capisce, sig…, sig…?”
“Non condivido la sua perplessità, lei sta seguitando a parlare con il perito scelto ufficiale pubblico Rusconi e questo è il Comune di Etuttovaben.”
“Io non ce la faccio più, mi può mandare tutto via mail?”
“Stavo completando l’informativa, sig. Fenisani, mi scusi, ma lei è il sig. Augusto Ferisani?”
“No, ecco, vede, c’è un errore, io sono Feresetti, sono Augusto Feresetti. Non so chi sia questo Ferisani.”
“Un attimo che mi si apre un’altra schermata… Dovrei chiedere a Magari, non vorrei ci fosse un qualche errore.”
“Siete aperti oggi, vengo oggi?”
“Oggi sono aperte tante schermate, sì, un attimo che controllo…”
“Sig. Rusconi, la prego, mi dica, io non ho più tempo. Posso venire?”
“Senzaltro! Senzaltro!”
“Oh, bene, che sollievo, quindi vengo oggi a ritirare la mia documentazione, ok, a che ora?”
“Senzaltro, Senzaltro!”
“Lei è molto gentile, sig. Rusconi.”
“Mi spiace, il collega Senzaltro non risponde. Avrà senz’altro altro da fare. Ma le pare il modo di…?”
“Ma guardi, che ne so, magari avrà avuto da fare di meglio.”
“In effetti, nemmeno Magari risponde. In verità dovrei verificare le sue generalità…”
“Intende, le mie o quelle di Magari?”
“Le sue, le sue, del sig. Felisari, mi corre l’obbligo di sospendere l’informativa…”
“Guardi che io sono davvero Feresetti. E lei, è davvero Rusconi?”
“Ma che fa, non si starà mica prendendo gioco di un pubblico ufficiale? E certo che sono Rusconi, vede, c’è scritto sulla mia schermata…”
“Non la vedo la sua schermata, e come faccio… Scusi, le dicevo, la documentazione me la può mandare tutta via mail, che così risolviamo alla bell’e meglio…?”
“Non è così semplice, la mail dev’essere certificata, sig. Filimani, e poi occorre aprire una nuova procedura, ci vogliono almeno dodici passaggi e non so quante schermate, senza contare l’autorizzazione della sede centrale (noi siamo un ufficio distaccato qui, eh), e senza contare il nulla osta del Dirigente, e senza contare che Magari dovrebbe occuparsene, è lui lo specialista della procedura, e senza contare…”
“Io non voglio contare, io vorrei solo ricevere la mia documentazione…ne ho diritto…”
“Mi perdoni sig. Fenelari, se non mi lascia finire come faccio a spiegarle tutto…La verità è che le procedure via mail sono molto complesse, noi le sconsigliamo, ma poi deve decidere il cittadino eh, è nel suo diritto”
“Io ho diritto, sig. Ruscone…”
“E poi, con tutte queste interruzioni non le ho nemmeno completato l’informativa. Senza aver completato l’informativa non è possibile avviare la pratica di restituzione della documentazione, mi capisca, vede, la schermata non lo permette…”
“Io vado diritto, Riscone…”
“Mancava in effetti la pratica di sanatoria della pratica in materia di Chennesò: è il protocollo n. 25788/333 del venticinque … ma, manca il mese, o meglio non è che manca, è la schermata che non lo riporta, il mese. Non è mai successa una cosa del genere. Le dico la verità che adesso non saprei come fare…”
“L’ufficio è aperto, mi scusi…? Per il suo ufficio devo andare diritto…?”
“Comunque oggi mi trova in buona giornata, sig. Fantisari, le dico anche della pratica originaria, quella madre intendo, la pratica da cui tutto ha inizio in materia di Chennesò. Il protocollo è il numero 03357/222 del giorno trentatré aprile. Che strano, il ricevente non era Senzaltro. E come mai?”
“Se dice a me, non saprei… Quindi se vengo adesso in ufficio, trovo solo lei, giusto?”
“Non è una cosa da sottovalutare questa, sig. Fantalari, il ricevente della pratica di Chennesò non è registrato, e non si trova da nessuna parte, né su questa schermata né sulle altre. Questa è una causa di nullità. Potrebbe essere tutto nullo, mi capisce? Non solo la sua richiesta di cancellazione, che è l’ultima in ordine temporale e giuridico, ma anche la sua dichiarazione inerente la volontà intesa ad annullare, che è la penultima, e nondimeno la pratica volta alla sanatoria, che è la terzultima, e non da ultimo la pratica madre, quella in materia di Chennesò, che è la quartultima… Mi capisce?”
“E io che ne so?”
“Mi perdoni, il mio sig. Fantasticari, il problema è anche il merito…”
“Il merito di chi?”
“Il merito della pratica di Chennesò. Intendo, per un sano annullamento occorrerebbe entrare nel merito di quella pratica. Io da qua non lo vedo, la schermata non me lo permette. Ma lei lo sa benissimo: lei cosa aveva chiesto con la pratica di Chennesò?”
“Io non ho chiesto niente, lo giuro.”
“Possibile che non abbia chiesto niente, sig. Ferdinandi? Non ce la saremmo mica inventata tutta, questa pratica? Si rende conto che madornale impiego di risorse pubbliche va per gestire pratiche del genere? Pratiche di questa importanza?”
“L’unica cosa che importa è andare diritti.”
“Purtroppo ho una brutta notizia per lei, sig. Feresetti, il mio orario di lavoro si è concluso e devo astenermi dal lavorare. Mi creda, io vorrei aiutarla ma non mi è consentito fare straordinari: non ce li pagano e se lo fanno, lo fanno male e tardi. Non le sto a dire tutta la storia che c’è dietro, non vorrei tediarla. Mi spiace ma dovremmo sentirci domani per avviare la pratica di annullamento, sarà una cosa lunga.”
“Lo immagino, ma scusi lei lavora in Piazza della Burocrazia, n. 1?”
“Avrò bisogno del suo Spid, del suo Link, del suo Blitz.”
“Qua fuori dalla porta c’è scritto: perito Rusconi, ufficio Chennesò”
“Che dice? Sì, è il mio ufficio ma io ho terminato il turno e poi di regola ricevo solo al telefono, mi spiace… Allora, le dicevo del suo Blitz…”
La porta si aprì facilmente, bastò un calcio ben assestato.
Il perito Rusconi non ci mise molto a morire.
La morte è sempre uguale, anche al di fuori dell’orario di servizio.